Nel film “Ouija – l’origine del male” vediamo usare la tavola Ouija, ma scopriamo la comunicazione col sovrannaturale nel passato.

La tavola Ouija è uno strumento piuttosto recente, ma la comunicazione con i morti da secoli incuriosisce gli uomini. Nella storia si parla di necromanzia e la si è cercata di vietare, senza molti risultati dato che tutt’oggi affascina.
La tavola Ouija
La tavola Ouija è uno strumento creato verso la metà del XIX secolo e diventato famoso soprattutto nel XX secolo; lo scopo era la comunicazione col mondo dei morti. L’etimologia del nome è confusa, secondo alcuni l’ideatore aveva trovato la parola “ouija” in un viaggio in Egitto, secondo altri la parola viene dall’unione di “oui” e “ja” (la parola francese e tedesca per “si”); un’altra opzione è che questa sia una parola rivelata da uno spirito. Credo che tutti abbiano visto almeno una volta nella loro vita una tavola Ouija (anche solo in un film), ma vediamo alcune caratteristiche. La tavola ha in alto a sinistra la parola “si”, in alto a destra la parola “no”, in basso al centro la parola “addio”; infine le lettere dell’alfabeto e i numeri da 0 a 9. Il funzionamento è semplice, si mettono le dita su una planchette, si fanno le domande e si attende la risposta; lo spirito guida la planchette sulle lettere per formare una parola o sui numeri e da la fatidica risposta. Non è chiaro lo scopo con cui nasce questa tavola, infatti l’ideatore Elijah Bond la descrive come uno strumento per parlare col mondo degli spiriti; nel brevetto invece viene catalogata come gioco. Ci sono stati vari studi che spiegano come si muove la planchette; ci viene spiegato che si muove grazie a movimenti ideomotori, ovvero movimenti inconsapevoli che fa un soggetto (e dato che i partecipanti al “gioco” sono normalmente molti, non si sa chi inizia a muovere l’indicatore).
“Ouija – l’origine del male“
Dal titolo del film capiamo subito che l’argomento centrale sarà l’uso di questa tavola. Una famiglia formata dalla madre e due figlie deve trovare un modo per vivere dopo la morte del padre e insieme architettano un modo per comunicare con i morti, in realtà ingannano le persone truccando candele, facendo cadere oggetti, spostando il tavolo; insomma, è tutto falso. Un giorno la madre porta in casa una tavola ouija pensando a come truccarla, ma avviene qualcosa che non aveva preso in considerazione; una delle sue figlie, la più piccola, è particolarmente suscettibile alle forze sovrannaturali e inizia ad usare la tavola per comunicare col padre. Senza fare troppi spoiler, il film è incentrato sul pericolo di questi strumenti, soprattutto quello di invocare per errore demoni e non spiriti dei morti. Questa preoccupazione è al centro dei discorsi antimagici e stregonici che analizzeremo adesso.
Necromanzia, tabellae defixionum, sortes e sortes apostolorum
Con i primi concili avvenuti nei primi secoli del cristianesimo, abbiamo la definizione della dottrina cristiana; man mano che quest’ultima si va a definire, abbiamo anche le prime opinioni contrastanti e queste vengono definite “eresie”. Il termine “eresia” viene dal greco “airesis” e inizialmente indicava una scelta o un’inclinazione, solo con il passare del tempo assume una valenza negativa e va a indicare delle scelte sbagliate. Partiamo da questo termine perché andremo ad analizzare come la magia va a confluire nell’eresia, e per questo viene biasimata e proibita dalla religione cristiana. Un autore molto importante è Tommaso d’Aquino, e vediamo che nella sua “Summa Theologiae” spiega perché la divinazione va condannata. La divinazione non è permessa perché per conoscere il futuro tramite le più disparate arti (piromanzia, idromanzia, divinazione onirica ecc.) si ricorre all’invocazione di demoni; un altro errore è che si attribuiscono ai demoni prerogative che spettano solo a Dio, ovvero la conoscenza del futuro. La necromanzia funziona allo stesso modo, infatti si ricorre agli spiriti per conoscere qualcosa; il punto è quello che notiamo anche nel film, tendenzialmente sono demoni a rispondere alla chiamata e non spiriti di defunti. Uno strumento conosciuto nell’antica Roma che serve per maledire qualcuno sono le “tabellae defixionum”; queste sono lamine di piombo in cui qualcuno scriveva parole maledette per assicurare lo spirito di una persona agli Inferi e poi aggiungeva dei chiodi. Parlando di “sortes” invece facciamo riferimento ad una pratica, sempre risalente all’antica Roma, che consiste nel lanciare delle tavolette o dei bastoncini con delle lettere e leggere la risposta che si forma; da queste “sortes” viene anche la parola “sorcier”, termine che indica le streghe in francese. Un altro tipo successivo di “sortes” sono le “sortes apostolorum”, queste consistevano nell’aprire i vangeli in una pagina casuale e vedere cosa c’era scritto in quella pagina; sappiamo che è un mezzo che utilizzò San Francesco, ma in seguito fu vietato. Per tanti secoli si cercarono di vietare queste pratiche, ma, tornando a quanto detto al principio di questo articolo, non sembra che queste proibizioni siano servite a molto. Da tempo immemore l’uomo cerca di conoscere il futuro, comunicare con i propri cari defunti o ancora sapere cosa c’è dopo la morte; una risposta non la si può avere per certo, ognuno però sceglie in che modo cercarla.