“I Promessi Sposi”: ecco quando cominciò la stesura e quali furono le diverse versioni

24 Aprile 1821, comincia la stesura de I Promessi Sposi, uno dei romanzi cardine della letteratura italiana, che nasconde una storia abbastanza travagliata…

Il racconto della storia di Renzo e Lucia, uno dei binomi più conosciuti in letteratura e non, ha una gestazione particolare, non solo tra le pagine, ma proprio nella sua produzione.

Prima “forma” e i seguenti dubbi

La prima “forma” – se così può essere definita – di quel romanzo che sarebbe stato conosciuto con il titolo de I Promessi Sposi, non convinse il suo autore, che non si disse soddisfatto del linguaggio utilizzato. Troppo impastato forse, un profilo nato dalla mescolanza tra espressioni appartenenti a regioni diverse. Poca linearità?
Effettivamente, guardando un po’ indietro, Alessandro Manzoni, durante il Seicento, è stato centrale nella questione della lingua e non è di certo un merito arrivato dal nulla. Deriva, infatti, dal suo profondo lavoro di ricerca e di calibrazione, per un prodotto di arrivo “pulito” e ben dosato.
Fatta la prima versione, dopo aver appurato che necessitava delle revisioni, ne interruppe la stesura e la correzione, dedicandosi all’Adelchi, altra opera dai toni alti. Quel 24 Aprile del 1821 è solo l’inizio di un progetto che occuperà quasi un ventennio di lavoro.

Accusing the anointers in the great plague of Milan in 1630; a scene from Manzoni’s ‘I promessi sposi’. Lithograph by G. Gallina after A. Manzoni. Alessandro Manzoni, ‘I promessi sposi’, chap 34, p. 278. Plague. Death. Epidemics. Contributors: Alessandro Manzoni (1785-1873); Gallo Gallina (1796-1874). Work ID: xsmwtr73.

Il parere dei letterati

Come già anticipato, Manzoni non era per nulla convinto della sua prima stesura. Dopo aver individuato il problema non si fermò al suo solo parere, ma attese una revisione degli amici letterati prima di una ipotetica seconda versione. La prima, stando alle sue constatazioni, era “un composto indigesto di frasi un po’ lombarde, un po’ toscane, un po’ francesi, un po’ anche latine”. Manzoni, effettivamente, godeva di una cultura che potrebbe essere considerata panoramica, a ventaglio, che di conseguenza lo influenzava. La seconda edizione arriverà circa sei anni dopo la prima, nel 1827. Date tutte più che significative per la letteratura, ma non ancora definitive nel loro essere, visto che ne manca una terza.

Terza e ultima versione

La seconda tappa delle rivisitazioni di Manzoni ci porta ad un altra importante novità, il nuovo titolo. Dal 1827 in poi, la storia di Fermo e Lucia, ora considerata quasi a sé stante rispetto alla definitiva, cambia titolo e la sua etichetta sarà effettivamente lo specchio del nucleo della questione: I Promessi Sposi. In una lettera si leggono le volontà del Manzoni rispetto alla sua seconda edizione, vuole “risciacquare i panni in Arno”, espressione famosissima e celebre che in fisica la volontà di adottare quella parlata fiorentina che caratterizzò poi la terza e definitiva versione del lavoro, che arrivò tra il 1840 e il 1842.

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