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Self cosciente: ecco la parte di noi che non cambia mai per tutta la vita

Self cosciente: ecco la parte di noi che non cambia mai per tutta la vita

Nuovi studi scientifici rivelano che alla base della nostra identità sociale ci sia una serie di informazioni che ci rappresentano per tutta la vita.

Un nuovo studio scientifico ha dimostrato che esiste una parte della nostra identità che resta intatta lungo tutto il corso della vita.

Questa parte di noi, che sembrerebbe essere indelebile, permette di generare dei circuiti neuronali che combinano memorie del passato, delle sensazioni del presente e delle anticipazioni del futuro.

La ricerca spagnola: cos’è l’io?

Da sempre, filosofi e neuroscienziati si sono interrogati sulla presenza di un self corporeo, che identificasse univocamente il nostro essere nella continua interazione col mondo circostante. Nello studio condotto da Miguel Rubianes, neuroscienziato presso la Università Complutense di Madrid, si è posta attenzione su una domanda fondamentale: siamo sempre gli stessi nell’arco delle nostre vite? I risultati della ricerca hanno dimostrato che esiste una componente che resta stabile mentre le altre sono più suscettibili a modificarsi col passare del tempo. La continuità del self infatti sembrerebbe essere l’elemento fondamentale per generare una identità personale. Se le nostre esperienze ci cambiano, sostituendo le componenti delle nostre identità ad ogni situazione felice o triste, ogni malattia oppure raffreddore, si potrebbe ancora dire che noi siamo ancora oggi la stessa persona che eravamo a quattro anni di età? Diversi studi in conflitto hanno messo in evidenza diversi processi neurologici che permettono di distinguere le nostre facce da quelle degli altri e si evidenziano diverse regioni del cervello usate per riconoscere e attribuire un significato a una serie di elementi a noi familiari. Il team del professore Rubianes ha usato una task di riconoscimento con un gruppo di 20 studenti ed ad ognuno di loro sono state presentate 27 immagini, di cui alcune familiari (la propria faccia o di un amico) ed altre non familiari, associate ad altri periodi della vita. Una mappa gestita dagli impulsi degli elettrodi ha permesso di dimostrare che il senso dell’io resta abbastanza stabile nel corso di tutta la vita. Lo studio ha anche dimostrato delle interessanti somiglianze in come processiamo le impressioni del nostro sè passato e quello dei nostri amici stretti, dimostrando come sia complessa la formazione e il rimodellamento delle impressioni della nostra identità. Alcune patologie molto gravi, come la schizofrenia, mettono ad elevato rischio di autolesionismo i pazienti per difficoltà nel riconoscimento di quei pattern.

La fonte dell’articolo scientifico: https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1111/psyp.13692

Cos’è la schizofrenia?

La schizofrenia è una grave patologia mentale che colpisce il modo con cui una persona pensa, si comporta e percepisce. Infatti, si tratta di pazienti che sembrano aver perso il contatto col mondo esterno, determinando grave distress per gli individui, i membri della famiglia e gli amici. Solitamente tende a manifestarsi nella fascia di età 10-30 anni e tende a insorgere più precocemente nei maschi rispetto alle femmine. Una diagnosi di schizofrenia spesso segue ad un episodio di psichosi, quando gli individui iniziano a presentare dei sintomi caratteristici. Ad esempio, ricordiamo le allucinazioni (ascoltare voci o vedere cose che non ci sono), delusioni (spesso non supportate da fatti reali, sfocianti nella paranoia) e disturbi del pensiero, come pensieri perversi o pericolosi o impossibilità di parlare correttamente.

Immagine che riassume i principali sintomi clinici di un paziente schizofrenico. [tratto da VeryWell].

Aree dell’encefalo coinvolte nel riconoscimento del self

La base neurale del self è il concetto di usare i moderni concetti di neuroscienza per descrivere e comprendere i processi biologici alla base del self corporeo. Spesso si associa alla psicologia del sè, legata anche alla neurobiologia. Fra le tecniche sperimentali utilizzate troviamo la MRI, siccome questa permette di determinare i livelli di attivazione nelle varie porzioni del cervello. Un altro modo utilizzato spesso per valutare l’attività del sistema nervoso centrale, e soprattutto della corteccia, è la tomografia ad emissione di positroni.
Due aree del nostro cervello sono importanti nel ricevere tutte le informazioni legate al self, e sono rispettivamente la corteccia prefrontale mediale e la corteccia parietale medio-posteriore. Uno dei principali elementi analizzati da un punto di vista funzionale è l’impersonamento, ossia la capacità di comprendere dove si trovi il nostro corpo e come questo venga a legarsi all’interazione con l’ambiente. Le memorie autobiografiche spesso sono conservate a livello della corteccia prefrontale dorsolaterale e della corteccia cingolata posteriore.

Diverse aree della corteccia cerebrale sono coinvolte nel riconoscimento del self corporeo.

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