Scopriamo la nascita della lessicografia a partire da Samuel Johnson e il primo vocabolario

Il contributo più grande di Samuel Johnson nella cultura inglese è la sua approfondita ricerca lessicografica. Per l’italiano, invece, quali sono i passaggi fondamentali della storia dei vocabolari?

Samuel Johnson
(The Telegraph)

Il lavoro che richiede la formazione di un vocabolario è sicuramente notevole. Per la loro compilazione, molti dizionari richiedono decenni di sforzi e il lavoro di un gruppo considerevole di persone. Non fu così per Samuel Johnson, che nel 1755, in soli otto anni e con l’aiuto di sei aiutanti riuscì a pubblicare il suo “A Dictionary, with a grammar and history of the English language”, uno dei più famosi dizionari inglesi. Anche la storia dei vocabolari italiani, come vedremo, riserva sorprese e curiosità.

Samuel Johnson: una vita travagliata e l’impegno lessicografico

Samuel Johnson (di cui si può leggere una biografia più approfondita qui), nacque a Lichfield nel 1709. La condizione di forte povertà caratterizzò tutta la prima parte della sua vita al punto che, proprio per questo motivo, dovette lasciare l’università prima della laurea. Trasferitosi a Londra si mantenne scrivendo molto, fino a quando non ottenne una pensione governativa. Tra il 1747 e il 1755 completò la compilazione del suo Dictionary. La necessità di creare un dizionario, aumentata anche dalle richieste di un gruppo di librai, nasce dalla volontà di fissare la lingua inglese, senza la pretesa che questa resti immutata nel tempo ma con l’intento di registrarne la forma contemporanea.

Wherever I turned my view … there was perplexity to be disentangled, and confusion to be regulated

Ovunque ponessi lo sguardo, c’erano perplessità da sciogliere e confusione da regolamentare

In complesso il vocabolario comprende 40 000 parole e più di 100 000 citazioni: nessuno, nella storia della lingua inglese, ne aveva mai raggruppate tante. L’opera (ora completamente digitalizzata e consultabile qui), comprende anche una storia della lingua inglese e una grammatica, che insieme ai lemmi assolvono all’intento iniziale, ovvero creare una fonte utile per dare stabilità alla lingua inglese.

(The Saleroom)

La nascita della lessicografia in Italia

Abbiamo visto come l’opera di Johnson sia stata importante per la cultura inglese. Anche in Italia gli intellettuali hanno sentito la necessità di comporre liste di parole. Queste liste, non per forza ordinate come i dizionari a cui siamo abituati oggigiorno, avevano all’inizio una funzionalità pratica. La preistoria dei vocabolari italiani, infatti, è formata da una serie di glossari bilingui. Un progenitore insolito, invece, è costituito dalla cosiddetta Appendix Probi, una lista di 227 parole organizzata da un maestro di scuola del III secolo d.C., in cui ad ogni parola scritta secondo la norma del latino classico si accostava (secondo lo schema “A e non B”) una forma “errata”, corrispondente a come lo pronunciava o lo scriveva lo scolaro.

Dal Vocabulista al primo Vocabolario della Crusca

Altre due liste di parole, questa volta scritte per uso privato, che possono essere considerati i progenitori dei dizionari italiani moderni sono il Vocabulista di Luigi Pulci (1432-1484), una raccolta senza un ordine preciso di circa 700 parole tratte da repertori precedenti e utili  per la stesura del suo Morgante, e le liste di parole che Leonardo da Vinci (1452-1519) segna nel suo Codice Trivulziano, conservato a Milano, più di 8000 parole. In questo caso i lemmi sono associati secondo collegamenti logici, ma non secondo l’ordine alfabetico. Il primo vero dizionario italiano, invece, fu il primo Vocabolario degli accademici della Crusca, pubblicato per la prima volta a Venezia nel 1612. Motivato dall’intento di “separare la crusca dalla farina”, ovvero purificare la lingua italiana alla luce dei grandi modelli del passato, il Vocabolario riporta i termini utilizzati dalla grande tradizione letteraria del Trecento toscano, attingendo talvolta anche a scrittori non fiorentini e, più raramente, all’uso moderno.

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