Il Superuovo

Vediamo insieme l’originalità e l’impatto del Satyricon di Petronio e di Federico Fellini

Vediamo insieme l’originalità e l’impatto del Satyricon di Petronio e di Federico Fellini

Il Satyricon è un’opera latina innovativa e Federico Fellini, a sua volta, è riuscito perfettamente ad offrirne una rappresentazione visiva.

Trasporre cinematograficamente le vicende e il contenuto dell’opera non era sicuramente facile, ma l’ingegno e l’audacia di Fellini hanno dato vita al “Fellini Satyricon” che, certamente, per il grado di modernizzazione e rinnovamento funge da vera e propria avanguardia.

CONTENUTO E AMBIGUITà DEL SATYRICON

Il Satyricon è un’opera narrativa, tra prosa e versi, di cui autore e datazione sono stati a lungo sottoposti ad un vivace dibattito critico. Ad oggi, si afferma concordemente che l’opera è riconducibile al I secolo d.C. e attribuibile a Petronio Arbitrio, un uomo noto che operò durate il periodo dell’imperatore Nerone. Ci è giunta frammentata: le parti che oggi possediamo sono quelle dei libri XV e XVI, il che ci fa capire effettivamente che questa era piuttosto lunga, si contano circa 141 capitoli.
La vicenda è narrata in prima persona da un giovane di nome Encolpio, che, innamorato di Gitone, racconta il loro iter tra avventure e peripezie. Vi sono anche altri personaggi importanti, come il giovane Ascilto, rivale in amore per Gitone. Caratteristica è la cena presso il ricchissimo liberto Trimalchione, che occupa gran parte di quel che ci è pervenuto. Qui, Encolpio, Gitone e Ascilto si ritrovano a banchettare in mezzo alla continua ostentazione del lusso, che varca i limiti di una sfarzosità pacchiana. Dopo che Gitone lascia Encolpio per Ascilto, il terzo incomodo incontra un vecchio letterato, Eumolpo, che gli offre una narrazione in versi della caduta e presa di Troia. Eumolpo diventerà ben presto un nuovo rivale per Encolpio, essendosi anche lui innamorato di Gitone. Infine, dopo un viaggio, li ritroviamo a Crotone dove Eumolpo si finge ricco e gli altri due suoi servi, per ottenere a scrocco pranzi gratis dai cacciatori di eredità che pullulavano in quel tempo.

QUALE IL GENERE LETTERARIO?

Come avrai notato, questa vicenda amorosa, ricca di colpi di scena, non è tipica del panorama latino, dove perlopiù emergono generi come quello epico, didascalico, retorico… Per questo, un’altra problematica, è proprio quella del genere letterario. Solitamente il Satyricon viene definito “romanzo“. Tuttavia, in quel periodo, questo tipo di genere non si era effettivamente affermato. La denominazione datagli, viene convenzionalmente usata per indicare delle opere (di numero scarso, come le Metamorfosi di Apuleio) che hanno caratteristiche in comune con i romanzi antichi, in particolare quelli greci prodotti in età ellenistica. Le peculiarità condivise sono molteplici: si trovano in entrambi amori ostacolati, fughe, tempeste, travestimenti, pericoli e il viaggio, che fa da cornice a vicende complesse e avventurose. La parodia letteraria e la narrazione in alternanza tra poesia e prosa invece, avvicinerebbe il Satyricon alla satira menippea. D’altronde, lo stesso titolo, sarebbe il genitivo della parola greca “satyricá“, andando così a significare “libri di cose satiriche“. Le cinque novelle che si trovano nel testo (come la caduta di Troia raccontata da Eumolpo), confermano l’influenza di un ulteriore genere letterario: la novella milesia, termine derivante da Aristide di Mileto, che aveva innalzato la novellistica popolare. In sintesi, possiamo dire che lo scopo effettivo dell’autore non era tanto irrigidire la sua opera seguendo le regole di un unico filone letterario, ma muoversi in tutta libertà, dando vita ad un curato “pastiche” da inserire nella letteratura d’intrattenimento.

OBIETTIVI IN COMUNE TRA FELLINI E PETRONIO

Prendendo liberamente ispirazione dall’omonimo romanzo di Petronio, Federico Fellini ha dato vita nell’anno 1969 al “Fellini-Satyricon“. Il film è composto da numerose immagini in sequenza che riprendono la frammentarietà con la quale ci è giunta l’opera e simili a quelle di una cinematografia surrealista. I personaggi sono circondati da uomini e donne vestiti e truccati in maniera grottesca, quasi da ricordarci un quadro di Kirchner. Tutto questo ci porta in uno stato di stordimento e disorientamento, dove Roma perde quella grandezza e misericordia con le quali viene solitamente raffigurata.
La cena di Trimalchione viene rappresentata con un maggiore adattamento al racconto fornito dall’opera: le varie scene illustrano spettacoli eccessivi e una quantità indefinita di beni e ricchezze che delineano e allo stesso tempo ironizzano sull’immagine del liberto “arricchito” dando vita ad un “realismo comico“, in comune con Petronio. Del tutto originale per la sua immediatezza, l’utilizzo del realismo comico fa sì che in scena vengano presentati personaggi comuni, provenienti anche dai ceti sociali più bassi, ma spesso grottescamente deformati, superando la rigidità e le varie stilizzazioni della commedia. Fellini e Petronio hanno infatti il medesimo obiettivo: quello di descrivere con distacco e sottile disprezzo chi cerca di elevarsi e occultare completamente quel che era prima, le sue radici e la sua essenza, concentrandosi su personaggi come quello di Trimalchione proprio perché, “nuovo” ricco, doveva nascondere la sua originaria volgarità e cafoneria con la continua ed eccessiva ostentazione di un lusso sfrenato e pacchiano. Seppur il film non si allinea perfettamente all’opera, i vizi sociali il bersaglio preferito di entrambi.

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