Quando confessare i propri desideri è più difficile che spiegare la teoria quantistica a un gatto.

Mentre la tecnologia ci permette di ordinare cibo, amore e persino amicizia con un click, pare che l’unica app che non abbiamo ancora sviluppato sia quella per dire al partner: “Un po’ più a sinistra, grazie”.
Grande sesso, piccole intenzioni
Ho conosciuto Marco a una cena tra amici. Niente di eccezionale, solo una serata tranquilla in cui abbiamo scoperto di avere in comune alcune cose e ci siamo punzecchiati un po’. Dopo qualche ora, siamo finiti a casa mia. Quello che è successo dopo potrebbe essere descritto solo come il miglior sesso della mia vita: attento, passionale e sorprendentemente intuitivo. Sarebbe partito per lavoro il giorno dopo.
Un mese di messaggi, battutine sulla gelosia, giochetti per telefono e biglietti aerei acquistati per un weekend insieme dopo, ricevo il messaggio: “Non sono pronto per una relazione, hai frainteso”. Evidentemente nessuno mi aveva spiegato delle situationship nel 2025 – quelle mezze relazioni che offrono tutti i vantaggi di un’intimità senza l’impegno di un’etichetta.
Il mese scorso, chiacchierando con Claudia durante una pausa al bar, mi ha confessato che dopo un anno di relazione con Roberto non aveva mai avuto un orgasmo. “Non è che non fosse bravo,” ha detto a bassa voce mentre mescolava il caffè, “è che non riuscivo a dirgli cosa volevo, quindi, quando veniva, finiva tutto”.
La sua confessione mi ha fatto ripensare a tutte quelle persone che ho conosciuto: Paola, che a trent’anni non si era mai masturbata; Luca, che considererebbe più facile fare bungee jumping nudo che dire alla sua compagna che non ama un certo tipo di preliminari; e Giulia, che finge regolarmente orgasmi per “non ferire l’ego” del suo partner.
Ho ripensato anche a quella volta che dissi a Davide, un uomo che mi piaceva moltissimo, che non volevo continuare a vederlo perché il sesso tra noi non funzionava – semplicemente non mi ascoltava. La sua reazione? Gli ho scritto un messaggio chiaro e diretto dopo aver riflettuto a lungo, e lui ha risposto con un semplice “nessuno si è mai lamentato prima”, leggendolo mi chiedevo: “forse nessuno ha mai avuto il coraggio di dirglielo?”
Dire le cose come stanno
Insomma, non posso fare a meno di chiedermi: “Davvero non sappiamo ancora parlare liberamente di ciò che ci piace a letto?”
È da questa domanda che nasce la mia rubrica. Un piccolo spazio dove parlare di sesso senza filtri e senza tabù. Perché se possiamo specificare come vogliamo il caffè al bar, forse possiamo anche imparare a esprimere cosa desideriamo quando siamo nudi e vulnerabili con qualcuno.
Per fortuna, sia io che i miei amici siamo una fonte inesauribile di storie. E in questo periodo storico, in cui le relazioni spesso durano meno di un’offerta promozionale in palestra, non mancheranno mai argomenti da esplorare. La verità è che parlare di sesso è un po’ come il sesso stesso: ci vuole pratica, vulnerabilità e la capacità di ridere quando le cose non vanno esattamente come nei film. E se c’è una cosa che prometto in questa rubrica, è di condividere ogni scoperta, disastro e rivelazione lungo il cammino. Perché se stiamo ancora imparando a parlare di sesso nel 2025, almeno possiamo farlo insieme.