Quanto è importante l’animale nella vita dell’uomo? Quanto sono stati impiegati nell’ambito militare e cosa ha permesso loro di sopravvivere? Grazie Cani e piccioni vaggiatori sono stati fondamentali anche nell’ultimo conflitto mondiale, permettendo comunicazioni e ritrovamenti che sarebbero stati altrimenti impossibili senza le loro esclusive abilità. Ma basta andare un po’ più indietro nel tempo se si vogliono rintracciare le testimonianze di altre specie animali che per forza o astuzia sono state addestrate dall’uomo al fine di migliorare le strategie militari.

Animale e uomo: un connubio perfetto

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La selezione naturale ha garantito la sopravvivenza anche delle specie più “adatte” ad interagire con l’uomo

Dai robusti elefanti di Annibale ai veloci cavalli degli indiani del Nord America, gli animali hanno svolto da sempre un ruolo decisivo come strumento bellico negli eserciti. Il loro impiego risale ai primordi della nostra specie, poiché, per esigenze connesse alla caccia e all’approvvigionamento del cibo, era necessario istruire cani o lupi innanzitutto per aiutare l’uomo nella caccia, successivamente per proteggere le sue mandrie.

Il fedele amico dell’uomo

Charles Darwin ci insegna come sia possibile che alcune determinate caratteristiche vengano “selezionate” naturalmente per consentire la sopravvivenza della specie. È il caso del cane da caccia ad esempio: nel corso del tempo questo animale si è progressivamente evoluto riuscendo ad affinare le proprie abilità; è grazie alla selezione naturale e all’addestramento dell’uomo se adesso possiamo contare su diversi tipi di cani specializzati in queste mansioni (esistono infatti i cani “da ferma” – coloro che indicano la presenza della preda al cacciatore; i cosiddetti cani “da riporto”; oppure i cani da seguito o da sangue).
Potendo contare sia sull’intelletto dell’uomo che sulle straordinarie abilità di alcune specie, il rafforzarsi di questi legami, connesso alla migliore capacità di addestramento (e quindi all’evoluzionismo darwiniano), ha permesso la creazione di mezzi di trasporto resistenti e funzionali: dal mulo al piccione viaggiatore. Ed è proprio grazie a quest’ultimo che  si ricorda una delle più recenti ed incredibili storie della seconda Guerra Mondiale.

L’impresa di “Paddy”

Nel giorno dello Sbarco in Normandia del 6 giugno 1944 era prioritario per le truppe alleate riuscire a comunicare con le basi militari senza correre il rischio della decifrazione dei messaggi. Questo compito delicato fu affidato ad un “esperto” piccione viaggiatore di nome “Paddy” che volò oltre le linee tedesche riuscendo a consegnare i messaggi alla base militare d’oltremanica. L’impresa del volatile passò alla storia tanto che ricevette addirittura una decorazione al valore militare.

L’impiego dei piccioni viaggiatori per fini bellici tuttavia non è nuovo, anzi. Grazie al loro straordinario orientamento (sfruttano infatti il campo magnetico terrestre) i piccioni riescono a coprire distanze di 600 kilometri. Un potente mezzo di comunicazione che venne usato per la prima volta dall’imperatore persiano Ciro il Grande per comunicare nel suo vasto regno nel VI secolo a.C e che, dopo oltre 2500 anni, viene impiegato nel secondo conflitto mondiale.

 

Elefanti Cartaginesi in Italia

Celebre impiego di un altro animale risale invece al 218 a.C. quando il comandante Cartaginese Annibale Barca varcò le Alpi con 37 elefanti alla volta di Roma. Famosa è la battaglia vinta dai Cartaginesi sul fiume Trebbia grazie all’impiego di questi enormi pachidermi. Le cronache latine raccontano di come il morale delle truppe romane fosse minato dalla vista di questi enormi animali, corazzati ed inferociti, pronti a scontrarsi con l’esercito. Tuttavia è verosimile pensare che molti di questi animali fossero morti nell’impervia traversata delle Alpi, non abituati alle gelide temperature invernali dei monti italiani.

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Lo scontro degli eserciti contro gli elefanti cartaginesi

 

Anche se con il perfezionamento della tecnologia militare il loro ruolo è stato man mano sostituito da nuovi mezzi, non sono mancati episodi in cui le abilità degli animali hanno garantito la riuscita di imprese eccezionali. Le capacità e le doti degli animali, se correttamente “affinate” dall’intelletto umano, hanno da sempre rappresentato la più efficace delle armi. J.R.R Tolkien, nel celebre “Signore degli Anelli”, ricorre alla creazione di diversi animali di fantasia che aiutano i popoli della Terra di Mezzo; l’esempio emblematico è rappresentato dagli “Olifanti“, antenati degli elefanti addestrati per annientare le truppe nemiche e per trasportare pesanti carichi. Ridley Scott invece, ne “Il Gladiatore”, mostra più o meno verosimilmente come un pastore tedesco addestrato riesca a salvare il protagonista nel mezzo della battaglia. Insomma anche nella letteratura e nell’arte ricorre spesso l’immagine dell’uomo\animale ed il loro legame crea da sempre una qualche forma di supremazia. D’altronde creature immaginarie come il Minotauro o il Cerbero, piuttosto che Sirene o Centauri ricorrono spesso nella nostra mitologia finendo per fornirci una dimostrazione di quale sia la più grande capacità di ognuno di questi animali: la fiducia, la loro forza consiste da sempre nell’abilità di contare l’uno sull’altro.

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La leggenda del Minotauro: una delle rappresentazioni più significative del rapporto uomo\animale

Gian Marco Renzeti

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