Tetris-mania

 

Nell’ambito del disturbo post-traumatico la scienza ha compiuto dei passi avanti, trovando una soluzione originale e divertente per aiutare i pazienti: il gioco del Tetris. Il videogame, conosciuto come uno dei classici del retro-gaming più famosi al mondo, fu inventato da Aleksej Leonidovic Pazitnov, allora un giovane ricercatore che lavorava presso l’Accademia delle Scienze dell’URSS di Mosca.

Alexander Leonidovic Pazitnov

Il videogioco russo divenne popolare in tutto il mondo verso la fine degli anni ’80, entrando nel novero di tutte le console conosciute, tra le quali il Game Boy. Un’équipe di ricercatori del reparto di medicina psicosomatica e di psicoterapia della Ruhr-Universität Bochum e della Karolinska Instituet in Svezia ha effettuato un esperimento che coinvolgeva 20 pazienti. Questi ultimi presentavano tutti le medesime caratteristiche: una diagnosi da disturbo post-traumatico con relativi sintomi, ovvero ricordi visivi ricorrenti e involontari relativi alle esperienze traumatiche. I volontari hanno scritto una delle loro memorie traumatiche e stressanti su di un foglio di carta, che è stato poi strappato; il contenuto del ricordo è rimasto segreto. Successivamente, i 20 partecipanti hanno giocato a Tetris su un tablet per 25 minuti. I pazienti hanno sempre riportato flashback ogni volta diversi, per esempio esperienze di violenza in diverse situazioni, il cui contenuto è stato registrato in un diario durante le settimane. A seguito di questo intervento speciale, i cambiamenti riscontrati nei pazienti nei giorni e nelle settimane successive all’intervento riguardavano la diminuzione della frequenza solamente dei flashback il cui contenuto era stato specificato durante lo studio. Al contrario, il numero degli episodi è rimasto relativamente costante per quanto riguarda i flashback il cui contenuto non è stato specificato. I ricercatori hanno teorizzato che nel momento in cui il paziente visualizza la memoria stressante nel dettaglio, le aree del processamento visuo-spaziale nel cervello si attiverebbero. Quelle stesse aree sarebbero, inoltre, importanti e attive durante il gioco del Tetris, che creerebbe un’interferenza indebolendo le tracce mnestiche legate al ricordo traumatico. Questo studio ha dunque permesso ai ricercatori di elaborare una possibile strategia vincente e di accompagnamento alla cura dei traumi psicologici, ricorrendo a metodi molto originali.

Quali sono gli altri effetti positivi del Tetris?
Grazie a una ricerca effettuata da Jessica Skorka-Brown della School of Psychology della Plymouth University in Gran Bretagna, è stato riscontrato che questo videogioco non si limita a intervenire sui traumi, ma aiuta le persone a controllare gli impulsi e i vizi individuali. Attività condotte in maniera compulsiva quali mangiare, bere alcool, fumare o fare sesso possono essere controllate grazie alla funzione visuo-spaziale. L’esperimento è stato eseguito su 31 soggetti che per una settimana hanno avuto un diario dove riportavano i loro impulsi. Metà di loro ha giocato a Tetris nel momento in cui sentiva arrivare l’impulso, mentre l’altra per ovviare al desiderio si limitava a compilare un questionario sui propri istinti. Ne è emerso che il primo gruppo di individui ha dimostrato una diminuzione della messa d’atto degli impulsi del 14%, mentre il secondo non dimostrava significativi miglioramenti. Secondo uno studio della rivista Current Biology pubblicato dalla BBC, Tetris sarebbe anche utile alla correzione dell’occhio pigro.

Può un gioco effettivamente curare una patologia?

Sicuramente è difficile affermare che un intrattenimento ludico possa guarire una patologia psichica, ma nella sua capacità di distrazione del soggetto può certamente convogliarne l’attenzione e l’energia verso obiettivi positivi. I traumi sono considerabili come ricordi spiacevoli, cui l’immaginazione di un individuo approda malvolentieri. Spesso, nel tentativo di esorcizzare questi pensieri, non si fa altro che rievocarli, finendo in una spirale di ‘masochismo’ involontario.

Quali conseguenze potrebbe avere una ricerca di questo genere nel campo della cura dei traumi psico-patologici?

Non è impensabile immaginare che, come è avvenuto per il Tetris, possano esservi altri videogiochi in grado di aiutare i pazienti ad affrontare la malattia. Occorrerebbe approfondire la ricerca qui descritta per capire se vi siano altri videogame in grado di stimolare aree diverse del cervello, intaccate da differenti patologie psichiche.

Nel frattempo, tutti gli appassionati retro-gamers ora avranno un motivo in più per lodare i giochi del passato e gli adolescenti un pretesto per ribattere contro i genitori molesti che rimproverano i figli “perchè i videogiochi fanno male”.

                                                                                               Francesco Alex Colaci

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