Una nuova frontiera per la storia: vediamo il contributo del digitale e degli NFT

Digitalizzazione, social network, ed NFT, ecco i protagonisti della nuova frontiera per una storia aperta a tutti.

Versione alternativa di: Monet, Springtime, 1871-72, The Walters Art Museum, Baltimora, USA.

Il progresso tecnologico ha avuto paradossalmente un ruolo in discipline come la storia, per definizione rivolte verso il passato. Il punto di incontro  ha dato vita a qualcosa di sorprendentemente nuovo.

Innovare il passato

Il mondo del digitale ha sicuramente avuto un impatto non indifferente nella conoscenza, fruizione e comunicazione della storia, in tutti i suoi campi. L’utilizzo dell’informatica umanistica ha imposto agli studiosi di vedere il passato da un prospettiva diversa. La capacità di gestire dati ha fatto nascere non a caso correnti storiografiche ben delineate, sto pensando ad esempio alla storia demografica, o a quella quantitativa. Ma ora conviene allontanarci da questi noiosi aspetti puramente accademici. Parliamo di arte e divulgazione. 

L’attuale periodo che stiamo vivendo di forte fermento innovativo, complice anche le privazioni che la pandemia ci ha riservato, ha portato a rivedere alcuni aspetti tradizionali riguardo i musei e la loro reinterpretazione del passato. 

Il concetto di cripto arte è piuttosto recente in ambito culturale, d’altronde si sa, mondo umanistico e scientifico sono campi opposti, ma se visti dalla prospettiva giusta possono rappresentare le due facce della stessa medaglia. L’unione di competenze trasversali può far nascere qualcosa di completamente nuovo. L’arte crittografica è strettamente legata alla tecnologia blockchain, una struttura di dati immutabile, sotto forma di NFT (Non Fungible Token). Cosa significano queste parole strane? Un’opera NFT è una smaterializzazione dell’originale fisico, capace di mantenere le proprie prerogative artistiche di unicità e irreplicabilità.

Fonte: https://www.skylabstudios.it/raphaellovr-un-museo-virtuale-sempre-aperto/

Musei e monumenti NFT

Sebbene siamo ancora agli albori di questa nuova tecnologia le iniziative, talvolta davvero sorprendenti, non sono certo mancate. Nel maggio 2021 gli Uffizi si sono impegnati nel dare nuova vita al “Tondo Doni” (1505-1507) di Michelangelo, riuscendo a vendere il proprio gemello digitale per 70.000 € ad un anonimo collezionista romano. All’estero sono stati l’Hermitage di San Pietroburgo a coniare opere NFT di Leonardo, Van Gogh e Monet, e ancora la Whitworth Art Gallery di Manchester si è data da fare con un masterpiece di William Blake, “The Ancient of Days” (1794). 

Da un’opera ad un museo digitale è un passo, si fa per dire. L’impegno in questo campo ha portato alla crescente istituzione di musei innovativi, che utilizzano la cripto arte come fulcro della propria missione. Sebbene il Seattle NFT Museum rappresenti uno dei più importanti esempi di utilizzo di questa nuova tecnologia, dobbiamo portare in alto il primato dell’Italia. L’11 giugno 2021 è stato inaugurato il DART | Dynamic Art Museum a Milano:

«DART è il primo e unico Museo di Arte Dinamica al mondo che espone capolavori provenienti da un network esistente di collezionisti privati di tutto il mondo.»

Dobbiamo ancora rimanere nel capoluogo lombardo per registrare un nuovo record, quello del primo monumento al mondo ad essere inserito nel metaverso. Stiamo parlando dell’Arco della Pace che domina corso Sempione da più di 180 anni. Tra lo scorso 30 dicembre – 1 gennaio è stato “rivestito” digitalmente da un flusso di opere d’arte, della letteratura e, per non farsi mancare niente, è stata inclusa la digitalizzazione del cielo notturno sopra l’italia per gentile concessione della NASA:

«L’operazione nasce con l’intento di avvolgere l’Arco della Pace in un intimo abbraccio, come a proteggerlo dalla senescenza che lo scorrere del tempo potrebbe riservargli. Un coro affiatato che inneggia alla Pace con un messaggio molto potente: l’innovazione non è nemica della tradizione, ma una complice appassionata e fedele»

Fonte: https://www.exibart.com/mercato/nft-larco-della-pace-e-il-primo-monumento-del-metaverso/

La storia sul Web

Proviamo un attimo a pensare a quante persone non piace questa disciplina, ognuno di noi sicuramente ne conoscerà a bizzeffe. O magari proprio a te che stai leggendo, la storia non va proprio giù. No sto scherzando, sennò non saresti arrivato/a fino a questo punto dell’articolo e forse neanche l’avresti aperto. Siparietto a parte, si può comunicare questa materia in modo da farla arrivare a tutti? Non c’è neanche bisogno di ricadere sulla comprovata influenza che gli Angela, padre e figlio, hanno avuto sulla divulgazione storica. Conviene qui parlare di un mezzo in origine laterale, ma che da qualche anno sta prendendo il sopravvento in questi ambiti. I social, gli ultimi arrivati dopo il testo a stampa e la televisione, hanno fatto da booster in tema di divulgazione risvegliando l’interesse con metodi innovativi e dinamici.

Questo è il caso di Marco Cappelli di “Storia d’Italia” (https://italiastoria.com/), il primo progetto italiano ad essere in grado di competere a livello internazionale. Il 9 novembre 2020 infatti ha ricevuto l’ambito premio di “Best non-English podcast” dei “Discover podcast awards”, una sorta di Oscar del settore. Non a caso è il suo punto forte, il mezzo principe grazie al quale è riuscito ad arrivare a numeri considerevoli, 50.000 su Facebook, 14.000 su Instagram, con addirittura 1.5 milioni di ascolti su Spotify.

Chiaro esempio di come la pura passione possa portare a risultati qualora lo si voglia davvero. D’altronde se ci si diverte in prima persona, si può far divertire anche gli altri cogliendone l’attenzione. L’attività di podcasting è affiancata da quella sui social propriamente detti, capaci di coprire sfere d’attenzione diverse, legate alla forma scritta e a quella visiva attraverso le immagini. In uno scambio avuto qualche giorno fa, alla domanda se ritenesse che il digitale abbia influito sui metodi di ricerca e comunicazione, ha saggiamente risposto così:

«Per me fare divulgazione sui social non è in un certo senso diverso da qualunque altro mezzo: ci vuole rigore scientifico, attenzione, umiltà. La grande differenza è la pazienza di sisifo che occorre dimostrare a volte nella “moderazione” dei commenti. É il bello dei social: la relazione diretta con i lettori, ma è anche un’arma a doppio taglio»

Fonte: https://italiastoria.com/chi-sono/

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