La slitta di legno è quasi carica, gli elfi bramano le meritate ferie e nei supermercati ha preso finalmente il via l’annuale razzia di latte e biscotti: il “papà” rosso e barbuto più famoso del mondo sta tornando e con lui anche il tanto atteso Natale. A gioirne saranno soprattutto i più piccoli, che la mattina del 25 dicembre troveranno sotto l’albero macchinine, libri, puzzle, calze (grazie, nonna), bambole… e 22 milioni di dollari. Ma solo nel caso in cui vi chiamiate Ryan, abbiate sette anni e foste delle stelle nascenti di YouTube.

Se fino ad oggi vi siete sentiti soddisfatti e realizzati per aver completato la maggior parte dei propositi del vostro 2018, mettetevi una mano della coscienza perché un bambino di soli sette anni nello stesso arco di tempo è arrivato a guadagnare ben 22 milioni di dollari grazie alla piattaforma social di YouTube.
Dai “saluti di famiglia” al pubblico mondiale
A raccontare la storia di successo del piccolo Ryan è stata la NBC News che, in occasione delle festività, ha intervistato lui ed i suoi genitori, Shion e Loann, mantenendo l’anonimato sui loro cognomi per preservarne la privacy. Il primo video pubblicato sulla piattaforma mondiale dalla famiglia risale a quando Ryan aveva solo tre anni: sua madre aveva già confidenza con il mondo di YouTube dai tempi del college, e dopo aver avuto il suo primogenito decise di farvi ritorno facendo sì che proprio suo figlio diventasse la star indiscussa dei suoi video. Inule dire che la sua intuizione è stata più che mai azzeccata.
“In origine, abbiamo solamente caricato un video destinato alle nostre famiglie, al di fuori degli Stati Uniti, con la sola intenzione di condividere la cosa” avrebbe confessato ai microfoni della NBC News il padre di Ryan, Shion. “All’improvviso, però, abbiamo notato che anche molte altre persone iniziavano a guardarlo”. Oggi quelle persone rappresentano milioni di utenti, ciascuno dei quali appartenente a quel vasto pubblico affezionato a Ryan composto prevalentemente da bambini dai 3 ai 6 anni, nonché dai loro genitori.
Il baby-business di Ryan’s World
Insieme alla fama dietro il tasto play, il successo di Ryan si è però esteso in moltissimi altri campi. Il primo tra questi è il mondo dei giocattoli, sul quale il bimbo ha impresso il suo nome ed il suo volto creando una collezione firmata “Ryan’s World” che ha raggiunto gli scaffali di Walmart, Target e Amazon. La collezione presenta infatti prodotti con cui la star di YouTube ama giocare e che, nel corso dei suoi video, ha condiviso con i fan: tra questi, i giocattoli più ambiti sarebbero le cosiddette “uova d’oro misteriose”, sold-out in tutti i negozi e campioni di vendita (spesso con cifre esorbitanti di centinaia di dollari) anche su eBay.

Ma qual è il trucco di questo piccolo prodigio di vendite? Secondo Chris Williams, amministratore delegato di Pocketwatch e rappresentante di Ryan, il segreto sta nell’innata empatia tra Ryan e il suo giovanissimo pubblico. “Loro si rivedono in Ryan in un modo che non credo possa accadere con personaggi immaginari o con star provenienti dalla TV e dal cinema” ha affermato Williams, sottolineando come la chiave del successo del piccolo sia essenzialmente il fatto di essere “un bambino come tanti altri”. Eppure, più di “tanti altri”, secondo Williams Ryan rappresenterebbe un vero e proprio pioniere di una nuova funzionalità digitale: la capacità di attirare in modo genuino il desiderio di un giovane pubblico verso l’acquisto di determinati giocattoli, fungendo da trampolino di lancio per altre star di YouTube che potrebbero commercializzare allo stesso modo i propri prodotti.
Ma la fortuna del giovane Youtuber non sembra finire qui: dopo la scalata nel marketing, anche l’editoria ha spalancato le sue porte a quello che è stato ironicamente ribattezzato “l’impero di Ryan”. È infatti proprio lui il protagonista del nuovo libro firmato Simon & Schuster e pubblicato all’inizio di questo mese, mentre in futuro si progetta di estenderne la fama anche attraverso un nuovo gioco per cellulari e una collezione di giocattoli, commercializzata nel 2019.
I rischi di una vita in diretta
Vista la facilità con cui si può diventarlo, non stupisce che la professione dello Youtuber sia un campo così ambito, soprattutto tra i giovanissimi: per aprire il proprio canale basta infatti un account Gmail, una videocamera o un semplice cellulare e, soprattutto, qualcosa di cui parlare. Il resto (tra cui un pubblico interessato) generalmente viene da sé. E quale “stanza dei giochi” è migliore di YouTube – piattaforma totalmente aperta e gratuita, nonché mondialmente famosa – per portare avanti questa idea?
Dietro il mondo delle visualizzazioni e di un’identità che si misura in fama – la quale, allo stesso tempo, si misura in click – si nasconde però spesso il fantasma della dipendenza psicologica e di una profonda insicurezza che, senza la giusta maturità, rischia di provocare danni seri nei suoi Youtuber. A maggior ragione, se questi ultimi sono ancora nella prima adolescenza o, peggio, nell’infanzia, rischiando di tramutarsi in burattini social piuttosto che burattinai.

Eppure, i “giovanissimi” sono proprio i più seguiti, proprio perché facilmente identificabili dal nuovo pubblico di YouTube: i nativi digitali che – se a dieci anni sfruttano internet per i compiti scolastici e a tredici aprono un profilo Facebook/Instagram – poco dopo si ritrovano a crearsi dei modelli e degli idoli che non svettano più sullo schermo delle televisioni ma piuttosto dietro quello del PC.
Secondo i dati diffusi lo scorso anno dall’Osservatorio Nazionale Adolescenza, il 17% dei ragazzi delle scuole superiori avrebbe provato a realizzare dei video sulla falsariga dei propri Youtuber preferiti (senza particolari distinzioni di genere), mentre tale percentuale aumenterebbe fino al 32% nel caso di alunni delle scuole medie (il 25% sono maschi contro il 18% delle femmine). Un mondo, quello dei vlogger di Youtube, in cui il piccolo Ryan è piombato decisamente precocemente, precisamente ad un mese dalla caduta del suo primo dentino. Non possiamo sapere cosa gli riserverà il futuro, ma una cosa è certa: quest’anno la fatina dei denti non potrà far altro che sfigurare di fronte all’impero da 22 milioni di dollari del bambino.
Francesca Amato