Partiamo dal presupposto che come Mourinho dieci anni fa, nemmeno Steven Zhang è un pirla. Il suo curriculum parla per sé: laurea alla Wharton, una delle più importanti università al mondo per quanto riguarda la gestione aziendale (la stessa di Donald Trump per intenderci) e offerte dall’MIT e dalla Duke rifiutate per andare subito a lavorare da Morgan Stanley, una delle banche d’investimento più grandi degli States.

Il giovane rampollo non è sicuramente l’ultimo arrivato, ma in un mondo come quello di oggi è difficile trovare chairmen così giovani e con così poca esperienza in posizioni tanto elevate. Per questo, oltre che a sé stesso, il buon Steven deve un enorme ringraziamento al padre: Jindong Zhang.

Jindo’ fa caldo

La storia di Jindong è quella che tutti sognano, una di quelle che si vedono nei film, è la storia del self-made man per eccellenza venuto fuori dal nulla. Dalle stalle alle stelle. L’imprenditore cinese nasce cinquantacinque anni fa ad Anhui, la più povera delle province lungo il corso del Fiume Azzurro, questo però non gli impedisce di frequentare l’università. Zhang si laurea così in letteratura cinese all’università di Nanchino. Dato che all’epoca McDonald’s non era però ancora sbarcato in Cina decide di andare a lavorare in una fabbrica di tessuti dove rimarrà per quattro anni.

Anhui, Cina

Nel 1990 arriva la svolta e decide di abbandonare il posto fisso per mettersi in proprio col fratello Zhang Guiping. I due decidono quindi di aprire un negozio di elettrodomestici specializzato nella rivendita di condizionatori. Un campo completamente diverso, una sfida del tutto nuova che farà però le fortune del magnate cinese.

Fozza Inda

Da un piccolo negozietto all’ angolo tra Jangsu e Ninghai road – vie che daranno il nome alla società: Jiang-SU NING-hai – Zhang si espande creando il gruppo Suning, trasformando quello che prima era un punto vendita locale in un’enorme multinazionale con 1700 negozi tra Cina, Giappone e Honk Kong in grado di dare da mangiare a 13000 famiglie. Nel 2004, in meno di 15 anni, la società si quota in borsa e diviene la nona azienda più grande della Cina, con un fatturato totale che si aggira intorno agli 80 miliardi di dollari. Zhang entra così nella prestigiosa lista di Forbes con un patrimonio personale stimato sui 6,4 miliardi di dollari.

Negli anni Suning è diventata una holding andando quindi ad inserire al proprio interno numerosi settori che spaziano dagli elettrodomestici all’immobiliare, passando per la tv e soprattutto per lo sport. È infatti il giugno del 2016 quando la Suning Holdings acquista prima il 68,55% dell’Inter, diventandone così azionista di maggioranza, per poi il 25 ottobre 2018 acquisirne il 100%.

Ambition is sexy

Quella di Zhang è una di quelle storie veramente belle da raccontare perché in ogni sua sfaccettatura è in grado di ricordare a chi l’ascolta che il “se vuoi puoi” non è una storiella per bambini. Jindong è partito veramente dal nulla, senza niente se non voglia di lavorare, sudore e fatica, è quindi un meraviglioso reminder a ricordare che tutti, anche tu che stai leggendo, possono perseguire i propri sogni con impegno e costanza. Non è facile, ma se fosse facile ce la farebbero tutti.

Jindong Zhang (sinistra) e Steven Zhang (destra) (Photo by Claudio Villa – Inter/Inter via Getty Images)

Steven Zhang è diventato presidente dell’Inter a soli 26 anni, alla sua età il padre aveva appena mollato il proprio lavoro nel tessile per ricominciare da zero. Un curiosa coincidenza che fa da monito a chiunque pensasse di non essere più abbastanza giovane per inseguire le proprie passioni. La Storia di Zhang senior parla da sé: non è mai troppo tardi, buttatevi.

 

 

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