Un sopravvissuto alla grave pandemia del 2014-2016 di Ebola nell’Africa Occidentale sembrerebbe aver causato una nuova ondata.

La malattia, che adesso si sta propagando in Guinea, secondo delle analisi genetiche condotte sui pazienti malati, sembrerebbe essere legata ad un’infezione dal paziente che aveva contratto la malattia 5 anni prima.
Nuova ondata in Guinea
I nuovi genomi trovati in Guinea sembrerebbero essere molto simili alle varianti virali Makona che sono stati riscontrati nella stessa regione geografica nell’Agosto del 2014. I nuovi virus, come ci si aspettava, presentavano delle piccole mutazioni, circa una dozzina, ma nessuno scienziato si aspettava che ci fosse una trasmissione in atto del virus che era completamente sfuggita alle autorità sanitarie. Nonostante siano passati 5 anni dall’ultima ondata, i virologi hanno sottolineato come il virus abbia subito molte meno mutazioni rispetto a quelle accumulate nell’arco della epidemia del 2014-2016 e hanno subito posto dei dilemmi medici, per evitare che le persone affette da Ebola in passato possano essere soggetti di stigmatizzazioni sociali. Oggi è noto che alcuni sopravvissuti all’Ebola possano custodire il virus nei loro corpi per un arco di tempo dopo la prima infezione. Solitamente il virus si nasconde in alcuni posti dove il sistema immunitario non può lavorare, come i testicoli, gli occhi o il liquido cefalorachidiano. In alcuni rari casi, addirittura, si potrebbe avere una nuova manifestazione sintomatologica per riattivazione virale. Pauline Cafferkey, infatti, infermiera scozzese impiegata in Sierra Leone durante l’epidemia del 2014-2016 ha sofferto tre volte consecutive la patologia per riattivazione del virus persistente nel suo organismo. L’ipotesi alla base della trasmissione che ha causato la nuova ondata è una trasmissione sessuale, per cui l’individuo infetto che aveva avuto l’Ebola, ha trasmesso il virus attraverso il rapporto sessuale per una propria infezione testicolare.
Il virus Ebola: caratteristiche generali
Il genere Ebolavirus è uno dei tre membri della famiglia dei Filoviridae, assieme ai Marburg e ai Cueva. Tra le varie specie di Ebolavirus, ricordiamo lo Zaire, uno dei più pericolosi registrati nell’arco della epidemia 2014-2016. In Africa si pensa che la patologia derivi dai pipistrelli della frutta e il punto di trasmissione è proprio la frutta infetta che viene ingerita dagli individui, ma anche ospiti intermedi come maiali e scimmie, che possono essere venuti a contatto con la saliva o le feci dei pipistrelli. Allo stesso modo, gli individui possono essere infettati durante la mattanza degli animali o il consumo di latte, sangue o carne poco cotta. La EVD, ossia Ebola Virus Disease, ha un tasso di mortalità del 90% ed è una malattia virale acuta caratterizzata da un improvviso aumento della febbre, una intensa debolezza muscolare, dolore alla testa, nausea e mal di gola. Questo viene solitamente seguito da vomito, diarrea, reni e fegato non funzionanti, e talvolta, emorragie interne ed esterne. Alcuni reperti comuni di laboratorio sono aumento delle piastrine e dei globuli bianchi, con significativo aumento degli enzimi epatici. Il periodo di incubazione va da 2 a 21 giorni e le persone possono essere ancora contagiose dopo la remissione dei sintomi, almeno finché il virus persiste nelle secrezioni o nel sangue.
Prevenzione dell’Ebola
L’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) ha raccomandato che venga fatta comunicazione di massa e sensibilizzazione circa i fattori di rischio per l’infezione e le misure protettive che devono essere prese in maniera tale da ridurre il contagio e le conseguenti morti accidentali. Un contatto fisico non protetto con i pazienti malati di Ebola deve essere evitato, utilizzando sempre guanti e i dispositivi personali di protezione. Dopo aver visitato pazienti in ospedale o a casa bisogna sempre lavarsi le mani e rimuovere con cura i vestiti per evitare una accidentale infezione. Tra le contromisure di protezione sicuramente rientra anche l’allontanamento da spazi chiusi/aperti contaminati con sangue o altri fluidi biologici di pazienti affetti/sospetti di essere infetti. Anche il processo di sepoltura o crematura deve essere svolto con attenzione e questi riti devono essere compiuti in massima sicurezza, evitando che si possa avere una infezione secondaria che determini l’insorgenza di nuovi focolai.