Test di ingresso universitari e sogni infranti: ecco i limiti del diritto allo studio

Come e perché è un test a decidere il tuo futuro

Ad oggi la maggior parte dei corsi universitari in Italia prevede il numero chiuso: cioè la possibiltà di accedervi solo dopo il superamento di un test di ingresso iniziale di natura nazionale o locale che, ormai da anni, mette alla prova gli studenti che non devono solo fare i conti con la difficile scoperta di ciò che vogliono diventare ma anche con ciò che è possibile fare.

Storia dei test di ammissione

Hai poco più di diciotto anni e credi di avere il mondo in mano appena uscito dalle scuole superiori, eppure ti trovi davanti ad una delle scelte più importanti della vita: decidere cosa ne sarà del tuo futuro. Se da piccoli rispondere alla domanda cosa vuoi fare da grande? era bello perché ti dava la possibilità di spaziare in lungo e in largo con la fantasia, una volta cresciuti quella domanda diventa un interrogativo preoccupante perché diventare un medico, un avvocato, un pilota, un astronauta non sembra più tanto semplice. Se infatti da un lato è certo che con passione, bravura e studio tutto è superabile e che non bisogna mai perdere la speranza, viene spontaneo chiedersi perché i test di ingresso universitari, a cui gli studenti dedicano mesi e mesi di preparazione, siano diventati necessari. Ciò lo ha stabilito la legge 264 del 2 agosto del 1999giustificando la scelta con la necessità di combattere l’affollamento in alcuni corsi, garantendo così ai pochi selezionati, degli standard di preparazione migliori. La legge ha previsto così degli accessi programmati a livello nazionale (medicina, architettura etc.) in cui il test è erogato su tutto il territorio in maniera simultanea, e a livello locale, lasciando in questo caso spazio all’autonomia decisionale dei singoli atenei.

Test di ammissione ai tempi del covid

Anche i test universitari quest’anno dovranno fare i conti con il pericolo del contagio da Corona virus. E’ per questo che gli studenti di tutta Italia, già abbondantemente immersi nella preparazione per i test, si stanno chiedendo quali saranno le modalità con cui si svolgeranno le prove, cosa che il MIUR non ha ancora ben chiarito, probabilmente in attesa dei nuovi dati che diano un quadro aggiornato e più chiaro della situazione. Quello su cui invece il Corona virus ha inciso sono le date in cui si svolgeranno le prove, che, lo scorso 20 maggio sono state aggiornate. Il test di medicina si svolgerà infatti il 3 settembre mentre quello in lingua inglese il 10, il test di architettura entro il 25 settembre, professioni sanitarie l’8 e quello per l’accesso a scienze della formazione primaria il 16 settembre. Molte sono le ipotesi circa le novità che verranno introdotte: sicuramente una modalità a distanza, come avviene per gli esami universitari, non è da tenere in considerazione, poiché non darebbe le garanzie di trasparenza necessarie sullo svolgimento delle prove. Si pensa piuttosto alla divisione in più gruppi di studenti che svolgeranno il test in contemporanea, ma si attendono maggiori informazioni, finalmente certe dal Miur.

Il diritto allo studio

Ci si è a lungo interrogati su quanto siano giusti o meno i test di ingresso universitari e quanto, di fatto, garantiscano agli studenti il diritto di realizzarsi e concretizzare quelli che da bambini erano solo dei sogni troppo grandi. A questo proposito risuona forte e chiaro l’invito della Costituzione all’art. 34 di garantire ai capaci e meritevoli il raggiungimento dei gradi più alti degli studi, compito che dovrebbe assolvere la Repubblica ma che difronte a test a sbarramento, domande il più delle volte fuorvianti e posti limitati nei vari corsi, sembra ormai essere un’utopia. Un altro dubbio è dato dal metodo con cui gli studenti vengono selezionati: quanto possiamo essere certi del fatto che essi siano il modo migliore per testare le capacità dei futuri professionisti? Non sarebbe forse più giusto lasciare che la selezione avvenga nella maniera più naturale possibile e sul campo, non imponendo a nessuno di reprimere le proprie attitudini? Certo è che bisogna tenere conto delle ragioni per le quali i test di ammissione ad alcune facoltà hanno ragione di esistere: anzitutto perché corsi a numero più limitato e meno affollati dovrebbero garantire una gestione della didattica più efficace, ma anche per ovvie ragioni economiche. L’ordinamento ha infatti cura di non provocare una sproporzione tra il numero dei laureati e gli effettivi posti disponibili per l’occupazione, problema che affligge ormai da tempo in particolare la facoltà di medicina a causa dello scarso numero di borse di specializzazione a disposizione dei neolaureati.

Se purtroppo ad oggi l’ordinamento propone esclusivamente questa come soluzione, spetta ai giovani l’arduo compito di prendersi il proprio futuro, coltivando le proprie passioni, credendo in sé stessi e soprattutto non arrendendosi ai primi ostacoli. Diventa ciò che sei! diceva Nietzsche in Ecce Homo, e questo è l’unico augurio che possiamo rivolgere ai giovani  studenti.

Ascoltatemi! Perché sono questo o quello. E soprattutto non scambiatemi per altro! (Friedrich Wilhelm Nietzsche)

 

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