Il Superuovo

31 anni fa moriva Sandro Pertini: ripercorriamone la vita attraverso il film “Il giovane Pertini”

31 anni fa moriva Sandro Pertini: ripercorriamone la vita attraverso il film “Il giovane Pertini”

Conosciuto anche come “il Presidente della Repubblica più amato”, Sandro Pertini si è impegnato nella la concretizzazione degli ideali di libertà e giustizia, fattori che divennero centrali anche nella sua carica presidenziale.

La lotta contro la tirannide fascista, gli anni di reclusione, l’amore per la libertà contro ogni forma di oppressione illegittima, le mobilitazioni clandestine. Elementi che caratterizzano quella che è divenuta una delle icone della rinascita italiana a seguito del ventennio mussoliniano. Ripercorriamo le fasi cruciali della vita di Sandro Pertini.

I primi anni e l’avvicinamento al mondo politico

Alessandro Giuseppe Antonio Pertini, noto generalmente come Sandro Pertini, nacque a Stella San Giovanni (collocata nella provincia di Savona) il 25 settembre 1896 da una famiglia relativamente agiata, che doveva la sua collocazione sociale all’occupazione del padre Alberto Gianandrea Pertini come proprietario terriero. Intraprese prima gli studi presso il collegio dei Salesiani di Varazze e poi il Liceo “Gabriello Chiabrera” di Savona. Qui ebbe il primo stimolo verso l’ideologia socialista, in quanto ebbe come professore di filosofia Adelchi Baratono, socialista collaboratore presso il periodico italiano Critica Sociale di Filippo Turati, un ruolo che ottenne egli stesso successivamente. Quando poi iniziò la Prima Guerra Mondiale, Sandro venne chiamato a rivestire il ruolo di soldato e partecipò ad alcuni momenti cruciali nel suo sviluppo, compresa la Battaglia di Caporetto. A seguito del conflitto si avviò nel percorso universitario ottenendo prima il titolo di laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Genova, poi quello in Scienze Politiche all’Università di Firenze. Intanto, nel 1918 si iscrisse al Partito Socialista Italiano (PSI) e cominciò a muovere i primi passi nel panorama dell’attivismo politico, che cominciò a mostrarlo agli occhi del potere fascista come “figura scomoda” già dall’insediamento del potere autoritario, rappresentato dalla Marcia su Roma avvenuta nel 1922 che Pertini criticò fortemente.

La lotta al fascismo, la clandestinità e la prigionia

Uno degli strumenti di cui Pertini fece uso per mobilitare i cittadini all’opposizione contro le barbarie fasciste fu la propaganda tramite stampa clandestina. In tale periodo difatti, la stampa era controllata in modo stringente dal regime, dunque ogni voce contraria a Mussolini e al suo operato poteva sperare di trovare diffusione solo tramite vie al tempo dichiarate illegali. Fu con la diffusione dell’opuscolo intitolato “Sotto il barbaro dominio fascista” che venne aperto il periodo della detenzione: nel documento infatti, non solo vennero esposte aspre critiche verso il potere fascista, ma venne anche affermata la responsabilità della monarchia nell’aver aperto le porte e aver permesso il consolidamento di tale struttura dittatoriale, denunciando inoltre l’omicidio di Giacomo Matteotti. Per tale atto,  il 3 giugno 1925, Sandro venne condannato al pagamento di una sanzione e a 8 mesi di carcere. Nell’autunno del 1926 poi, venne condannato al confino di polizia per cinque anni, una decisione motivata dall’entrata in vigore delle Leggi eccezionali fasciste (note anche come “Leggi fascistissime“). L’animo di Pertini non venne spezzato, come narrato nel film “Il giovane Pertini” (1993), dove emerge chiaramente la forza d’animo che lo caratterizzò nella sua dedizione allo scontro con ogni abuso di potere. Il suo attivismo non riuscì quindi ad essere placato, difatti decise di impegnarsi in termini ancora più decisi, collaborando con Carlo Rosselli alla pianificazione dello spostamento di Filippo Turati (figura di spicco del Partito Socialista Italiano e fortemente osteggiato dal regime) in Corsica. Incorse così in un’ulteriore condanna, questa volta per contumacia, e decise prima di rimanere al fianco di Turati, poi di spostarsi in Francia (sebbene con difficoltà e dolore, come raccontato nella pellicola). Qui riuscì ad usufruire di un dispositivo di radiotrasmissione per incoraggiare i suoi concittadini ad opporsi a propria volta contro il fascismo, ma venne scoperto dalle autorità francesi e dovette scontare un ulteriore mese di detenzione. Nel marzo del 1929 decise di tornare nel proprio paese per portare avanti in prima linea la sua attività antifascista e arricchì i contatti con Ernesto Rossi, ma venne riconosciuto e nel novembre dello stesso anno fu condannato dal Tribunale Speciale a dieci anni di carcere per le attività svolte all’estero, per le attività clandestine affiancate dalla falsificazione dei documenti e per aver cercato di compromettere la reputazione dello Stato e dei suoi vertici. Scontò la sua pena prima a Santo Stefano, poi a Turi (dove conobbe Antonio Gramsci), successivamente nell’isola di Pianosa (dove come esposto nel film rifiutò la domanda di grazia inoltrata dalla madre al Tribunale Speciale) e poi a Ventotene, dove vennero confinati altri antifascisti, tra cui proprio Ernesto Rossi. Costellato da peggioramenti del suo stato di salute e da scioperi della fame per simboleggiare l’opposizione allo status quo istituzionale, il periodo di detenzione si concluse solo nel 1944, quando a seguito del rinnovamento della condanna al momento della scadenza di quella precedente e grazie alla mobilitazione dei partigiani che gli permisero di lasciare il penitenziario di Regina Coeli, Pertini riuscì a tornare alla tanto agognata libertà.

Il dopoguerra: il ruolo politico, la partecipazione all’Assemblea Costituente e la carica di Presidente della Repubblica

Dopo la chiusura del cupo capitolo della Seconda Guerra Mondiale e del potere fascista, Sandro continuò la sua attività politica, diventando prima segretario del Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP) nel 1945 e poi entrando a far parte dell’Assemblea Costituente il 2 giugno 1946. Fu proprio in questa seconda sede che volle sottolineare l’importanza dei valori che motivarono le sue attività e il fervente desiderio di edificare uno Stato nuovo, ricordando tutti coloro che avevano messo a rischio o avevano perso la vita per permettere una rinascita.

“Dietro ogni articolo della Carta Costituzionale stanno centinaia di giovani morti nella Resistenza. Quindi la Repubblica è una conquista nostra e dobbiamo difenderla, costi quel che costi.”

La carriera politica proseguì con l’ottenimento di cariche sempre più prestigiose, come la Presidenza della Camera dei Deputati (prima nel 1968 e successivamente riconfermata nel 1972), fino a divenire Presidente della Repubblica nel 1978 ottenendo 832 voti su 995. Tale ruolo divenne il simbolo di una vita dedicata all’ottenimento di libertà, giustizia, dititti ed equità, motivo per il quale viene spesso ricordato come “Il Presidente degli Italiani“.

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