“Sono nata per amare”: come restare umani da Antigone a Roger Waters.

Antigone, una delle più celebri eroine tragiche, e Roger Waters, ex leader dei Pink Floyd, ci forniscono due forti esempi su come restare umani in un mondo disumano.

Pallone aerostatico rappresentante Algie, il celebre maiale dei Pink Floyd, lanciato sulla folla durante l’Us + Them Tour.

Roger Waters, nel corso del suo ultimo tour mondiale, l’ Us + Them Tour, ha affrontato il tema della necessità di mantenere salde in noi le caratteristiche che ci rendono degli esseri umani in un mondo ormai dominato dall’odio e dalla violenza.

Antigone vs Creonte: uno scontro senza tempo

L’Antigone è una delle tragedie più amate, rivisitate e, come vedremo, anche più ‘abusate’ del tragediografo greco Sofocle, data la forte attualità dei temi che traspaiono nel corso della vicenda tragica. Circa la datazione dell’opera, si è soliti porre come anno della prima rappresentazione il 442 a.C. nel contesto delle Grandi Dionisie, celebrazioni cittadine dedicate al dio Dioniso che si svolgevano nella città di Atene. Tuttavia, è necessaria molta cautela nell’accettare tale datazione, che ha generato molti dibattiti e prese di posizione nel corso degli anni.

Pur non mettendo in discussione il fascino di questa e di altre problematiche ‘tecniche’ che affliggono l’opera sofoclea, reputo sia più corretto affidare queste ultime alla dolce cura dei filologi classici e soffermarci in questa sede su aspetti che riguardano il piano contenutistico della tragedia. La vicenda si incentra sulla storia della giovane Antigone, nata dall’unione incestuosa tra Edipo e la madre Giocasta, nonché sorella di Ismene, Eteocle e Polinice ed ha come antefatto lo scontro fratricida tra Eteocle e Polinice per la successione di Edipo sul trono tebano. Come narrato nei Sette contro Tebe da Eschilo, infatti, alla morte di Edipo il trono venne spartito tra i suoi due figli maschi, che finirono per scontrarsi l’uno contro l’altro e, nel corso della battaglia, si uccisero a vicenda. Morti dunque i due legittimi eredi al trono tebano, il potere venne affidato a Creonte, fratello di Giocasta, che, come prima decisione una volta salito al potere, decise di emanare un editto, un kèrugma per dirla alla greca. In esso Creonte decretava la possibilità di una legittima sepoltura per Eteocle, mentre vietava tale onore a Polinice, il cui corpo sarebbe dovuto rimanere insepolto. La violazione di tale editto avrebbe causato la condanna a morte del colpevole.

È proprio qui che termina la vicenda dei Sette contro Tebe ed entra in gioco Antigone che, all’inizio dell’omonima tragedia sofoclea, dopo aver ricevuto la notizia dell’editto emanato da Creonte, dialoga animatamente con la sorella Ismene e le chiede di aiutarla nel suo proposito: contravvenire alla legge di Stato e dare una degna sepoltura al corpo di Polinice. Ismene, terrorizzata dalla sfrontatezza della sorella, si tira indietro, ma Antigone, pur sapendo che una tale azione l’avrebbe fatta precipitare nell’Ade, decide comunque di perseguire il suo proposito, perché “bella, se l’opera avrò compiuto, mi parrà la morte”. Dal canto suo Creonte, dopo aver scoperto da parte di una guarda il misfatto avvenuto e che la colpevole è proprio la figlia di Edipo, la fa condurre nella sua reggia. La giovane non nega l’azione compiuta, bensì la rivendica con fierezza rifacendosi alle cosiddette àgrapta nòmina, cioè le leggi non scritte, leggi divine ritenute dalla giovane superiori a qualsiasi editto statale. Al contrario Creonte, ponendo la polis e le sue istituzioni sopra ogni altra cosa, condanna Antigone a morte e da questo momento in poi comincerà ad assumere sempre di più i caratteri di un vero e proprio tiranno. Solo l’arrivo in scena di Tiresia, il celebre indovino della mitologia greca, svela a Creonte l’impurità che affligge ormai Tebe per la mancata sepoltura di Polinice; il re, però, del tutto inflessibile, riafferma il proprio primato e la giustezza della sua legge. Solo alla fine Creonte, angosciato dalle parole dell’indivino, decide di dare sepoltura a Polinice e liberare Antigone, ma la tragedia ormai si è compiuta: Antigone si è impiccata ed Emone, figlio di Creonte nonché promesso sposo della giovane, dopo aver visto il corpo morto dell’amata si è tolto la vita con una spada.  Lo stratego, dopo aver trovato morta anche la moglie Euridice, invoca la stessa fine per se stesso.

Rappresentazione dell’Antigone al teatro greco di Siracusa nel 2013

La morale di Antigone: tra mistificazione e realtà

Come ho già anticipato nel primo paragrafo, la ricchezza tematica di questa tragedia ha portato nel tempo a numerose mistificazioni, che hanno spesso e volentieri alterato il reale significato dell’Antigone. Non dobbiamo mai dimenticare, infatti, che stiamo parlando di un’opera rappresentata ben 2461 anni fa in un contesto completamente diverso rispetto a quello odierno, in cui le categorie di giudizio erano spesso opposte rispetto alle nostre. Ad esempio, l’editto di Creonte suonava probabilmente in maniera positiva, o almeno normale, all’orecchio di un Ateniese che andava al teatro, in una città in cui il non dare sepoltura ad un traditore della patria non era di certo scandaloso, bensì una decisione legittima se presa da un sovrano. Allo stesso tempo, le frasi pronunciate da Ismene durante il dialogo di apertura, che evidenziano la sua completa sottomissione al volere del re, rassicuravano lo spettatore, mentre quelle di Antigone sortivano l’effetto contrario: erano molto più preoccupanti e ‘pericolose’, poiché, in una polis chiusa come quella di Atene, l’ideale di cui si fa portavoce Antigone rappresentava una sorta di sovvertimento delle leggi basilari  dello Stato. Non dimentichiamoci, infatti, che il pubblico ateniese era in gran parte maschile e maschilistico! Dobbiamo dunque pensare che Sofocle parteggiasse per Creonte? Niente di più falso! Infatti, man mano che la matassa tragica si dipana, lo stratego assume sempre di più le caratteristiche di un perfetto tiranno ed anche la sua politica fallisce poiché conduce alla morte di tutti i suoi cari. Invece, Antigone subisce il processo inverso: partita come colei che sovverte i valori tradizionali della città-stato, diventa portatrice di ideali nobili, come quelli che traspaiono dal dialogo con Creonte, in particolare quando pronuncia questa frase:

Οὒτοι συνέχθειν, ἀλλά συμφιλεῖν ἔφυν

Sono nata per condividere l’amore, non l’odio.

È una frase di un’attualità devastante, che ogni generazione può fare propria ed interpretare a suo modo, mantenendo però inalterato il significato di base: un invito all’amore, l’unico sentimento che può far venire meno qualsiasi disumanità ed abbattere ogni muro.

 

Roger Waters: Stay Human!

È proprio il muro una delle immagini più celebri che hanno dato lustro e celebrità ai Pink Floyd ed in particolare al loro frontman, Roger Waters, nel corso degli ormai remoti anni ‘70. Tuttavia, l’attività musicale del cantautore britannico, proseguita anche dopo lo scioglimento della band, ha continuato a basarsi su temi quali la lotta contro ogni forma di discriminazione e di odio, aspetto che si è intensificato proprio negli ultimi anni alla luce dei nuovi risvolti politici. Solo due anni fa, infatti, Waters ha pubblicato il suo ultimo album da solista dall’emblematico titolo “Is This the Life We Really Want?”, incentrato su un vero e proprio scandaglio della psiche dell’uomo contemporaneo con la sua irrefrenabile sete di potere e di denaro. Ritengo che molto forti e significativi risultano questi versi tratti dal singolo Smell the roses:

This is the room where they make the explosives
Where they put your name on the bomb
Here’s where they bury the buts and the ifs
And scratch out words like right and wrong

Questa è la stanza dove fanno gli esplosivi
Dove mettono il tuo nome su una bomba
Qui è dove seppelliscono i se ed i ma
E scartano parole come giusto e sbagliato

Negli ultimi giorni, inoltre, Waters è stato ospite alla 76esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia per lanciare il film concerto Us + Them,  basato sull’omonimo tour mondiale che il cantautore ha portato avanti dal maggio del 2017 al dicembre del 2018. Durante l’intero tour si è parlato di temi sociali, politici ed ecologisti: il dramma dei rifugiati e delle guerre da cui fuggono, la questione ambientalista, del riscaldamento globale e quella dei maiali, i pigs, che regolano le sorti del pianeta con il solo scopo di accumulare potere. La soluzione? Beh, c’è solo una possibilità: restare umani, far parlare l’Antigone che alberga in ognuno di noi nel rispetto dell’altro e della nostra natura perché, come ci insegna il buon Roger, siamo nati “to wonder at loves sweet ache and the wild beat of the heart”.

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