Il Superuovo

Sono passati quarantaquattro anni dalla morte di Prévert ma la sua poesia rimane eterna

Sono passati quarantaquattro anni dalla morte di Prévert ma la sua poesia rimane eterna

Jacques Prévert e la sua poesia 

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Nell’anniversario della morte di Jacques Prévert, lo ricordiamo per la sua raccolta poetica “Paroles” e per il suo lavoro in campo cinematografico e teatrale.

Chi è Jacques Prévert?

J. Prévert nacque nel lontano 1900 nella città francese di Neuilly-sur-Seine, a nord-ovest di Parigi. Si interessò fin da giovane alla lettura e allo spettacolo. Nel 1920 venne obbligato a frequentare il servizio militare, ma questo imprevisto forzato lo porterà ad incontrare il pittore Yves Tanguy ed un ragazzo di Orléans, soprannominato “Roro“. Sarà molto affezionato a loro e li ricorderà con sentimento nel corso della sua vita. Nel 1922 il destino lo portò a Parigi, dove si trasferirà con loro e con il fratello Pierre, il quale lavorava come regista.  A Montparnasse, dove avevano l’appartamento, entrò in contatto con il movimento surrealista, il quale si concentrerà proprio in quel quartiere, principalmente attorno alla figura di André Breton.

Nel 1930 pubblica le sue prime poesie nella rivista De famille e nel 1931 presso quella nominata Commerce, dove lavorava anche Ungaretti. Successivamente seguì l’altra sua passione ovvero lo spettacolo, avvicinandosi al mondo del teatro e del cinema, scrivendo sceneggiature. Tra il 1932 e il 1936 collaborò con il Gruppo d’Ottobre, una compagnia teatrale della Federazione Teatro Operaio, la quale aveva lo scopo di promuovere il “teatro sociale”. “Marche ou crève” (Marcia o muori) fu il titolo dell’inno che lui scrisse per il gruppo teatrale che divenne celebre anche in Italia, l’altra sua realizzazione nominata “La Bataille de Fontenoy” ottenne successo nel 1933 quando venne rappresentata nella capitale russa durante un’Olimpiade internazionale del Teatro Operario.

Per quanto riguarda il mondo del cinema, produsse la sceneggiatura di molti film come “L’affaire est dans le sac” (L’affar è fatto) e “Drole de drame” (Lo strano dramma del dottor Molyneux). Nel dopoguerra collabora con Picasso rappresentando un balletto e risalgono a questo periodo due raccolte poetiche: “Histoires” e “Paroles“. Nel 1948 ha un brutto incidente: cade da una finestra degli uffici della Radio, rimanendo in coma per un lungo periodo. Per fortuna riuscì a riprendersi e dopo alcuni controlli, venne dimesso e si trasferì con la moglie e la figlia Michelle a Saint-Paul-de-Vence nel 1951. Segue, quattro anni dopo, la pubblicazione di un’altra raccolta di poesie: “La pluie et le beau temps“, inizia a dedicarsi al collage e nel 1956 esce nelle librerie il volume “Mirò“, al quale ha scritto con G. Ridemont-Dessaignes. Morirà il 11 aprile 1977 a causa di un tumore ai polmoni a Omonville-la-Petite.

Il suo stile poetico

La sua poesia si concentra sull’amore, visto come unica salvezza possibile del mondo. Naturalmente non è spesso un amore felice, ma è sofferto, tradito e sempre ricercato. La ribellione nei confronti delle istituzioni e il desiderio di libertà massima sono due temi che si presentano ad intermittenza nelle sue opere. Molte volte ciò viene rappresentato solitamente attraverso l’immagine dell’uccello che sbatte le ali e vuole volare via. Dimostra con la sua penna che Amore non può incatenare o obbligare, chiudere ed imprigionare gli uomini, perché è qualcosa di spontaneo, non può essere controllato dallo Stato, né relegato a delle forme istituzionali precise, non si può sottomettere, come si nota in “I ragazzi che si amano“. Chi ci prova, lo perde.

I ragazzi che si amano si baciano in piedi
contro le porte della notte
e i passanti che passano li segnano a dito.
Ma i ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
E c’è soltanto la loro ombra che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti,
La loro rabbia, il loro disprezzo, le loro risate e la loro invidia

I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
essi sono altrove ben più lontano della notte
Ben più in alto del giorno
Nell’abbagliante splendore del loro primo amore.

Il componimento di Prévert parla del tema dell’amore, ricorrente in quasi tutte le sue poesie e mette in risalto il primo amore, quello giovane che isola i protagonisti dal mondo circostante e li porta nel loro universo. Siamo davanti a un amore senza troppe pressioni, romantico e forte è il contrasto tra loro che amano e i passanti che non capiscono, che disprezzano ed invidiano qualcosa che non possono avere. Ma a loro, cosa importa?

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“Paroles”

Paroles” fu la raccolta di liriche che attribuì a Prévert più successo, pubblicata nel 1946, al cui interno troviamo un unione di simbolismo e surrealismo, ma anche uno spazio elevato dedicato al sentimento spontaneo e libero, il quale viene visto come unica fonte di salvezza. La sua poesia è ricca di giochi di parole, ritmi interni e situazioni psicologiche che lo riflettono. Per dei lettori superficiali, le sue espressioni possono sfiorare la banalità ma sono piene di sentimento e di frasi meditate e selezionate. Le sfumature da lui usate sono audaci e l’accostamento che creano alle volte può essere crudele, addirittura blasfemo e polemico. Fa largo utilizzo di sospensioni e ragionamenti profondi che portano il lettore a riflettere e vivere una vita attiva nel mondo che lo circonda.

La lotta che avanza Prévert nei confronti del conformismo, porta la sua poesia a trasformarsi in una sorta di satira forte. Si coglie il rimpianto, l’ironia, la vendetta, la tenerezza e le parole a cui l’essere umano comune dedica la propria esistenza. Alcuni critici lo hanno dichiarato come “anarchico” in quanto è capace di giungere nel regno dell’ingiuria, diventandone il re. Ma il tutto viene giustificato con la sua identità di cittadino in protesta che desidera cambiare la società e il mondo in cui vive. Combatte infatti contro la politica borghese, la religione, denuncia la guerra e la violenza, ma anche altri tipi di oppressioni come la reclusione e la colonizzazione. Viene definito per tutte queste ragioni come un “poeta socialmente e politicamente impegnato“.

Davanti alla porta dell’officina
l’operaio s’arresta di scatto
il bel tempo l’ha tirato per la giacca
e come egli si volta
e osserva il sole
tutto rosso tutto tondo
sorridente nel suo cielo di piombo e
strizza l’occhio
familiarmente
Su dimmi compagno Sole
forse non trovi
che è piuttosto una coglionata
offrire una simile giornata
a un padrone?

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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