27 ottobre 1977: la polizia di Columbus, Ohio, arresta William Stanley Milligan, conosciuto come Billy Milligan, con l’accusa di aver rapito, violentato e rapinato tre studentesse universitarie. Le prove parlano chiaro: Billy è colpevole! Ma il ventiduenne americano viene assolto perchè soffre di un disturbo dissociativo dell’identità che non lo rende responsabile di quanto accaduto. Il caso Milligan acquisisce immediatamente una grande importanza non solo dal punto di vista mediatico, ma anche e soprattutto da quello giudiziario e psicologico. Per la prima volta, infatti, il disturbo dissociativo dell’identità viene riconosciuto come una vera patologia e non una nevrosi.
Chi è Billy?

Occhi azzurri, capelli biondo cenere, altezza di 182 cm, un io infranto, disgregato.
Billy nasce a Miami nel 1955 e fin da bambino vive in un ambiente ostile, con una madre e un padre che non si prendono cura di lui come dovrebbero. La prima personalità di Billy emerge, infatti, all’età di quattro anni. Ma il suo io crolla definitivamente quando a nove anni il padre, Chalmer Milligan, abusa di lui.
Nel corso del processo Chamler si rifiutò di discutere le accuse di ”minaccia, abuso e sodomia” nei confronti del figlio, si limitò semplicemente a respingerle durante alcune interviste di dominio pubblico. Esse sono state tuttavia confermate anche dai parenti, dai figli naturali e adottivi e dall’ex moglie, Dorothy.
Con il passare del tempo la psiche di Billy diventa una stanza piena di gente: 24 personalità, che egli ha sempre definito persone vere e proprie, si alternano per proteggerlo e permettergli di muoversi in un mondo che non è conforme al suo di mondo, quello interiore. Una stanza piena di gente è anche il titolo del romanzo di Daniel Keyes, al quale Billy scrisse: ”solo chiudendo la porta sul mondo reale, noi potremo vivere in pace nel nostro”. Noi, una moltitudine che con sensibilità e umanità l’autore ha indagato, conosciuto e raccontato dopo innumerevoli incontri negli ospedali psichiatrici dove Billy era in cura, dopo interviste a chi conosceva il giovane ragazzo, dopo aver guardato negli occhi e parlato con ciascuna di quelle personalità e, in particolare, con Il Maestro, il ”Billy tutto d’un pezzo” che ha creato gli altri ”androidi”, cioè i 23 alter ego. Egli è l’unico che ricorda l’intera vita di Billy, senza di lui il libro di Keyes, infatti, non sarebbe potuto esistere.
Immaginate per un attimo che la vostra mente sia come una grande camera con tanti, tantissimi letti e un grande spazio centrale pieno di luce dove chi si trova può entrare a far parte del mondo esterno, mentre tutti gli altri giocano, studiano, ridono oppure dormono se Il Maestro ha deciso che la loro presenza è dannosa. Immaginate di sentire intorno a voi voci diverse nonostante non ci sia nessuno. Immaginate di aprire gli occhi e non saper perchè si sta facendo una cosa, perchè si hanno dei soldi in mano, perchè avete il cappello se a voi il cappello non piace. Immaginate di conoscere solo una parte della vostra esistenza e di ignorare tutte le altre perchè di quelle altre non siete voi a dovervene occupare. In Billy c’era Arthur, inglese, studioso di medicina, Regen, iugoslavo, esperto di karate e di armi, Christene, una bambina di tre anni che scrive e disegna, e poi Allen, Tommy, Adalana, e tanti altri, ognuno dei quali ha le proprie abilità e peculiarità, e che quando si manifesta ha un accento proprio e un atteggiamento peculiare.
Cos’è una personalità multipla?
La diagnosi della personalità multipla prevede due o più personalità – ovvero l’insieme delle caratteristiche psichiche e comportamentali di un individuo – che controllano in maniera diversa il
carattere di un soggetto. Essa può manifestarsi attraverso stimoli come l’amnesia, la fuga dissociativa, la depersonalizzazione, l’ansia, l’epilessia, il disturbo post-traumatico da stress, disturbi dell’umore o disturbi alimentari. Le cause scatenanti sono diverse: si va da uno stress particolarmente intenso a forti traumi come gli abusi durante la prima infanzia, come anche ad una capacità intrinseca in alcuni individui di dissociare le esperienze vissute. Affinchè le personalità di un individuo possano amalgamarsi (si, può succedere!) è necessario un intenso lavoro psicologico e psichiatrico, controllato in ogni più piccolo dettaglio in modo tale che il soggetto non venga sottoposto nuovamente a situazioni che lo facciano tornare indietro ad un punto di rottura, che può richiedere mesi, talvolta anni prima che quella persona possa avere memoria di sè e possa nuovamente, o forse per la prima volta, sentirsi normale.