“Voi non siete macchine, siete uomini” Charlie Chaplin e Baricco sull’umanità

Quale è il ruolo dell’humanitas nel nostro mondo? Si può ancora restare umani nel “Game”?

 

 

Digitale in gioco - Nuovi Media NuovaMente - Medium

 

 

L’uomo più di ogni altra cosa vuole sentirsi uomo. Ha bisogno dell’altro, di sentirsi presente e partecipe nella realtà in cui vive. Lo dimostra più di tutto la quarantena che stiamo vivendo, che priva l’uomo di ciò che lo rende tale: l’altro.

 

Il secolo delle macerie

È un secolo strano il Novecento. Feroce e violento, è il secolo delle macerie. Tutto si sbriciola al suo interno. Da un lato, ci sono le macerie della guerra– nessuno l’aveva vista mai una guerra mondiale, figuriamoci due. Dall’altro, ci sono le macerie culturali, quelle dei capisaldi della cultura occidentale. A quanto pare, ogni teoria, ogni certezza, non funzionava più- era stata scardinata, e ciò aveva sballottato l’uomo ovunque, lasciandolo privo di senso di orientamento. Eppure in questo caos primordiale, un uomo inventa un qualcosa di straordinario. Nel mentre della seconda guerra mondiale, Alan Turing inventa quella che poi sarà nota come “Macchina di Turing”, antenato dei nostri computer. È così che inizia la rivoluzione digitale. Una rivoluzione peculiare, che con il tempo ha invaso la nostra quotidianità e l’ha sconvolta, rendendo l’impensabile possibile, e pervadendo ogni attimo della nostra vita. Ma nella rivoluzione digitale c’è spazio per l’humanitas?

 

La Macchina di Turing

 

Le regole del “Game”

È questa la domanda principale alla quale Alessandro Baricco tenta di rispondere in “The Game”, saggio presentato come l’ideale prosecuzione di quell’analisi sulla società che pubblicò tempo prima, intitolata “I barbari”.

Baricco non si mette solo nei panni dello storico, che ripercorre con precisione tutti i passi della rivoluzione digitale, ma indossa quelli del cartografo, quando con sicurezza traccia le coordinate “uomo-tastiera-schermo” entro le quali si muove l’umanità oggi. Ma soprattutto, indossa i suoi panni preferiti: quelli del filosofo. Quello che osserva il cambiamento con occhio critico e lo analizza, lo smantella in ogni sua parte, perché deve capirne ogni inflessione, ogni congettura. È una riflessione impegnativa, che si propone di capire come abbiamo fatto ad arrivare dove siamo ora, e soprattutto perché.

Il tutto è sempre mascherato dal velo dello story-telling, che trasforma un’apparentemente complessa e sazievole storia dello sviluppo digitale nell’avvincente avventura di uomini che avevano intuito che per evitare che si ripetesse la tragedia del Novecento, bisognava cambiare il mondo, e per farlo bisognava cambiare le persone e la loro mentalità, ergo gli strumenti che queste usano per vivere nella realtà. Ma allora, in questo groviglio intricato di tecnologia, che fine fa la persona? Si perde il senso dell’umanità? Baricco non solo ci dice di no, ma ci dice che:

 

Più di ogni altra cosa, il Game ha bisogno di umanesimo. Ne ha bisogno la sua gente, e per una ragione elementare: hanno bisogno di continuare a sentirsi umani. Il Game li ha spinti a una quota di vita artificiale che può essere congeniale a uno scienziato o a un ingegnere, ma è sovente innaturale per tutti gli altri. Nei prossimi cento anni, mentre l’intelligenza artificiale ci porterà ancora più lontani da noi, non ci sarà merce più preziosa di tutto ciò che farà sentire umani gli uomini.

Alessandro Baricco legge Novecento 7 - 9 apr 2020 • Teatro Stabile ...

L’umanità del dittatore

E non è un caso che una delle più famose scene nella storia del cinema, sia proprio un elogio all’umanità, recitato da Charlie Chaplin nel finale de “Il grande dittatore”. La pellicola fu scritta e diretta da Chaplie nel 1940, ad un anno dallo scoppio della seconda guerra mondiale, con Hitler al potere e un mondo che non poteva nemmeno immaginare cosa sarebbe successo da lì a poco. Il film, per citare Chaplin, “non è su Hitler, ma sul Vagabondo. Se se ne deve andare, deve andarsene dicendo qualcosa in cui credo“.

Dei tre minuti del suo discorso, estrarne solo un pezzo sarebbe un’offesa, ma dovendo scegliere un passaggio in cui meglio se ne può racchiudere il senso, non si può che soffermarsi su queste parole, che risuonano più attuali che mai.

 

Pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari, ci serve umanità. Più che abilità, ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità, la vita è violenza, e tutto è perduto.

 

Chaplin, il Discorso all'Umanità | Qualcosa di Sinistra

 

Ed è così che per la prima volta non solo Chaplin parla, ma lo fa recitando un discorso che non perderà mai la sua attualità, perché per quanto progresso possa mai raggiungere, l’uomo avrà sempre bisogno di umanità.

 

 

 

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