Il Superuovo

The Space between Us: esploriamo una importante complicanza medica dei viaggi spaziali

The Space between Us: esploriamo una importante complicanza medica dei viaggi spaziali

The Space Between è un film Netfilix del 2017, drammatico e di azione, con protagonista Asa Butterfield.

I due protagonisti del film, Tulsa e Gardner.

La pellicola racconta delle vicende di un ragazzo nato su Marte il quale intrattiene una relazione a distanza con una ragazza sulla Terra, rapporto che viene ostacolato da alcune complicazioni mediche del ragazzo.

The Space between Us: trama del film

In questa avventura spaziale, il film inizia con uno space shuttle che parte per la prima missione umana con lo scopo di colonizzare Marte. Subito dopo il decollo, si scopre che una fra gli astronauti è incinta. Poco dopo l’atterraggio sul suolo marziano, la donna muore di complicazioni post-partum, dando alla luce il primo essere umano nato sul pianeta rosso, non rivelando chi fosse il padre. Da qui partono poi le vicende di Gardner Elliot, un ragazzo molto riflessivo ed intelligente che raggiunge l’età di 16 anni interagendo soltanto con 14 persone in tutta la sua vita. Mentre cerca notizie ed informazioni riguardo suo padre, Gardner inizia anche una relazione a distanza con una ragazza del Colorado di nome Tulsa. Quando riesce a tornare sulla Terra, il ragazzo è desideroso di fare tutte quelle esperienze di cui aveva soltanto letto su Internet su Marte, dalla più stupida alla più fantastica. Ma quando la sua esplorazione inizia, gli scienziati scoprono che il corpo di Gardner non riesce a sopportare la atmosfera terrestre, più pesante e meno rarefatta di quella marziana. Gardner, pertanto, sfugge al team di scienziati e si unisce a Tulsa in una corsa contro il tempo per scoprire le sue radici e quale sia il suo posto nell’universo.

Ossa: la gravità gioca un ruolo fondamentale

Nel film, il protagonista soffre di una patologia legata alle ossa; in particolare, il suo tessuto osseo è troppo rarefatto per sostenere le attività più basilari sul pianeta Terra. Oggi, è noto che il processo di rimodellamento osseo dipende anche dalla gravità dell’ambiente in cui noi ci troviamo. Questo processo molecolare, che si verifica continuamente nel nostro organismo, vede come protagonisti tre classi di cellule fondamentali: gli osteoblasti, gli osteoclasti e gli osteociti. L’equilibrio fra il riassorbimento e la deposizione di nuovo tessuto osseo dipende dal rapporto osteoprotegerina/RANKL. Alcuni tipi di sostanze, come IL-1/6 riescono a ridurre il quantitativo di osteoprotegerina, inducendo un aumento indiretto di RANK-L, favorendo il differenziamento degli osteoclasti, responsabili del riassorbimento di matrice ossea. Invece, molecole come FGF/IGF sono responsabili della sintesi di osteoprotegerina, che agisce da competitore con RANK-L per il medesimo recettore, favorendo la deposizione di nuova matrice ossea. Le ossa, pertanto, rappresentano un elemento fondamentale per il corretto sviluppo della restante parte del nostro organismo, dal momento che hanno sia una funzione di impalcatura che di protezione degli organi interni, determinando un processo funzionale per il quale una rarefazione determina una difficoltà nella esecuzione delle basilari azioni umane, nonché un aumento del rischio di danno agli organi interni per fragilità strutturale.

Immagine al microscopio di sezione di osso umano.

Meccanotrasduzione ossea: il principio alla base

La terza classe di cellule riguarda i cosiddetti osteociti, osteoblasti intrappolati in delle lacune nelle ossa, circondati da matrice extracellulare. Essi sono in grado di percepire la gravità e le forze agenti sull’osso, modulando i processi di rimodellamento. Oggi si pensa che in questo processo, detto di meccanotrasduzione, siano coinvolti recettori delle integrine, canali ionici e il cilium primarium, fondamentale nella percezione delle forze meccaniche. Questi sensori aumentano la sintesi di ATP, calcio e prostaglandine, che hanno effetto modulante positivo per gli osteoblasti, favorendo la osteogenesi.
La assenza di gravità, pertanto, favorirebbe la rarefazione del tessuto osseo, associata anche a delle alterazioni volemiche che riducono la presenza di calcio, stimolando altresì la sintesi di PTH, coinvolto anch’esso nel riassorbimento della matrice ossea.

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