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Sogni biasimanti o inconsci: come cambia la concezione dei sogni dall’antichità a oggi?

Il mondo dei sogni è per eccellenza un mondo sconosciuto. Molte sono le teorie moderne sui sogni e persino nell’antichità ai sogni veniva affidato un ruolo assai speciale.

Sigmund Freud

Al giorno d’oggi, a partire dalle teorie di Freud, i sogni sono concepiti come dominati dall’inconscio. Secondo altri invece i sogni mostrano premonizioni e eventi futuri. Erano così concepiti anche nell’antichità? Molti passi della letteratura classica parlano dei sogni o delle visioni che alcuni personaggi ricevono nel sonno. Esempi più famosi sono, tra molti, il sogno di Achille a cui appare Patroclo, nell’Iliade, o il Somnium Scipionis, celeberrimo passo del De re publica di Cicerone. Questi due passi riassumono al meglio la concezione dei sogni nell’antichità: raramente infatti il sogno è premonitore, molte volte invece esso è il luogo in cui i defunti tornano a rimproverare i vivi per qualche loro mancanza, o il teatro di riflessioni filosofico-morali.

Il sogno come luogo di rimprovero

L’apparizione di Patroclo ad Achille, nel XXIII canto dell’Iliade, è un momento importante nell’opera più famosa del ciclo troiano, se si vuole analizzare la concezione del sogno nella letteratura classica. Qui infatti Achille riceve i rimproveri, seppur contenuti, dal fantasma dell’amico, che chiede di essere sepolto, cosicché possa finalmente discendere nell’Ade e trovare la pace dopo la morte. In moltissime altre occasioni esistono altre apparizioni di defunti scontenti in sogno, l’esempio più lampante è Cinzia, donna amata dal poeta Properzio e protagonista della maggior parte delle sue Elegie. Cinzia è arrabbiata con Properzio, perché pensa che lui l’abbia tradita e non l’abbia adeguatamente onorata dopo la sua morte. La donna esprime il proprio risentimento nei confronti del poeta, colpevole di aver trascurato i riti funebri e di essersi trovato un’altra donna subito dopo la morte di Cinzia, cui pure il poeta aveva giurato fedeltà eterna.

Kylix con Achille che fascia Patroclo

Il sogno come teatro di riflessioni morali

Contrariamente a quanto avviene nell’Iliade e in altra parte della tradizione successiva, nel Somnium Scipionis durante il sogno vengono trattati temi altamente filosofici. La componente di rimprovero, che pure è presente nel Somnium Scipionis, non è rivolta direttamente al protagonista, Scipione l’Emiliano, ma a tutto il genere umano. I temi che assumono risalto maggiore sono però quelli di stampo mistico-filosofico. Si tratta dell’immortalità dell’anima, del premio nell’al di là per uomini politici insigni e benefattori della patria. Il nonno adottivo dell’Emiliano, Scipione l’Africano, apparsogli in sogno, istruisce filosoficamente il nipote, dando importanti precetti religiosi e civili, come per esempio quello di coltivare iustitiam et pietatem (“la giustizia e la pietà”).

Dunque il sogno nell’antichità era principalmente luogo di rimprovero o di ragionamenti filosofici.

 

Il sogno in età moderna

Per noi il sogno non è luogo di visioni o di apparizioni, non sempre almeno. Uno dei più grandi studiosi dei sogni fu Freud, con la sua teoria del sogno come luogo dell’inconscio. I nostri sogni sarebbero lo specchio del nostro inconscio, delle nostre paure, dei nostri desideri, delle nostre pulsioni. Un’opera che dà un esempio di tale concezione è Harry Potter: tra un’incursione e l’altra nella mente di Voldemort, Harry nei sogni immagina Ginny in “modi che non piacerebbero affatto a Ron”. Oltre a questa affascinante teoria freudiana esiste però anche la diffusissima idea dei sogni premonitori. Ovviamente questa idea è abusata nelle pellicole cinematografiche, in quanto veicolo supremo di suspense. Nei sogni cioè noi vediamo qualcosa che accadrà, magari non in modo chiaro, ma riconosciamo il risultato finale. Un film, tra molti, che esemplifica tale prospettiva è Star Wars, in cui Anakin assiste in sogno alla morte di sua madre prima e di sua moglie poi.

Dunque per concludere, al giorno d’oggi i sogni sono campo d’assedio dell’inconscio o di premonizioni, più o meno funeste.

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