Scopriamo perché Barbie ha provato a diventare ingegnera informatica ma purtroppo ha fallito

Il motivo dell’insuccesso? Gli aiutanti maschi Steve e Brian non erano al fianco della bambolina. 

A seguito della recente uscita sul grande schermo del film Barbie, l’argomento è sulla bocca di tutti. Nonostante Margot Robbie abbia interpretato ironicamente la stereotipica immagine della bambolina, la star della Mattel presenta ancora tratti sessisti.

“La matematica è difficile”

Barbie ha pronunciato le sue prime parole nel 1992. L’industria di giocattoli aveva infatti prodotto 350.000 Teen Talk Barbie, bambole con un microfono interno capaci di articolare 270 frasi diverse. Se inizialmente l’idea aveva riscosso non poco successo, in poco tempo un’ondata di dissenso si alzò.

La bambola infatti, oltre a frasi come “Incontriamoci al centro commerciale!” oppure “Andiamo a prenderci una pizza!” pronunciava anche “La matematica è difficile” .

Diverse associazioni statunitensi nel campo dell’istruzione, come la American Association of University Women e il National Council of Teachers of Mathematics, hanno denunciato il fatto. In particolare, un’intervista pubblicata dal Washington Post  spiega come tale fatto possa in modo subdolo influenzare le giovani allieve.

Infatti, uno studio condotto dalla American Association of University Women ha riportato come mediamente, dopo la seconda media, i voti in matematica delle ragazze inizino ad essere inferiori rispetto alle controparti maschili. Tra le varie ipotesi che indagano sul motivo, il condizionamento culturale potrebbe giocare un ruolo rilevante. In altre parole, mettere in bocca alla bambola una frase simile in un ambiente ricco di disuguaglianze basate sul genere, non fa altro che alimentare tale divario.

Dopo poco tempo la Mattel ha chiesto ufficialmente scusa per tale avvenimento ed ha ritirato dalla vendita le bambole che “non si sentivano all’altezza di quesiti matematici”.

Barbie ingegnera

Un altro caso Barbie che ha suscitato problematiche sessiste risale al 2014. La Mattel aveva infatti iniziato a produrre le Computer Engineer Barbie. La produzione delle bambole era stata promossa dalla Society of Women Engineers, un’associazione per sostenere i ruoli femminili nei campi dell’ingegneria e tecnologia.

La barbie ingengnera indossava dei legging neri e una maglietta che aveva il codice binario come trama. Il giocattolo veniva venduto con con un libro annesso dal titolo I Can Be a Computer Engineer che narrava la carriera di Barbie come ingegnera informatica.

Ciò che diffuse dissapore tra acquirenti fu il fatto che Barbie in realtà si “occupava solo delle idee di Design”  e che per iniziare a “fare realmente sul serio, aveva bisogno di Brian e Steve”. Inoltre, quando il personaggio aveva provato a mettere le mani sul computer della sorella, questo era stato infettato da un virus. Il libro è stato in seguito proclamato come sessista e ha riscosso innumerevoli recensioni negative sulla piattaforma di vendita Amazon.

La Mattel porse nuovamente le sue ufficiali scuse e pochi mesi dopo ritirò il libro.

La Bambola

Claudia A. Mitchell e Jacqueline Reid-Walsh nel loro libro Girl Culture: An Encyclopedia  specificano come la bambola sia una degli oggetti che più definisce la cultura delle giovani ragazze statunitensi.

Un semplice oggetto come una Barbie non è quindi soltanto un giocattolo ma un prodotto culturale. La bambola è una piccola rappresentazione dell’essere umano e perciò le bambine sono portate a paragonarsi ed a riflettersi in essa. Le due studiose riportano infatti come nell’arco del ‘900 la produzione e la diffusione di tale prodotto abbia dato vita ad una vera e propria cultura. Inoltre, studi hanno evidenziato come quest’oggetto abbia avuto e stia ancora avendo un sostanziale impatto sugli standard su cui si basano i ruoli di genere.

In altre parole, mettere in bocca a Barbie parole che suggeriscono un senso di inadeguatezza rispetto al campo scientifico e tecnologico non è che l’ennesimo fattore che contribuisce al divario di genere in tali settori.

 

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