L’interrogativo ultimo sull’esistenza dell’uomo ci catapulta in un abisso misterioso.

Vivere non è semplice, eppure lo facciamo continuamente. Ma abbiamo diritto di vivere? Chi ci ha messo al mondo e quale scopo ha la vita? Osserviamo in che modo la musica sia riuscita a trattare concetti complessi in maniera semplice.
IL GENERE POP CHE RIFLETTE SULLA VITA
Ligabue, noto cantate emiliano, è risaputo essere il maestro della musica pop in Italia, partendo da brani come “Sogni di rock’n’roll” arrivando fino all’ultimo singolo di successo “Essere Umano”. Esperto di chitarra elettrica, non ci si aspetta di certo un testo ricco di parole e significati nascosti, ma la verità è che le sue canzoni ne sono piene. Siamo chi Siamo è un brano scritto da Ligabue nel 2013, che non solo ha mostrato di essere un grande capolavoro musicale, ma che ha anche risposto all’interrogativo ultimo che l’umanità si pone, cercando di riflettere sul concetto di “identità”. La frase ricorrente nella canzone “Siamo chi Siamo“ è una risposta che il cantautore prova a darsi alla domanda esistenziale che un po’ tutti ci poniamo: ‘ma noi chi siamo’? Senza troppi giri di parole, il cantate risponde così, dicendo che non sempre abbiamo bisogno di risposte concrete.
Nel mezzo del cammin di nostra vita
Mi ritrovai a non aver capito
Ma poi ci fu una distrazione
O forse fu un’insolazione
A dirmi non c’è niente da capire
Tra citazioni poetiche e letterarie, il cantautore italiano evidenzia l’importanza di mettersi sempre a nudo e guardarsi dentro. L’unica certezza di cui abbiamo veramente bisogno è sapere che stiamo vivendo appieno il nostro percorso.
Conosco le certezze dello specchio
E il fatto che da quelle non si scappa

UN PUNTO DI PARTENZA
Secondo Don Luigi Giussani, prima di partire alla ricerca di risposte, dobbiamo considerare la religione come punto costitutivo di ogni uomo. A dire il vero il punto di partenza è sé stessi. Quando diciamo “partire da sé stessi” stiamo nascondendo un equivoco. Come identifico me stesso? Quando dico me stesso potrei riferirmi a un’immagine (astratta) che io ho di me, un preconcetto su di me, un pregiudizio, un’idea. La verità è che io parto da me stesso quando mi scopro in azione e mi osservo in movimento. Tornando al concetto di ‘esistenza’, nonostante l’uomo si faccia queste domande, esse non trovano accoglienza nel clima sociale odierno e non trovano nemmeno ascolto da noi stessi (come se fosse qualcosa per il quale vergognarsi oppure come se rappresentassero un’apertura che noi non desideriamo considerare). La caratteristica di queste domande che le distingue da tutte le altre è la parola ultimo, che accompagna tutte le domande: qual è il senso ultimo di quello che sto facendo? .., qual è il senso ultimo della mia vita?
Secondo Giussani, non stiamo parlando di domande che hanno bisogno di una risposta parziale, sono domande che hanno l’urgente bisogno di una risposta totale. Talvolta la persona tende ad assumere atteggiamenti irragionevoli di fronte all’interrogativo ultimo, svuotando la consistenza della domanda. Queste accade perché, secondo Giussani, non riuscendo a trovare una risposta completa noi, per natura, non ci accontentiamo del parziale. La tristezza provocata per il non raggiungimento del nostro scopo ci porta ad assumere atteggiamenti irragionevoli, come ad esempio evitare le domande.
Giussani esprime il suo rammarico dicendo:
L’uomo, infatti, può essere realmente libero solo se ammette l’esistenza in sé di qualcosa che non deriva dai propri antecedenti biologici e storici, ma che è diretto rapporto con l’infinito.
ARRENDERSI PER NON PERDERSI
Come già detto in precedenza, stiamo parlando di domande che esigono risposte, ma alle quali non è così facile dare una risposta. Molti artisti si sono espressi riguardo al seguente tema, cercando di dare, a loro modo, un’interpretazione. Tra questi il celebre Leopardi, ma anche poeti come Eugenio Montale, del quale abbiamo una meravigliosa poesia che esprime al dir poco bene tale concetto. La poesia è “L’agave sullo scoglio” che esprime il concetto delle risposte, risposte che troveremo “più in là” : sotto l’azzurro fitto del cielo se ne va… perché tutte le immagini portano scritto: ‘più in là!”. Si arriva alla conclusione che forse a queste domande non si può nemmeno rispondere poiché ciò diventerebbe ossessione per qualcuno. Dunque c’è contraddizione tra le domande che la vita urge e il limite che noi percepiamo nella ricerca di una risposta.
Questo mistero ha interessato anche filosofi del V secolo a.C, come Confucio che si esprime nella sua saggezza dicendo:
Chi conosce tutte le risposte, non si è fatto tutte le domande