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Due persone che coesistono in una: dall’esordire del doppio in Plauto a Fight Club

Nella commedia “Anfitrione” Plauto utilizza il tema del doppio come espediente comico, creando un precedente di eterna fortuna.

Il commediografo latino Plauto è stato il primo ad utilizzare coppie di personaggi identici per sviluppare una trama: nell’Anfitrione, infatti, Giove e Mercurio rubano le sembianze di Anfitrione e Sosia, scatenando una catena di equivoci divertenti. Un espediente ingegnoso di incredibile fortuna, disponibile a molti e più complessi sviluppi, come accade nel film “Fight Club“.

Sosia in Plauto

Quando Plauto scrisse la commedia Anfitrione, probabilmente non immaginava di aver inventato uno degli espedienti letterari più riutilizzati della storia: quello del doppio. Tanto meno poteva aspettarsi che il nome di uno dei personaggi (Sosia) avrebbe acquistato un significato proprio, ancora in uso nel XXI secolo. La narrazione prende inizio dall’interesse di Giove per la bella e mortale Alcmena, sposata al generale Anfitrione, da tempo partito per la guerra. Il re degli dei decide di prendere le sembianze del marito di lei, e giace con la fanciulla mettendola incinta. Mercurio, intanto, complice dell’inganno, è a guardia della casa dove si sta consumando l’amore, camuffato da Sosia, schiavo fidato del padrone. La vicenda si complica quando il vero Sosia si trova, però, faccia a faccia con la sua copia identica (Mercurio travestito): iniziano una serie di dialoghi insieme divertenti e profondi (si affronta il tema dell’identità e della sua perdita). La situazione giunge all’apice del paradosso quando il vero Anfitrione torna improvvisamente dalla guerra. Sin dal primo incontro con la moglie gli è chiaro che qualcosa non torna: la donna, infatti, continua ad affermare di aver giaciuto con il coniuge fino a poco tempo avanti. Dapprima il generale pensa a uno scherzo di cattivo gusto, ma quella insiste nelle sue affermazioni: Anfitrione era già tornato dalla guerra e aveva diviso il letto con lei, lasciandola in dolce attesa. Lo sposo comincia a temere che la moglie sia in preda al delirio; ma poi il dubbio: se l’avesse tradito? Qui il comico si mescola con il tragico, e Anfitrione si dispera nel sospetto dell’adulterio, che teme avvenuto con Sosia stesso come amante. Al culmine dell’equivocità, interviene, però, Giove a sistemare la faccenda: il dio svela i fraintendimenti, spiegando le modalità dell’inganno. Alcmena avrà, dunque, due figli: uno di stirpe divina concepito con il re dell’Olimpo stesso (il futuro Ercole), l’altro avuto dal marito mortale. 

Il doppio, oltre la comicità

L’accorgimento del sosia e del doppio è stato rivisitato in modi sempre nuovi: l’espediente plautino non esaurisce, infatti, la sua efficacia nell’ambito della comicità, ma si presta a molti altri generi, portando risultati sempre sorprendenti. Si pensi al modello del romanzo di Mark Twain “Il principe e il povero“, anch’esso più volte riutilizzato: un appartenente alla famiglia reale e un umile figlio di delinquenti, sorprendentemente simili nell’aspetto, si scambiano e scoprono il mondo dell’altro. In questa sede, il doppio diventa strumento di indagine sociale, utile a evidenziare quanto l’ambiente in cui si è inseriti condizioni e limiti le scelte dell’individuo. Ancora, nel film “The Prestige“, il tema del doppio conduce l’intera trama, basata su sorpresa e mistero: la storia narra di due prestigiatori, Borden ed Angier. I due uomini sono, dapprima, amici e colleghi, ma in seguito alla tragica morte della moglie del secondo si allontanano (complice un sospetto del vedovo riguardo l’implicazione del compagno nella triste sorte dell’amata) e diventano acerrimi nemici e competitori. All’inizio, Angier sembra essere il mago destinato a maggiore successo… Finché Borden non porta in scena un numero incredibile: il ‘trasporto umano‘, per cui entrando da una porta, poteva riapparire da un’altra posta a distanza in una frazione di secondo. Da questo momento in poi, Angier sarà ossessionato dallo scovare il trucco alla base del numero, per poterlo ripetere e vincere il rivale in fama. Nel finale [spoiler] si scoprirà poi che il numero era reso possibile dal fatto che Borden aveva un fratello gemello, con cui aveva diviso l’intera vita solo in funzione della credibilità del trucco di magia, dimostrando una completa devozione all’arte del prestigio. Il caso di questa pellicola risulta molto interessante: l’inganno, qui, è perpetrato a danno dello spettatore, fino alla fine ignaro della verità, mentre in Plauto solo i personaggi sono vittima della truffa.

Fight Club, un doppio diverso

In “Fight Club” [spoiler] si assiste a un’originalissima rivisitazione del tema del doppio. A ragion veduta, infatti, di doppio non si può neanche, legittimamente, parlare: in scena non compaiono gemelli, né personaggi fisicamente identici, né camuffamenti estetici di alcun tipo… Non compaiono neanche due persone realmente distinte, come svelerà l’insospettato finale. Lo sdoppiamento rappresentato qui non è esteriore, ma interiore: la personalità del protagonista è divisa in due, da un lato l’uomo costretto a una vita insoddisfacente, frustrato e incapace di reagire; dall’altro, il ribelle e carismatico leader capace di tutto. Una divisione, insomma, tra ciò che si è e ciò che si aspira ad essere. La parte più coraggiosa e infuocata, però, fino a quel momento tenacemente repressa, non può più aspettare di sfogarsi, e prende il sopravvento sull’altra: nasce Tyler Durden, alter-ego del protagonista, proiezione dei suoi più profondi desideri. Solo nel finale si comprenderà che la figura apparentemente invincibile di Tyler, ormai a capo di un gruppo di spietati anarchici e sovversivi, è un’allucinata visione dell’uomo triste e banale che è stato presentato all’inizio della vicenda. In questo sorprendente epilogo si risolvono tutte le piccole incongruenze che, disseminate nel corso del film, avevano spaesato il pubblico e il personaggio principale stesso, in una rivelazione difficile da dimenticare. Si inscena, dunque, l’inganno definitivo, quello di una mente verso se stessa: il doppio esiste come sintomo di una malattia, originata da un latente desiderio di libertà individuale troppo a lungo frustrato.

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