Il 17 agosto 1916, a causa di una caduta da cavallo, si spense in provincia di Verona Umberto Boccioni. Nell’anniversario della morte, si torna a riflettere sul suo contributo artistico e intellettuale nel panorama italiano.

L’artista, originario della Calabria, in poco meno di 40 anni di vita si affermò come uno dei maggiori esponenti della corrente del Futurismo. Le sue opere sono caratterizzate da una singolare ricerca della rappresentazione del movimento nello spazio e sono ricche di colori e linee curve.
Scrittura, Scultura e Pittura
Oltre ad essere stato un grandissimo artista, i meriti di Boccioni si riconoscono anche nel campo della ricerca intellettuale. Già a 18 anni, infatti, collaborò con giornali della provincia di Catania dove si era trasferito col padre e scrisse il suo unico libro dal titolo “Pene dell’anima”. Il primo punto di svolta nella sua carriera fu sicuramente l’essere stato allievo di Giacomo Balla, nel 1902 a Roma: grazie a questa esperienza accrebbe la sua consapevolezza artistica e riuscì ad esporre le sue prime opere in diverse mostre a Roma, Padova e Parigi. La sua ambizione e curiosità lo portarono a viaggiare in tutta Europa alla continua ricerca di nuovi stimoli e idee innovative. Si recò spesso a Parigi, a Vienna, soggiornò per qualche tempo in Russia ed ebbe la possibilità di confrontarsi personalmente con Picasso nel 1911.

Il “Futurismo” e i suoi manifesti
Il Futurismo è un movimento culturale italiano sviluppatosi intorno al 1910. Alcuni dei temi peculiari sono l’esaltazione della velocità e del dinamismo, il potere della tecnologia, l’elogio della guerra e il rifiuto delle forme artistiche del passato. Uno dei mezzi di divulgazione più utilizzato fu proprio il Manifesto, un elenco dei punti cardine del movimento che venivano espressi attraverso le varie forme d’arte. Marinetti, autore italiano a cui si deve il nome stesso del movimento, fu il primo a pubblicare su varie riviste anche europee il “Manifesto del Futurismo”. Boccioni, impegnato nella ricerca teorica del suo lavoro artistico e soprattutto nello studio del dinamismo nello spazio, abbracciò i principi del Futurismo e collaborò attivamente con la pubblicazione sia del “Manifesto dei pittori futuristi” nel 1910 sia del “Manifesto tecnico della scultura futurista” nel 1912. Tutto ciò a dimostrazione del grande coinvolgimento intellettuale dell’artista e della sua sete di novità e sperimentazione.
L’eredità intellettuale e il ritratto di Floreani
Forse una banale caduta da cavallo ha privato il mondo di un artista che probabilmente avrebbe potuto contribuire in modo ancora più rilevante all’innovazione culturale; resta certo, però, che Boccioni non è passato inosservato durante i suoi anni di attività. Ne è sicuro Alberto Floreani che, dopo aver raccolto tutto il materiale disponibile sull’artista, nel 2017 ha pubblicato il saggio “Umberto Boccioni. Arte – Vita”. Secondo Floreani, la figura di Boccioni non è stata abbastanza attenzionata dalla critica che, al contrario, ha tentato di “Lasciare Boccioni in un cono d’ombra”. Attraverso queste pagine ne ha delineato personalità e genio, sottolineando come il suo contributo sia stato inestimabile per l’evoluzione del movimento futurista. In un’intervista egli ne riafferma l’importanza artistica aggiungendo che “Senza Boccioni, il Futurismo così come lo conosciamo nelle arti, non sarebbe semplicemente esistito”.