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Uccidere un nazista ti rende colpevole in egual modo? Hannah Arendt, la banalità del male e discorsi sulla colpa

Uccidere un nazista ti rende colpevole in egual modo? Hannah Arendt, la banalità del male e discorsi sulla colpa

Durante la visione di Hunters, la nuova serie originale Amazon Prime Video ci si pone molte volte il quesito: ” ma è realmente giusto uccidere i nazisti?”. io ritengo che ci possa rispondere la filosofa Hannah Arendt, con il suo trattato:” la banalità del male”

Almeno una volta nella vita, ci viene posto il quesito: “uccideresti Hitler da bambino?” un quesito semplice ma allo stesso tempo pieno di sfumature e complessità, la banalità del male; hunters e tante altre opere sanno porre questo quesito che solo la nostra etica tramite l’ aiuto di queste opere può rispondere.

Genocidio di nazisti?

La serie ambientata a New York nel 1977 ci mostra un ebreo sopravvissuto  all’ olocausto desideroso di vendetta, per ottenerla riunisce una vera e proprio task-force per annientare i nazisti che vivono negli USA sotto false identità, come se fossero cittadini americani senza una fedina penale sporca, i quali stanno pianificando la nascita del quarto Reich. La serie nata dal’ idea del famoso regista Jordan Pelle oltre ad essere intrattenimento e anche una forte fonte di critica sociale, denuncia un sistema marcio come quello americano post seconda guerra mondiale, dove molte istituzioni salvarono diversi scienziati nazisti per farli lavorare nella Nasa.

Ma è realmente giusto uccidere i nazisti? Hannah Arendt in passato ha già esposto un analisi molto attenta della questione, con il trattato filosofico “La banalità del male”. Hannah segui i 120 processi di Adolf Eichmann come inviata per il giornale “New Yorker”, Adolf Eichmann venne catturato in argentina nel 1960 e fù condannato a morte nel 1962 per aver coordinato l’ organizzazione dei trasferimenti degli ebrei verso i campi di concentramento e di sterminio. Il risultato del processo e le sue considerazioni furono riunte e scritte sul giornale per poi essere pubblicate nel libro ” La banalità del male”

La banalità del male

Nel trattato possiamo vedere i primi collegamenti con la serie, difatti la Arendt si trova dinanzi un uomo comune, come tutti gli altri e anche nella serie questa questione viene molto trattata, di come quei mostri in realtà nell’ aspetto non sembravano assassini ma persone normali come tutti noi. Hannah Arendt ci espone una visione molto curiosa del caso, ovvero la relazione fra la facoltà di pensare cosa sia realmente giusto o sbagliato, e di come Eichmann nelle azioni da lui fatte fossero “più che mostruose, ma chi le fece sembrava normale ne demoniaco ne mostruoso”, non lo riteneva un uomo stupido ma bensì un uomo incapace di avere un’ opinione. E ciò lo rendeva, o meglio li rendeva (dato che oltre ad eichmann esistevano altri uomini come lui)  terribilmente normale.
E questa normalità è più spaventosa di tutte le atrocità messe insieme, in quanto, implica come già esposto a Norimberga un nuovo tipo di crimine, queste persone commettono questi crimini in circostanze che quasi gli impediscono di accorgersi o di sentire che agisce male. La Arendt conclude affermando che la banalità significa senza radici non radicato nei “motivi cattivi” o “impulso” o “forza di tentazione”.
Continua affermando anche che “il male non è mai radicale ma soltanto estremo, e che non possegga nè la profondità nè una dimensione demoniaca.  Esso può invadere e devastare tutto il mondo perchè cresce in superficie come un fungo. Esso sfida come ho detto, il pensiero, perchè il pensiero cerca di raggiungere la profondità, andare a radici, ed nel momento in cui cerca il male, è frustato perchè non trova nulla.
Questa è la sua banalità... solo il bene ha profondità e può essere integrale.”

Definire l’ indefinibile

La serie come il trattato filosofico ci lasciano con una forte immagine di “normalità” è impressionante come l’ essere umano nel suo immaginario non abbia un concetto astratto di mostro nazista nella sua forma, e non avendo un prototipo concreto per definirlo esso può nascondersi fra la società come nulla fosse, nella serie più volte ascoltiamo la frase: “può essere il nostro vicino ” e questo sconvolge la mente dello spettatore come ha sconvolto Hannah Arendt alla vista di Adolf Eichmann. Possono trovarsi fra noi, ovunque andiamo, possiamo trovarlo nella fila alla cassa o dal gelataio, e noi come singolo siamo realmente capaci di ucciderlo? Ciò è definibile dalla nostra etica, ogni persona ha una sfumatura di pensiero propria, non si può creare una definizione oggettiva di cosa sia realmente giusto o sbagliato.

 

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