Il Superuovo

L’universo transmediale: ecco come la modernità ha stravolto il modo di fare arte

L’universo transmediale: ecco come la modernità ha stravolto il modo di fare arte

Il transmedia: quando diverse forme d’arte diventano un unico insieme.

Ci troviamo oggi, forse senza accorgercene abbastanza, all’interno di una realtà culturale senza precedenti, che ha completamente cambiato il nostro modo di vedere l’arte.

L’unità per il tutto

A partire dalla seconda metà del secolo scorso cominciò a cambiare totalmente il modo di fare arte, in direzione di quello che oggi chiamiamo universo transmediale. L’avvento della tecnologia ha fornito moltissimi nuovi strumenti di cui l’autore, l’artista, lo scrittore possono servirsi. Si pensi anche soltanto al cinema, alla televisione. E nella contemporaneità, con lo streaming e i social network, questo fenomeno sembra essere più forte che mai e intensificarsi anno dopo anno. È quella che alcuni studiosi chiamano rimediazione, il fenomeno per cui ogni autore che fa arte deve adattarsi nel corso del tempo alle nuove tecnologie, senza le quali rimarrebbe indietro rispetto agli altri, perdendo la concorrenza. È un fenomeno, quello della rimediazione, in realtà, che esiste da sempre e che banalmente può corrispondere, per fare un esempio qualsiasi, alla scoperta di un nuovo strumento o di una nuova tecnica per realizzare una scultura. Ma oggi, ancor più che mai, l’autore sente il bisogno di sfruttare tutte le possibilità che gli si presentano, come ad esempio trasporre sullo schermo il contenuto del  proprio libro, o realizzare una serie tv che ne parla, o ancora riprodurre nella realtà oggetti o gadget che ne caratterizzano la trama introducendoli in un mercato globale. Il tutto è favorito dal totale dominio su tutti gli altri generi del romanzo – il genere eterogeneo per eccellenza, che può seguire ogni direzione possibile – capace di rendere ancor più facile un qualsiasi tipo di connessione con altre forme culturali.

Istanbul, Turchia – Novembre 1, 2015: illustrazione del personaggio Darth Fener tratto da Star Wars.

Facciamo un esempio

È dunque questo il transmedia: quando un’opera artistica viene riprodotta attraverso più mezzi culturali tra loro connessi: il classico esempio può essere quello di Star Wars. Si tratta di un universo fantascientifico che si esprime nei modi più disparati possibili: attraverso i film, i libri, i fumetti, le serie tv… E ogni forma artistica può o riprodurre la medesima trama (come di solito avviene con i libri che vengono trasposti cinematograficamente), oppure ampliare l’universo narrativo, attraverso storie secondarie, non necessariamente indispensabili per la trama originaria (come il caso di The Mandalorian). E questa è una delle principali caratteristiche del transmedia, insieme alla possibilità, da parte degli spettatori o lettori, di poter partecipare attivamente a quell’universo fantastico, condividendone i contenuti e facendo sentire la propria sul web. Tutto questo, appena cinquant’anni fa, non esisteva. Ma si tratta comunque di cultura e di espressione artistica, e da questo un critico non può prescindere.

Un critico con cinepresa e libro in mano

È proprio questo, infatti, il problema che si presenta oggi: quando si analizza una forma d’arte, in senso più ampio possibile, non ci si può limitare all’opera singola, ma è necessario metterla in relazione a tutto ciò che culturalmente è ad essa collegata. La risoluzione di questo problema non è così scontata. Chi si intende di letteratura, avrà gli strumenti necessari per poter criticare l’opera letteraria, chi si intende invece di cinema, potrà valutare il valore del film o della serie tv. Quello che spesso manca, però, è una figura intermedia, che accontenti entrambe le parti e che soprattutto sia competente in entrambi gli ambiti. Un critico con cinepresa e libro in mano, insomma, capace di avere una visione d’insieme che leghi due realtà differenti, facendone un’unica opera appartenente a un unico e nuovo “genere”.

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