“Per me questa non è società: è una serie di tubi dove l’acqua entra da una parte e esce dall’altra.”

Cosa accadrebbe se non si leggessero più libri? Con quali mezzi sarebbe garantita per i giovani la creazione di un pensiero critico? Come sarebbe una scuola senza libri? Bradbury ha provato a raccontarlo nel suo “Fahrenheit 451”.
Il rientro a scuola
Per molti, settembre più del primo gennaio, rappresenta metaforicamente l’inizio di un nuovo anno. È il mese che segue le vacanze estive e che segna la ripresa delle attività didattiche. In Italia, i primi alunni a rientrare in aula saranno quelli della provincia autonoma di Bolzano, l’8 settembre. In Calabria e Puglia, le campanelle suonano martedì 16 settembre, e in tutte le altre regioni il rientro è previsto tra il 10 e il 15 settembre.
Centinaia di alunni impareranno importanti nozioni di matematica, scienze, biologia, chimica, fisica; qualcuno imparerà a tradurre un passo di Cicerone, qualcun altro un passo di Erodoto; molti verranno a conoscenza di fatti passati: guerre, carestie, genocidi; si toccheranno i grandi temi della storia: il colonialismo, la nascita e la disfatta di nazioni, la creazione di istituzioni internazionali; verranno fatti paragoni col presente; si studieranno autori italiani e non, verranno lette poesie, racconti.
Ogni docente consiglierà libri, romanzi, saggi, antologie di racconti per comprendere meglio un fatto accaduto, un punto di vista della storia, un concetto su cui non è possibile soffermarsi più di qualche settimana a scuola.
Alla fine di quest’anno scolastico, qualcuno si appassionerà ad una materia piuttosto che a un’altra. Si spera che ognuno abbia imparato ad amare la conoscenza, quella che insegna a pensare autonomamente, a soppesare le fonti, a criticare il passato e, soprattutto, il presente.

“Fahreneit 451” di Ray Bradbury
Nel 1953 c’è stato uno scrittore che ha immaginato una scuola in cui tutte queste cose non avvengono. Ray Bradbury, nato nel 1920 e morto nel 2012, è stato colui che ha rinnovato il genere fantascientifico e al quale si deve una delle opere distopiche più interessanti del secondo Novecento: “Fahreneit 451”. Il titolo dell’opera suggerisce già il tipo di società in cui Guy Montag, il protagonista del libro, vive. 451 (circa) sono infatti i gradi in cui la carta brucia. Nel futuro imprecisato immaginato da Bradbury i libri sono banditi, e i pompieri hanno il compito di bruciare le case e i libri di coloro che disobbediscono a questa imposizione. Guy Montag, che svolge questo lavoro senza porsi troppe domande, incontra una strana ragazzina, l’unica a passeggio in una città dove tutti sfrecciano velocissimi con le loro automobili. Questo incontro sarà decisivo per Montag: la ragazzina, infatti, dimostra uno spiccato senso critico, cosa assolutamente non comune fra gli abitanti della città. Grazie alle loro chiacchierate al limite della legalità, Montag inizia a riflettere sul proprio operato e su quello del governo, abbandonandosi alla tentazione della lettura.

Una scuola senza libri
Nell’introduzione del romanzo, lo scrittore Neil Gaiman spiega che, partendo da domande ipotetiche come “E se…?”, “Se solo…”, “Se continua così…”, uno scrittore è capace di figurarsi un mondo che estremizza condizioni normalizzate agli occhi di chi le vive. Nel 1953, la televisione stava iniziando ad occupare un ruolo centrale nella quotidianità delle persone, a discapito dell’apparecchio radiofonico. Bradbury avrà pensato: “Se continua così, nessuno toccherà mai più un libro”. La pericolosità di questa ipotesi deve averlo spaventato a tal punto da spingerlo a utilizzare proprio il mezzo che temeva potesse scomparire, per lanciare un monito: “Leggete”.
Scrive Gaiman:
“Le idee, e in particolare le idee scritte, hanno un potere speciale. Sono il modo con cui trasmettiamo i pensieri da una generazione all’altra. Se perdiamo i racconti a cui ci siamo affidati, perdiamo la storia condivisa, che è gran parte di quello che ci rende umani.”
Non è forse la scuola l’istituzione deputata a trasmettere alle nuove generazioni l’intero bagaglio della conoscenza umana? E come immaginava Bradbury una scuola senza libri? È Clarissa, la giovane ragazza spigliata e malinconica, a spiegare a Montag che una scuola priva di lettura è una scuola che sfinisce. Gli studenti sono costretti a interminabili ore di tele-insegnamento, di sport, e ancora davanti a uno schermo che parla. Non hanno domande da porre, perché non esiste spazio per l’immaginazione né per lo sviluppo del pensiero critico. Assimilano solo un insieme di nozioni sterili, incapaci di generare empatia. Ed è così che finiscono per sfrecciare in auto, uccidendosi a vicenda con la freddezza di chi non conosce la compassione.