Storie di scrittrici: ecco perché Lady Whistledown sarebbe andata d’accordo con Christine de Pizan

Chissà come sarebbe Bridgerton, se fosse ambientato nella Francia medievale anziché nell’Inghilterra di Giorgio III (leggi regina Carlotta). Lingua e gonne a balze a parte, non molto diverso.

(Allarme spoiler!) Pochi giorni fa sono usciti su Netflix gli episodi finali della terza stagione di Bridgerton, che vede protagonisti Colin Bridgerton e Penelope Featherington. Ma non è solo l’epilogo della loro storia d’amore ad aver finora tenuto in banco i fan della serie: come farà Penelope a gestire il suo segreto? Ora che diventerà moglie del rampollo di una delle famiglie più stimate della società londinese, ammetterà di essere Lady Whistledown? Ciò che sappiamo per certo è che essere una donna scrittrice, in un’epoca in cui le donne erano educate a diventare esclusivamente mogli e madri, non è solo anticonvenzionale; è anche rischioso, soprattutto se si ha un grande potere e si impara ad usarlo poco a poco. Si può dire che, dopotutto, la vicenda di Penelope non è molto diversa da quella di Christine de Pizan, la prima scrittrice professionista della storia.

“Lady Whistledown è potere”

È l’affermazione con cui Penelope Featherington si rivela come Lady Whistledown, rivendicando non solo la sua identità, ma anche il prestigio derivato da quello che ha reso un vero e proprio business. Nel corso di tre stagioni abbiamo assistito al glow up di Penelope: da “tappezzeria”, oggetto misterioso passato il più delle volte inosservato agli occhi dell’alta società, a gemma splendente, che ha lasciato tutti a bocca aperta semplicemente restando se stessa e uscendo dal suo angolo d’ombra.

Gli spettatori conoscono il segreto di Penelope già dalla fine della prima stagione. Pian piano, però, ha iniziato a scricchiolare, e sempre più persone ne sono venute a conoscenza: prima Madame Delacroix, modista della nobiltà di Mayfair, poi Eloise e infine Colin, suo grande amore nonché futuro sposo, il quale l’ha colta di sorpresa pochi giorni prima delle nozze mentre tentava di proteggere se stessa e i suoi affetti da chi stava cercando di strapparle un’identità costruita con tanta fatica e sacrifici.

Non si entra subito in sintonia con Lady Whistledown/Penelope. Dopotutto, non è crudele lucrare sui pettegolezzi, che spesso toccano aspetti privati e delicati della vita di finisce nella rubrica della scrittrice più amata e odiata di Londra? Certo che lo è, ma è anche ipocrita condannarla se ci si fionda ad acquistare l’opuscolo fresco di stampa ogni volta che gli strilloni corrono ad annunciarlo per le vie della città. Soprattutto se ridi sotto i baffi del malcapitato di turno che è passato sotto le forche caudine della Whistledown, e al giro successivo sei tu a disperarti per esserci finito. Quando la situazione le sfugge di mano, se ne rende conto anche Penelope: fa ammenda delle sue colpe e promette di usare la penna più responsabilmente, ma, al contempo reclama quanto costruito. Scrivere dei pettegolezzi di Mayfair non solo le ha dato voce, a lei, donna, che è sempre stata inascoltata anche dalla sua stessa famiglia, ma le ha permesso di fare giustizia e smascherare i furfanti che credevano di poter incastrare degli innocenti e farla franca. Certo, talvolta ha usato questo potere a sproposito: ma è un potere che si è creata e che ha difeso da sola, senza l’aiuto di nessuno (tantomeno di un uomo!) e che adesso, avendo imparato dai suoi errori, è disposta a usare a fin di bene. Vedremo!

Christine de Pizan: la prima scrittrice della storia

Christine de Pizan, al secolo Cristina da Pizzano, è stata la prima donna a concepire sé stessa come scrittrice di professione. Il padre, Tommaso da Pizzano, era un medico e astrologo che, appena dopo la sua nascita, avvenuta a Venezia nel 1365, fu chiamato alla corte del re di Francia, dove dopo qualche anno lo raggiunse il resto della famiglia. Insegnò alla piccola Christine a leggere e scrivere, e le trasmise l’amore per la cultura e il sapere. Ciononostante, fino a un certo punto la sua vita segue un corso “ordinario”: a 15 anni sposò un segretario del re, dal quale ebbe tre figli. Alla morte del marito, avvenuta dopo dieci anni di matrimonio, Christine, insieme al dolore e alla solitudine, scopre anche le libertà che derivano dall’essere una donna indipendente e colta. Decide infatti di non risposarsi e di farsi carico in prima persona della sua famiglia; inizialmente le difficoltà non mancano, poiché degli affari si era sempre occupato il marito senza coinvolgerla, pur essendo una donna istruita, prudente e saggia.

Gli oneri economici non sono la sola cosa che Christine sperimenta appena rimasta vedova. Riscopre, infatti, la passione per la lettura, alla quale affianca quella per la scrittura: per qualche anno scrive per sé, soprattutto poesie, che presto vengono lette e apprezzate a corte. Così, la sua fama di “donna scrittrice” si diffonde rapidamente, e giunge voce anche al duca di Borgogna, che le commissiona un libro sulla vita del re Carlo V il saggio: è così che Christine de Pizan diventa la prima donna a scrivere un libro di storia. Inizia quindi a scrivere su commissione, di qualunque argomento: trattati filosofici, politici, di storia, arte militare, attualità, oltre a poesie d’occasione. In sette anni scrive ben quindici libri, di cui lei stessa supervisiona la redazione e la pubblicazione, con la cooperazione di copisti e miniatori professionisti, che spesso la ritraggono nelle sue attività.

“La città delle donne”, un’utopia al femminile

Mentre Christine scrive, la Francia si trova nel pieno della Guerra dei cent’anni contro l’Inghilterra. Carlo VI è incapace di governare il regno, e i duchi suoi familiari si contendono il comando; questa competizione degenera fino alla guerra civile, che permette agli inglesi di imperversare in territorio francese. Christine non riesce ad assistere inerme a quanto le accade intorno, e impiega tutti i mezzi che ha a disposizione per scongiurare il rischio di scontri ancora più sanguinosi, lanciando un appello per la pace alla regina e a tutte le donne di Francia, che più di tutti pagano le conseguenze delle guerre.

È solo la prima di una lunga serie di riflessioni che Christine de Pizan scrive sulla condizione della donna nella società del suo tempo, motivo per il quale può essere considerata a tutti gli effetti antesignana del femminismo. Già nel 1404 indirizza a suo figlio un trattato educativo, contenente una serie di insegnamenti in cui gli raccomanda soprattutto di non ascoltare i luoghi comuni sull’inferiorità delle donne. In seguito, decide di condividere tale pensiero con un pubblico più nutrito: è ciò di cui parla nel suo trattato più famoso, “La città delle donne” (La cité des dames). Il pregiudizio più comune che Christine sfata è l’assenza di nomi femminili nel novero degli intellettuali e dotti più celebri della storia: la ragione di tale carenza è che alle donne, generalmente, non era permesso di studiare, e coloro che temerebbero di più un’inversione di tendenza non sono solo gli uomini ignoranti, che non sopporterebbero se una donna ne sapesse più di loro, ma anche molte donne stesse che, catturate dalla trappola del maschilismo, non si rendono partecipi, anzi ostacolano il cambiamento. Un po’ come Portia Featherington, salvo avvedersi del suo errore di giudizio e riconoscere i meriti di Penelope.

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