Vivere senza paura della morte: un confronto tra “L’ultimo samurai” e Heidegger

Morire per valori come l’obbedienza o la fedeltà al proprio signore è un principio basilare dell’etica Samurai. I punti in contatto tra la riflessione di Heidegger e la filosofia orientale sono numerosi e non è un caso che Heidegger riscosse un gran successo in Giappone. 

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La morte per Heidegger è qualcosa che ci rivela l’esistenza, essa è qualcosa di intimamente legato con l’esistere. Vediamo come questa concezione sia stata espressa anche in oriente tramite il codice samurai.

Prima una breve introduzione al film

L’ultimo samurai (The Last Samurai) è un film del 2003 diretto da Edward Zwick. Racconta la storia del Capitano Nathan Algren che, dopo un periodo buio della sua vita, decide di accettare l’offerta di lavoro in Giappone. Qui dovrà addestrare l’esercito imperiale contro i samurai ribelli che rifiutano la modernizzazione. Questi, fedeli alla tradizione, rivendicano i valori del codice morale: onore, fedeltà, coraggio, lealtà. Ferito in battaglia e catturato, Algren si trova in un villaggio, quivi impara a conoscere la cultura giapponese tradizionale e in particolare il codice del samurai: il Bushido. Rimastone affascinato, il capitano decide di passare al fianco dei ribelli, così da recuperare l’onore perduto.

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Il Bushido, la via del guerriero

Oltre ad essere una tecnica militare il Bushido, o “via del guerriero”, è il codice samurai che guida la formazione spirituale dell’uomo; vere e proprie norme morali di comportamento. La parola Bushido è composta da tre ideogrammi: il primo è Bu, esprime l’idea di una forza guerriera propensa al dominio; il secondo, shi, indica l’uomo morale per eccellenza colui con lo spirito più valoroso; l’ultimo, do, significa “sentiero” o “via”. Possiamo interpretare l’uomo guerriero come il “saggio” colui che ha raggiunto la perfezione. Uno dei più importanti insegnamenti del Bushido è il Mushin, che è possibile tradurre come non-mente, ed è da interpretare come assenza di pensiero. La Vacuità come assenza di ogni cosa: desideri, pensieri o azioni. Estraniarsi dalla propria coscienza sostanzialmente. Un altro importante insegnamento consiste nella benevolenza: il samurai è chiamato alla magnanimità. Il guerriero viene educato sia all’arte della spada, sia all’uso del pennello.

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Cosa centra tutto questo con Heidegger?

La morte è trattata da Heidegger in un modo particolare. Egli infatti la definisce come la possibilità della pura e semplice impossibilità dell’esserci, ovvero come la possibilità intrinseca alla vita della morte. Infatti, colui che esiste, dal momento che vive, si trova sempre a stretto contatto con la morte, accompagnata dall’angoscia che non fa altro che ricordarci la nostra finitezza. Come alternativa alla afflizione vi è la possibilità di un autentico-essere-per-la-morte, un momentaneo distacco dalla coscienza. Solo così secondo il filosofo potremmo avere una prospettiva adatta a capire l’esistenza. La via del Guerriero è proprio questo, la prontezza a morire, infatti nel codice Bushido va intesa nel senso più ampio. Rinunciare alla vita per i propri valori vuol dire essere pronti ad accettare la fine. Il samurai deve essere pronto a perdere tutto in ogni instante, ed è solo così che riesce a vivere ogni instante con pienezza.

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