“Ragazze interrotte” ci fa entrare nel mondo del disturbo borderline di personalità

Il disturbo borderline di personalità è tra i disturbi più comuni nei contesti clinici, ma è ancora molto difficile da gestire. Vediamolo insieme.

Ragazze interrotte è un film che affronta il tema della salute mentale con prepotenza e onestà, in cui possiamo entrare in contatto con situazioni difficili ed empatizzare con i diversi personaggi.

Borderline recuperata

Ragazze interrotte è l’adattamento cinematografico del diario di Susanna Kaysen “La ragazza interrotta” e segue la storia di una ragazza che viene ricoverata in un ospedale psichiatrico dopo aver rischiato di morire. Lì incontra le altre pazienti e inizia il suo percorso che la porterà ad uscire dall’ospedale “dichiarata sana e rispedita nel mondo. Diagnosi finale: borderline recuperata”. E’ questo, infatti, il disturbo che la spinge a cercare il suicidio: il disturbo borderline di personalità. Susanna lo descrive al meglio:

“Avete mai confuso un sogno con la vita? O rubato qualcosa pur avendo i soldi in tasca? Siete mai stati giù di giri? O creduto che vostro treno si muovesse mentre invece era fermo?”

Qui possiamo vedere, infatti, la variabilità e l’incongruenza che caratterizza il comportamento delle persone che hanno questo disturbo. Vediamolo meglio.

Un disturbo ambivalente

Le caratteristiche principali del disturbo borderline di personalità sono l’impulsività e la grande instabilità, sia nelle relazioni che nell’umore. Le persone con questo disturbo possono, infatti, passare in un attimo da uno stato di estrema felicità alla tristezza più profonda. Inoltre, anche gli atteggiamenti e i sentimenti provati nei confronti degli altri possono cambiare molto velocemente. Sono eccessivamente sensibili anche ai più piccoli segnali emozionali che ricevono dalle altre persone e il loro comportamento può essere imprevedibile e potenzialmente autolesivo, come è quello di Susanna all’inizio del film.

Spesso non hanno sviluppato un senso del sé stabile per cui possono avere dei cambiamenti negli aspetti più fondanti della personalità, come valori, ideali e le scelte più importanti. Nonostante la grande instabilità nelle relazioni temono la solitudine e hanno molta paura di essere abbandonati. Richiedono l’attenzione costante da parte di chi li circonda e tendono ad avere un senso cronico di depressione e vuoto. Il film si apre con la protagonista che ingerisce un flacone di pillole accompagnate dalla vodka e viene salvata per un soffio. Questo è uno dei comportamenti comuni del disturbo. Molte persone, infatti, mettono in atto numerosi tentativi di suicidio nel corso della vita e sono particolarmente inclini a comportamenti autolesivi non volti a procurarsi la morte.

 Rischio?

Essendo un disturbo molto complesso sono presenti tanti fattori di rischio. Ad esempio, si pensa che alcuni fattori neurobiologici possano aumentare il rischio dello sviluppo del disturbo. E’ stato visto, infatti, che è presente un aumento dell’attivazione dell’amigdala quando vengono mostrate loro immagini a contenuto emozionale. E’ stato, inoltre, riscontrato che ci sono tassi molto elevati di abusi e trascuratezza nell’infanzia.

Una teoria mette in insieme queste due parti: la teoria diatesi-stress di Linehan. Secondo questa il disturbo si sviluppa nel momento in cui una persona che ha difficoltà a controllare le sue emozioni a causa di una predisposizione genetica ereditaria cresce all’interno di un ambiente che nega l’importanza dell’esperienza emozionale. Entrambe i fattori contribuiscono insieme ad aumentare la probabilità che il disturbo si presenti.

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