Viaggiare nella mente grazie al nuovo atlante 3D del cervello

Pensare di poter realizzare un atlante tridimensionale in cui sono rappresentati tutti i collegamenti neuronali è qualcosa di straordinario. Realizzarlo effettivamente ancora di più. Certo si tratta del sistema nervoso di un topo, un organismo meno complesso dell’uomo. Rimane però uno strumento fondamentale per tutti i ricercatori delle neuroscienze, che usano proprio il topo come organismo modello. Inoltre, alcuni meccanismi meno evoluti coincidono.

Blue Brain Cell Atlas

Un’immagine del Blue Brain Cell Atlas (fonte: EPFL)

Il progetto si chiama Blue Brain Cell Atlas ed è reperibile online, sviluppato dal Politecnico  Federale di Losanna, grazie alla collaborazione di scienziati di campi diversi, da neuroanatomici a ingengeri. Rappresenta appunto il cervello di un topo e contiene le informazioni più dettagliate di sempre sul numero e il tipo di cellule in 737 regioni cerebrali, con una risoluzione elevatissima. Infatti, è possibile analizzare milioni di collegamenti neuronali, eccitatori e inibitori. Il progetto è durato cinque anni, per un costo complessivo di 3 miliardi di euro. E non è ancora concluso completamente. “Gli atlanti del cervello di topo ottenuti finora, oltre a non essere in 3D rappresentavano solo il 4% delle regioni del cervello” osserva il fondatore e direttore del progetto, Henry Markram.

Non è l’unico

Questo Google Heart del cervello rientra nella tendenza generale dell’analisi del corpo, prima animale e poi umano, dal punto di vista cellulare. Ma proprio di ogni cellula. Lo Human Connectome Project prevede l’analisi di ogni connessione neuronale umana, lo stesso principio su cui si basa il Blue Brain Cell Atlas. Completato è lo Human Genome Project, che ha permesso di scoprire come è composto il DNA. Un progetto che dovrebbe partire a breve è lo Human Cell Atlas, che ha l’obiettivo di studiare tutte le cellule del nostro organismo (37 miliardi). Se questi progetti saranno completati, entro qualche anno la scienza del corpo umano sarà rivoluzionata, con nuovi strumenti per ricercatori e medici. Chi non sa potrebbe dire che chi lavora in questi progetti sia pazzo, ma per fortuna esiste.

Alberto Martini

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