Il Superuovo

Assistere a violenza domestica da bambini segna per il resto della vita

Assistere a violenza domestica da bambini segna per il resto della vita

Un 49enne ha lanciato dal balcone la figlia di 6 anni: questo è il triste epilogo di una famiglia che ha vissuto per diverso tempo la violenza domestica. Quali sono i traumi che un bambino che assiste o subisce violenza domestica si trova a fronteggiare? 

Famiglia: un gruppo in cambiamento

Oggi la famiglia tradizionale (all’interno della quale si riconoscono le figure del padre, della madre e dei figli) non è più una regola. Potremmo dire che la definizione si è “adattata” ai tempi che cambiano. Anche se in realtà non sono i tempi a cambiare, ma i rapporti. Infatti nel corso degli anni si è passati da rapporti familiari strettamente connessi al rispetto e al timore reverenziali nei confronti delle figure genitoriali (ideologie derivanti anche dagli insegnamenti religiosi), responsabili di ogni tipo di scelta che riguardava la vita dei figli; basti pensare alla patria potestà, il diritto del padre di curare gli interessi, educare ed istruire i figli minorenni (sostituito dalla potestà genitoriale dal 1975 nel nostro Paese). Da allora rapporti si sono evoluti: il numero dei divorzi, come quello delle coppie non sposate (delle cosiddette famiglie di fatto) è aumentato, rendendo necessarie modifiche alla legislazione per la tutela non solo delle parti adulte che compongono il nucleo familiare, ma soprattutto per tutale i figli a maggior ragione se minorenni.

L’impatto della violenza domestica sulla psiche

Purtroppo la legge non è sempre sufficiente per tutelare i minori. Ad esempio, sono diverse le notizie di bambini che subiscono o assistono ad abusi e violenze da parte di genitori o familiari. L’ultima notizia, proveniente da Taranto, ha lasciato molti senza parole. Un uomo di 49 anni ha gettato dal terzo piano di un palazzo nel rione Paolo VI la figlia di 6 anni. La causa scatenante del gesto sarebbe stata una discussione telefonica con l’ex moglie, l’ennesima come riportano i parenti che hanno assistito alla vicenda. Si, assistito. L’uomo infatti non era solo: dopo essere giunto all’abitazione materna, dove i figli alloggiavano in quanto a lei affidati a seguito della separazione, l’uomo ha intrapreso una discussione con l’ex moglie a seguito della quale avrebbe prima ferito il figlio quattordicenne (accompagnato poi all’ospedale dallo zio, anche lui presente al momento della sfuriata) con un coltello da cucina, per poi gettare dal balcone la secondogenita. La bambina versa attualmente in condizioni critiche.

violenza domestica
Taranto: il padre lancia la figlia di 6 anni dal balcone di un’abitazione VNews24

Vivere anche solo assistendo ad una violenza domestica è un evento che ha indubbiamente risolti traumatici; ma se la mente che deve sopportare l’evento è quella di un bambino, il trauma diventa ancora più profondo ed imponente. Quando un bambino assiste ad una violenza domestica i rapporti che intrattiene con i genitori mutano profondamente: il genitore che subisce la violenza non viene più ritenuto in grado di fornire protezione, mentre quello che mette in atto la violenza perde la fiducia dei figli e diventa una figura di cui avere timore. Il bambino nei confronti del genitore violento prova sentimenti ambivalenti: non può fare a meno di lui, ma i ricordi della violenza suscitano in lui paura. La paura fa prendere coscienza della vulnerabilità propria e del genitore che la subisce, provocando un forte senso di frustrazione che può essere manifestata tramite comportamenti esternalizzanti (volti cioè a sfogare la frustrazione verso l’esterno) che possono rivelarsi aggressivi nei confronti delle persone che circondano il bambino; ma possono anche essere comportamenti volti a “spiegare” a sé stessi ciò che è successo: non è raro che un bambino che assiste o subisce violenza domestica riproduca dialoghi o scene durante il gioco, o che durante le attività ludiche cerchi di costruire un luogo sicuro, che lo protegga dal mondo esterno (in questo caso familiare) che è diventato improvvisamente insostenibile. La violenza domestica ha un forte impatto non solo sul presente del bambino, ma anche sul suo sviluppo; può essere difficile per le vittime instaurare rapporti di fiducia e duraturi, rapporti che non siano caratterizzati dalle dinamiche precedentemente vissute. La legge in questi casi prevede misure di restrizione della libertà per il genitore reo, il suo allontanamento, ma anche decisioni come quelle che riguardano il padre della giovanissima vittima della notizia precedentemente riportata: all’uomo era stata tolta la podestà genitoriale a seguito del divorzio con la moglie; i figli non erano affidati a lui, ma a sua madre (nella cui abitazione si è consumata la vicenda).

L’accaduto può essere considerato come un esempio dell’inadeguatezza della legge? I bambini sono sufficientemente tutelati?

Valentina Brina

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