Il Superuovo

19 Settembre 1985: muore Italo Calvino, lo scrittore de “Le Città Invisibili”

19 Settembre 1985: muore Italo Calvino, lo scrittore de “Le Città Invisibili”

Il 19 Settembre del 1985 muore Italo Calvino, il famoso scrittore de “Le Città Invisibili”

Quanti sono gli italiani che vivono in metropoli, campagna e città medie

Nato il 15 Ottobre del 1923, Calvino è contraddistinto da un forte impegno politico, letterario e culturale. Il 19 Settembre si celebra l’anniversario della sua morte: quali sono state le tappe e gli avvenimenti più importanti nella sua vita e nella sua carriera?

 

Un giovane Calvino

Italo Calvino comincia la sua carriera di scrittore durante la prima metà del Novecento. Quegli anni sono contraddistinti da un forte fermento letterario, così come i successivi e il tempo del suo impego coincide sia con il Neorealismo che con il Postmoderno. Sebbene Calvino sia stato in grado di entrare in contatto con entrambi i movimenti letterari, ha sempre mantenuto un certa distanza, semplicemente perché credeva molto nello sperimentalismo e in una propria crescita personale. La sua passione per la lettura era chiara già dai tempi del liceo, quando si appassionò a diverse riviste umoristiche e contemporaneamente approfondì anche l’ambito cinematografico, frequentando in prima persona il Cinema, addirittura più di una volta al giorno. Quelle riviste, inoltre, erano libere dalla politica del regime e davano al giovane Calvino un punto di vista “neutro”, poco polarizzato. Forti eventi come la Seconda Guerra poi, lo porteranno ad una forte coscienza politica già dall’età dell’adolescenza. Ci troviamo dunque di fronte alla base di quello che sarà il Calvino futuro: un uomo poliedrico e ricco di interessi, che spazia dalla saggistica alla critica sociale, fino alla poesia.

File:Libertà.jpg
By Donato Accogli from Tricase or Bologna, ITALY – Libertà, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=5279315

La famosa estate del 1938

“L’estate in cui cominciavo a prender gusto alla giovinezza, alla società, alle ragazze, ai libri, era il 1938: finì con Chamberlain e Hitler e Mussolini a Monaco. La “belle époque” della Riviera era finita”

Un nodo cardine della vita di Calvino. Una cesura, un momento di crescita personale -e non- dipinto su uno scorcio sociale che sarebbe stato, a sua volta, una cesura per la storia. Sono anni duri, ma sono anche anni di scoperta. E’ il periodo in cui Italo scopre il suo interesse -e anche la sua inclinazione- per la scrittura. Completa il liceo e decide di iscriversi all’Università di Torino, dove peraltro, il padre insegnava. Sostenne qualche esame del primo anno, ma non sembra essere interessato ai movimenti di quegli anni; preferì infatti coltivare i suoi interessi.

Durante questi anni scrive La commedia della gente e comincia la raccolta dei suoi lavori giovanili Pazzo io, pazzi gli altri che presenterà alla casa editrice Einaudi, ma senza successo. Nel 1943, scopre dell’arresto di Mussolini e per sfuggire alla leva della Repubblica di Salò si nasconde per quasi un anno, cercando di alleviare in senso di solitudine e malinconia con la lettura di diversi libri che, ovviamente, lo aiuteranno a marcare e a delineare ancora di più la sua vocazione per la scrittura.

L’età matura

Durante gli anni della Resistenza Calvino è più che attivo in ambito sociale, visto che combatterà con i Partigiani nella battaglia di Bajardo. Questa esperienza lo segnerà e possiamo per parte esserne partecipi leggendo Ricordo di una battaglia, scritto nel 1974. Quegli anni furono fondamenti anche per la stesura de Il sentiero dei nidi di ragno, da cui si profileranno alcuni aspetti della sua scrittura. Conoscerà Cesare Pavese, che sarà non sono una guida, ma anche un appoggio e un confronto per il suo operato letterario. Si era inoltre iscritto nuovamente all’Università, questa volta alla facoltà di Lettere, avendo oltretutto la possibilità di accedere direttamente al terzo anno, vista la politica postbellica in favore dei partigiani. Collabora con diverse riviste, numerosissime, ma di spicco la collaborazione con il Politecnico di Vittorini, con cui fonda il Menabò sul finire degli anni Cinquanta. L’approccio successivo all’ambito fantastico ci porterà a (capo)lavori come La trilogia degli antenati, Marcovaldo, Le Fiabe Italiane e opere ancora più particolari come Le Città Invisibili. Impossibile non citare le Cosmicomiche, Ti con Zero o La Giornata d’uno scrutatore.
Riassumere in poco la produzione di Calvino è pressoché impossibile, ma di certo non si può negare il suo immenso contributo al Novecento italiano e non.

“La città non dice il suo passato, lo contiene come le linee d’una mano, scritto negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre, negli scorrimano delle scale, nelle antenne dei parafulmini, nelle aste delle bandiere, ogni segmento rigato a sua volta di graffi, seghettature, intagli, svirgole.”

 

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: