“Wild” ci parla del ritorno alla natura come riscoperta di se stessi, vediamo due autori che la pensano così.

Nel film “Wild” la natura porta la protagonista ad avvicinarsi a se stessa, ma due scrittori importanti ci parlano della natura: Leopardi e Lévi-Strauss; scopriamo cosa pensano i due autori riguardo al rapporto tra uomo e natura.
“Wild”, di Jean-Marc Vallée
“Wild” è un film diretto da Jean-Marc Vallée uscito nel 2014. La protagonista è Cheryl, una donna che si trova ad affrontare il divorzio col marito, problemi di droga e la morte della madre; dopo questi avvenimenti decide di iniziare un cammino per riconnettersi con se stessa per le montagne degli Stati Uniti. Il passato della protagonista ci viene svelato gradualmente, un flashback alla volta. Scopriamo che è rimasta incinta e che non voleva tenere il bambino, dopo questo dice ad una sua amica di voler tornare sulla strada giusta e rendere fiera sua madre. Cheryl incontra diversi uomini nel suo viaggio, prima un uomo molto gentile che insieme alla moglie la ospita, poi un uomo di nome Greg che percorre lo stesso percorso, successivamente un giornalista convinto che lei sia una vagabonda. Incontra altre persone, tra cui un bambino con cui parla della sua famiglia e un uomo con cui a distanza di qualche anno si sarebbe sposata. Cheryl in questo viaggio pieno di difficoltà riesce a ritrovare se stessa e il contatto con la natura aspra le insegna molte cose, infatti alla fine del film dice “la vera sfida è vivere”. Adesso vediamo il pensiero di Leopardi a proposito della natura.
Leopardi e il pessimismo
Giacomo Leopardi è uno scrittore nato nel 1798 a Recanati. Inizialmente è un classicista ma poi diventa uno dei maggiori poeti romantici, anche se non si definiva così. Membro di una famiglia nobile, Giacomo inizia a scrivere i suoi componimenti fin da giovane e sappiamo che dal 1809 al 1816 inizia quello che viene definito da lui stesso “studio matto e disperatissimo” che ebbe come conseguenza alcuni danni per la sua salute. Leopardi elabora diverse teorie, infatti inizialmente pensa che uscito dal suo piccolo paese potrà trovare la felicità, ma una volta fatto questo capisce che non è così, che anche al di fuori del suo piccolo paese gli uomini sono infelici; dopo questa scoperta però elabora una nuova teoria: il pessimismo storico, ovvero che solo nell’antichità l’uomo era felice perché si trovava a contatto con la natura ed era ancora in possesso delle illusioni, ma la poesia e l’arte possono aiutarlo a ricreare queste illusioni. Successivamente però Leopardi arriva ad una nuova teoria secondo la quale l’uomo è destinato a soffrire a causa della natura, perché l’uomo ha il desiderio di raggiungere la felicità ma non può arrivarci, questo è il pessimismo cosmico. Adesso vediamo come Lévi-Strauss vede la natura.
Lévi-Strauss e lo strutturalismo
Lévi-Strauss nasce a Bruxelles nel 1908, è un antropologo e compie studi sulle popolazioni del Brasile. Lui tratta argomenti come la parentela, il totemismo e la creazione dei miti, ma è molto famoso per essere il padre dello strutturalismo; le strutture hanno un valore astratto e sono comuni a tutti gli esseri umani, attraverso le strutture l’uomo organizza la realtà grazie a opposizioni binarie (crudo/cotto, destra/sinistra, natura/cultura). L’antropologo deve arrivare alla base, queste strutture. Per quanto riguarda la natura, lui la contrappone alla cultura, questi due elementi costituiscono una delle opposizioni binarie; la natura rappresenta la spontaneità, la cultura invece è regolata, una delle regole fondamentali che mostra il passaggio dalla natura alla cultura è il tabù dell’incesto. Lévi-Strauss nota che il tabù dell’incesto è presente in molte società, anche se distanti tra loro, quindi crede che possa essere una struttura. Anche nell’opera “Il crudo e il cotto” vediamo il passaggio dalla natura alla cultura, infatti tramite la cottura del cibo vediamo questa trasformazione.
La natura è un elemento fondamentale, per Cheryl è un modo per ritrovarsi, per Leopardi è inizialmente un elemento ormai perso che assicurava la felicità e poi diventa una matrigna che crea gli uomini e li lascia nell’infelicità, per Lévi-Strauss è un elemento basilare che tutte le popolazioni riconoscono e che è caratterizzato da una spontaneità che si perde con la cultura. Per noi la natura cos’è? Ci ritroviamo a camminare quando siamo stressati, a guardare il cielo e respirare, a cercare le stelle cadenti nelle notti d’estate, a parlare da soli con la luna dei nostri problemi; forse non è possibile parlare per tutti, ma per molte persone la natura è una fuga dalla realtà, un luogo sicuro in cui scappare quando i pensieri riempiono la nostra testa.