Sgomberare o no CasaPound sembra essere diventato l’interrogativo principale in seguito allo sfratto del Leoncavallo, ma i due centri sociali non hanno storie equivalenti.

Non è stata avvisata l’amministrazione milanese dello sgombero, ma il sindaco Sala ribadisce l’importanza culturale del centro sociale.
Lo sgombero
“Nessuna tolleranza verso le occupazione abusive” sono le parole del ministro dell’interno Piantedosi dopo lo sfratto dello storico centro sociale milanese Leoncavallo avvenuto lo scorso 21 agosto e la vicenda ancora dopo giorni rimane oggetto di dibattito a causa di alcune perplessità riguardo l’esecuzione dello sgombero dello stabile. L’operazione infatti è avvenuta quasi venti giorni prima della data concordata con il comune (9 settembre) e senza alcun tipo di comunicazione preventiva, cosa poco gradita dal sindaco Sala, che dice di aver ricevuto solo giovedì dal Prefetto l’avviso dello sfratto. Scavalcare in modo così frettoloso l’amministrazione milanese potrebbe essere letta come la conseguenza di un pressing politico proveniente da destra, anche in vista delle elezioni comunali del 2026, cogliendo il momento politicamente difficile per il sindaco Sala alle prese con l’inchiesta urbanistica di Milano. Ma in seguito alla vicenda del Leoncavallo, il focus è stato spostato verso il palazzo in via Napoleone lll a Roma, occupato da CasaPound: se infatti verrà ancora mostrata una certa tolleranza nei confronti di questo tipo di occupazione, non basterà aver inserito lo stabile romano nella graduatoria del Piano Sgomberi, ma verrà spontaneo chiedersi se lo sfratto del Leoncavallo non sia dipeso tanto dall’illegalità della situazione, quanto invece dalla natura politica del centro sociale.
Due occupazioni differenti
Come sostiene il portavoce di CasaPound Italia, Luca Marsella, l’occupazione del palazzo in via Napoleone lll a Roma “non può essere paragonata a quella di Milano” e da un punto di vista potrebbe essere un’affermazione condivisibile, siccome non è possibile equiparare la storia, le azioni e l’orientamento politico dei due centri. Mentre da un lato il fenomeno di CasaPound ha tentato di inserirsi nel panorama politico presentandosi alle elezioni amministrative del 2011 come un “partito fascista del terzo millennio”, senza riscontrare un grande successo nonostante l’appoggio di alcune forze di destra, dall’altro il Leoncavallo non è mai diventato una realtà partitica, ma piuttosto un punto di riferimento ben radicato nella comunità milanese ospitando diverse attività sociali ( stamperia per la controinformazione, centro per la musica indipendente, per il teatro, per la realtà femminista e per la “Scuola Popolare”) e simpatizzando con diverse ideologie di sinistra e categorie sociali (collettivi antifascisti, marxisti-leninisti, ex-cattolici libertari, movimento operaio…). L’esplicita ispirazione all’ideologia fascista ha suscitato molte critiche verso il centro sociale con sede a Roma, definito come “un’ala dell’estremismo di destra, che enfatizza lo scontro fisico” e accusato di veicolare “visioni estreme sull’immigrazione, identità politica e nazionalista”. Ma nonostante questo CasaPound ha proposto un programma politico pubblicato dal Ministero dell’Interno nel 2013 e uno più recente nel 2019. Alcune forme di violenza sono state riscontrate anche durante il tentativo di sgombero del Leoncavallo nel 1989, durante il quale alcuni militanti, per rispondere ai lacrimogeni della polizia, lanciarono pietre e molotov dal tetto dello stabile. La resistenza allo sfratto del 1989 contribuì alla nascita dei movimenti dei centri sociali in Europa e successivamente il Leoncavallo assunse un atteggiamento di resistenza non-violento, avvicinandosi al Partito di Rifondazione Comunista.
Dibattito politico
Il cambiamento delle sede fisica non deve comportare per forza la perdita di un pezzo di storia della città: il sindaco di Milano Sala, ricorda infatti il “valore storico e sociale” del Leoncavallo, che potrebbe continuare a svolgere la sua funzione di centro culturale pacifico in uno stabile in via San Dionigi, in un contesto di legalità. La stessa cosa forse prevede il ministro della cultura Giuli per CasaPound, il quale afferma che non sarebbe necessario sgomberare la sede se questa rispettasse i criteri di legalità.