Il Superuovo

Il senso di inquietudine dei racconti di Edgar Allan Poe ritorna negli horror moderni

Il senso di inquietudine dei racconti di Edgar Allan Poe ritorna negli horror moderni

Edgar Allan Poe attraverso le sue inquietanti invenzioni narrative, anticipò temi e modi propri dei thriller di carattere horror moderno. Ma dietro alle intuizioni dello statunitense si cela un mondo ben più oscuro dei suoi racconti.

Edgar allan Poe nasce ed opera nel corso dell’800, quindi molto prima rispetto ai maestri della letteratura horror moderna come Stephen King o Howard Lovecraft, ma soprattutto opera prima degli scrittori novecenteschi che pure hanno contribuito in maniera netta ad aumentare il materiale horror a nostra disposizione, basandosi però sulle intuizioni del genio di Boston.

Poe e l’incubo reale

Come in molti sapranno Poe è stato lo scrittore del grottesco, dell’inconscio colui capace di trasportare l’incubo nella vita reale e viceversa, ma ciò non gli sarebbe, probabilmente, stato possibile se non avesse vissuto l’incubo in prima persona, analizzando la sua biografia notiamo fin da subito un crescente mal di vivere farsi spazio sia nella psiche che nel fisico di Poe, già l’infanzia non fu delle migliori, infatti il padre abbandonò la madre, la quale morì due anni dopo, il piccolo Poe fu quindi adottato dal commerciante John Allan, la situazione di Poe peggiorò quando iniziò a frequentare l’università e fare uso di alcool e a cadere nel mondo del gioco d’azzardo che lo portarono al deterioramento col rapporto del padre, e a lasciare gli studi. I problemi di alcolismo e il vizio del gioco divennero sempre più influenti sulla vita dell’autore statunitense che nonostante il suo talento non ebbe dall sua carriera il giusto riconoscimento economico, e rimase per tutta la vita in una condizione miserabile e disagiata, trascorse gli ultimi anni della sua esistenza cercando di barcamenarsi tra la povertà e le sregolatezze, fino ad arrivare al giorno della sua misteriosa morte: lo scrittore di Boston fu infatti trovato privo di sensi in una strada di Baltimora, in condizioni miserevoli e portato in ospedale dove rimase in coma per diverse ore. Le sue condizioni erano tali che anche al suo risveglio (durante il quale iniziò ad invocare ripetutamente l’enigmatico nome di “Reynolds”) il suo corpo cedette fino al sopraggiungere della morte.

Il dramma del male di vivere nel “gatto nero”

Come avrete già intuito, la vera rivoluzione portata da Poe è stata quella di tradurre il proprio dramma esistenziale in una poetica cupa, angosciosa capace di far rabbrividire il lettore analizzando i meandri più bui dell’animo umano, pregni di insicurezze odio e sfiducia nel prossimo che sfociano nel caso dei suoi protagonisti in psicosi allucinate che nascondono però una sottile critica alla drammatica condizione umana succube costante degli influssi negativi del mondo esterno, in questo senso è emblematico il racconto “il gatto nero”, in
cui un uomo inizia a sviluppare una sempre più profonda antipatia verso il proprio gatto, causata dal suo alcolismo e dai suoi eccessi d’ira: ciò lo conduce addirittura ad uccidere la bestiola, per giungere poi a provare rimorso per il gesto compiuto e prendere con sè un altro gatto simile al primo. Tuttavia il protagonista non può fare a meno che iniziare a detestare anche quest’altro animale, tentando di uccidere anch’esso: l’uomo viene fermato dalla moglie, ma finisce per ucciderla e, per celare il misfatto, ne mura il cadavere in una parete della cantina. Quando la polizia giunge per indagare sulla scomparsa della donna, il marito li conduce spavaldo persino in cantina, dove non trovano nulla; tuttavia, dà un colpetto contro il muro all’interno del quale aveva murato la moglie e da lì giungono dei gemiti. Abbattuto il muro, la polizia scoprirà il corpo senza vita della donna ed il gatto sulla sua testa, vivo e miagolante. In questo racconto il protagonista è probabilmente un alter ego dello stesso Poe, in quella che risulta a tutti gli effetti come una profonda introspezione atta a conoscere i lati oscuri della sua personalità.

Le influenze sull’horror moderno

Come abbiamo già detto Poe ha anticipato temi e modi inerenti agli horror moderni, in particolar modo al genere thriller che utilizza la suspense, la tensione e l’eccitazione del momento per creare interesse nello spettatore. Negli ultimi anni soprattutto per quel che concerne il mondo horror l’utilizzo di questo genere si è diffuso in maniera predominante, ci basti pensare ai successi della serie the conjuring, del film babadook, o ancora del recentissimo Midsommar tutti film che lasciano da parte la violenza, tendendo a insinuare lentamente un senso di angoscia e disagio nello spettatore, che percepisce costantemente il pericolo ma viene comunque sorpreso e talvolta impaurito dallo “jumpscare” ovvero il momento topico in cui facciamo amichevolmente la conoscenza del mostro di turno. La stessa tensione e angoscia ci è trasmessa leggendo un qualsiasi scritto di Poe, tale sensazione scaturisce probabilmente dall’abilita dello scrittore di Boston nel far concernere i nostri peggiori incubi con il mondo reale.

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