Spese scolastiche insostenibili: ecco come facevano le famiglie medievali a fronteggiarle

A Castiglion Fiorentino una mamma e due figlie sono state aiutate da una persona anonima dal cuore nobile, che ha contribuito alle spese scolastiche.  

Si tratta di un gesto molto significativo che darà alle bambine la possibilità di studiare su veri libri, sognando un futuro che possa tenerle lontane dalle difficoltà economiche.

Il lieto fine

La storia scalda il cuore e fortunatamente ha un lieto fine, nonostante ce ne siano tante senza. Si tratta di una famiglia in difficoltà, costretta a fare sacrifici vista l’impossibilità di coprire tutte le spese. La crisi economica, la pandemia e principlmente l’assenza di un lavoro ben retribuito hanno impedito alla mamma di potersi permettere dei  testi scolastici, che sono rimasti così nel deposito di un negozio. Le due ragazze, senza vergogna e con tanta voglia d’imparare hanno sopperito a questa mancanza iniziando a fotografare dalle amiche le pagine dei libri di testo. Appena trapelata la notizia, un persona della comunità castiglionese, in pieno anonimato, ha riscattato i libri dal deposito. Un gesto estremamente nobile. L’assessore all’Istruzione e Politiche Sociali, Stefania Franceschini, ha sottolineato la situazione di profonda difficicoltà. Sono tante le  persone che per vergogna o per grande dignità, non chiedono aiuto. L’augurio dell’assessore è che il pacchetto scuola della Regione Toscana venga ben presto liquidato ai comuni, poichè   finalizzato a sostenere le spese necessarie per la frequenza scolastica, tra cui rientra l’acquisto dei libri per le famiglie  in difficoltà economica.

La nascita delle università

L’università è un’istituzione che ha conservato nel tempo le sue funzioni di trasmissione del sapere, nonchè di ricerca e produzione di nuove conoscenze. La fondazione delle università risale certamente al medioevo. L’università intesa come luogo di aggregazione era invece chiamata studium. Qui si riunivano gli studenti provenienti da diverse parti d’Europa per ricevere l’insegnamento di almeno una delle tre discipline di base: teologia, legge, medicina. Il più antico centro di studi superiori, ma non una vera e propria università, fu la  scuola di medicina di Salerno, di cui abbiamo traccia nelle fonti già a partire dalla metà dell’11° secolo. Sappiamo anche che fu riordinata da Federico II di Svevia nel 1231. L’università di Bologna invece ebbe subito un più ampio sviluppo, e alla metà del Duecento oltre all’originaria facoltà di legge si aggiunsero quelle di medicina e di filosofia, e più tardi di teologia. A Roma invece nel 1303 Bonifacio VIII fonda La Sapienza, destinandole i soldi del commercio di vino. Lo Studium Urbis era simile al modello bolognese, ma se ne distingueva per il ruolo assegnatogli dal pontefice nel suo progetto di affermazione della potestà universale del papato. Federico II fondò invece la prima università  pubblica di Napoli. La fonte che ci parla della sua fondazione è un manifesto politico ed economico. Viene promessa la presenza di medici e docenti in ogni facoltà, soggiorni con case migliori e affitti calmierati a 2 once d’oro, oltre che la concessione di prestiti agli studenti.

Diritto allo studio

La notizia di attualità, fortunatamente con un lieto fine, dovrebbe far scaturire una riflessione più ampia riguardo all’importanza di poter studiare. Risalendo alla fondazione delle università in epoca medievale abbiamo avuto un’idea, oltre che delle origini delle università, anche del ruolo chiave che questa aveva nel passato e a maggior ragione dovrebbe avere oggi. Più in generale dell’importanza dell’istruzione a tutti i livelli. In questo senso la pubblica istruzione meriterebbe una spesa pubblica maggiore, sia per poter sostenere i costi sempre più elevati, ma anche come ci insegna Federico II, per poter sostenere il consumo dal lato degli studenti. Lo stesso Keynes ribadì l’importanza di  sostenere il consumo dal lato della domanda, poichè proprio questa rappresenta il nucleo essenziale della macroeconomia keynesiana. Attraverso una prospettiva meno economica e pià etica potremmo parlare dell’importanza di garantire il diritto allo studio, per formare menti  ma allo stesso tempo per evitare che bambini fin dalla giovane età possano provare il disagio di veder loro negato uno dei diritti fondamentali: quello allo studio.

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