La stop motion diventa strumento di critica della società.

Vediamo insieme come il prodotto dolceamaro nato dalla penna di Emma Walsh è una metafora esplicita di quanto il consumismo ci stia letteralmente mangiando vivi.
Tematicamente impegnato
“The House”, creato per Netflix da Emma de Swaef, Marc James Roels, Niki Lindroth von Bahr, Paloma Baeza, non è un “cartone” come “Bambi”, “La bella e la bestia” o “Alla ricerca di Nemo”. È un film apparentemente tranquillo e facilmente comprensibile, che con il passare dei secondi, dei minuti si rivela angosciante e cupo. La calma e la spensieratezza dei primi attimi svaniscono pian piano, lasciando posto all’inquietudine, a una forma di disagio che può essere superata solo capendo il vero messaggio che gli autori di quest’opera hanno voluto trasmettere. Questo film, infatti, potrebbe essere facilmente criticato da chi, incapace di vedere i problemi della società contemporanea, decida di soffermarsi solo sulle strane metamorfosi proposte dagli autori. “The House” è composto da tre storie (“E dentro di me, si tesse una menzogna”, “È smarrita la verità che non si può vincere”, “Ascolta bene e cerca la luce del sole”) che ruotano intorno a un luogo che con il passar degli anni e dei secoli è diventato simbolo dello status sociale di una persona o di un’intera famiglia: la casa. Costantemente curata, arricchita e ingrandita, la casa divora, distrugge i protagonisti delle storie narrate. Non solo personaggi umani, ma anche gatti e topi. Tutti interamente realizzati grazie alla sempre più accattivante tecnica della “stop motion”.

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Realisticamente creato
Ci sarà già capitato di vedere un film d’animazione realizzato con questa tecnica. Basti pensare, ad esempio, a “La sposa cadavere” o a “Nightmare before Christmas”: capolavori del talentuosissimo Tim Burton. Ai suoi lavori, potremmo aggiungere “L’isola dei cani”, “Fantastic Mr. Fox” o “Coraline”. Sarà un caso che molti di questi cartoni siano stati candidati agli Oscar? Beh, credo proprio di no. I corti o i lungometraggi nati grazie alla tecnica della “stop motion” sono dotati molte volte di una cura dei dettagli al quanto realistica e di difficile raggiungimento per molti film d’animazione interamente creati al computer. Questo realismo spesso si unisce alla semplicità dello sfondo che mette inevitabilmente in risalto il protagonista e la sua storia. Perciò, quale tecnica migliore per un film d’animazione tematicamente impegnato come “The House”?
Sapientemente ideato
L’utilizzo di materiali veri, e non di linee fittizie tecnologicamente prodotte, ha permesso ai protagonisti di queste tre storie di prendere vita. O forse “prendere vita” è l’espressione sbagliata? Molto probabilmente sì, dato che almeno nelle prime due storie i personaggi vengono letteralmente inghiottiti, trasformati dalla loro casa e nella loro casa e, metaforicamente, dalla loro ossessione per tende costose e cucine all’avanguardia. La situazione cambia nella terza storia che non è una fotografia del presente, bensì un augurio per le generazioni future. Generazioni che, solo dopo aver perso tutto, capiranno davvero l’importanza di voltare pagina per andare incontro a un destino diverso e forse migliore. Questo articolo avrebbe potuto contenere le trame di ognuna delle tre storie e invece no, lettori. Sta a voi andare al di là delle sterili immagini, capire il senso e trovare l’inganno.