Reza Pahlavi e Ruhollah Khomeini: scopriamo la storia che ha costituito e cambiato l’Iran

Era il 1° febbraio 1979 quando Khomeini tornò, dopo molti anni di esilio, a Teheran. Da quel momento in poi il paese conobbe una trasformazione radicale.

Dallo Scià di Persia Reza Pahlavi allo Ayatollah Ruhollah Khomeini, padre della Repubblica Islamica, l’Iran cambiò profondamente.

Il paese al tempo di Reza Pahlavi

Reza Pahlavi è noto come l’ultimo Scià di Persia. Se paragoniamo la situazione successiva del paese con quella vigente al tempo del regno di Pahlavi, si prospetta un confronto tra due realtà molto diverse, se non opposte. Mohammad Reza Pahlavi salì al trono nel 1941 succedendo il padre Reza Shah Pahlavi e s’impegnò tempestivamente per avviare un percorso di modernizzazione dello Stato, seguendo le orme del genitore. A seguito del conflitto mondiale, nello specifico nel 1955, sottoscrisse il Patto di Baghdad (organizzato tra Pakistan, Iraq, Turchia, Regno Unito e l’allora Persia, divenuta poi Iran) che permise al suo paese di avere collegamenti nella dimensione politica delle forze occidentali. Successivamente, grazie al rilevante sostegno a livello commerciale delle ricchezze petrolifere, lo Scià volle avviare un programma di riforme sostanziale. A partire dal 1962, mise in atto la riforma agraria e industriale, che fu incentrata sull’obiettivo di creare nuove imprese, e tale misura fu seguita da altrettanti cambiamenti rilevanti. Si affiancarono infatti disposizioni volte ad aumentare l’indice di alfabetizzazione della popolazione, l’estensione del suffragio femminile e l’introduzione del diritto al divorzio. In merito a quest’ultimo aspetto, si prevedeva la sottoposizione delle cause di divorzio all’esame di un tribunale laico. Inoltre, non solo l’età legale per contrarre il matrimonio venne mutata da 15 anni a 18 anni, ma nel 1977 venne introdotta una legge che legalizzava la pratica dell’aborto. Tutte queste misure erano parte di quella che venne denominata Rivoluzione Bianca. Queste incontrarono una profonda opposizione da parte dei Mujtahid e degli Ayatollah, le principali autorità islamiche sciite, che videro lesi i loro interessi, in quanto ad esempio la riforma agraria prevedeva una redistribuzione dei possedimenti immobiliari, molti dei quali erano nelle mani di tali figure.

Ruhollah Khomeini e la rivoluzione islamica iraniana

Ruhollah Khomeini affermava di appartenere a una famiglia di “seyyed”, un termine con cui si intende la diretta discendenza dal profeta Maometto. Egli divenne Ayatollah nel 1961 e fu una delle figure maggiormente avverse al percorso riformatore dello Scià Reza Pahlavi. Egli edificò un’immagine di sé volta a definire “un’alternativa” al potere vigente, proponendo un’immagine sentitamente opposta rispetto a quella del sovrano ed ebbe un ruolo di riferimento nell’opposizione popolare al regno, motivo per il quale, nel 1963, fu costretto all’esilio. Durante gli anni di allontanamento, egli studiò un’intensa ridefinizione del potere, stabilendo un legame tra politica e religione che prevedeva il governo del clero. Egli incitò l’opposizione allo Scià attendendo il momento del suo ritorno, e lo fece diffondendo clandestinamente strumenti di propaganda, nello specifico audiocassette spedite secondo metodi illeciti dalla Francia. Khomeini tornò a Teheran il 1° febbraio del 1979 e venne accolto da una fitta folla sostenitrice. Da quel momento in poi, la storia del paese conobbe una profonda trasformazione. Egli capeggiò la rivoluzione islamica iraniana, che indusse lo Scià ad abbandonare l’Iran. Khomeini diede vita ad una forma di governo nuova, detta Veleyat-e-Faqih, che potrebbe essere intesa come “Governo del giureconsulto”. In questo senso, venne ufficialmente riconosciuta la guida del giurista islamico, trasformando il paese in una vera e propria Repubblica Islamica.

Essere donne al tempo di Khomeini

Un altro aspetto percepito con sentita avversità da parte di Khomeini è stato senz’altro il tentativo di occidentalizzazione condotto da Reza Pahlavi. Dal suo punto di vista, misure come quelle attuate nel passato guidato dallo Scià avrebbero indotto un allontanamento dei cittadini dai principi e valori professati dal Corano. A partire dal marzo del 1979, lo Ayatollah introdusse disposizioni particolarmente restrittive nei confronti della popolazione femminile: coloro che ricoprivano il ruolo di giudice vennero sollevate dal loro incarico e venne proibito a tutte le donne in generale di accedere alla facoltà di giurisprudenza. Al contempo, l’età legale per il matrimonio divenne 9 anni e venne introdotta la pena di morte in caso di adulterio. Venne inoltre prevista una legge riguardante l’obbligo di indossare il velo, che provocò una forte protesta di migliaia di donne, le quali vennero insultate ed aggredite. Il pensiero di Khomeini al riguardo è stato limpidamente espresso durante la nota intervista realizzata da Oriana Fallaci, durante la quale egli si espresse in questo senso:

Le civette che si truccano ed escono per strada mostrando il collo, i capelli, le forme, non hanno combattuto lo Scià. Non hanno mai fatto nulla di buono quelle. Non sanno mai rendersi utili: né socialmente, né politicamente, né professionalmente.

Se in un primo momento l’iniziale legge sull’obbligo di indossare il velo venne mutata con l’interpretazione per cui “le donne avrebbero dovuto mantenere un abbigliamento modesto“, nel seguire del tempo si trasformò in un’imposizione reale. A partire dal 1980 infatti, alle donne che non indossavano il velo non era concesso recarsi sul proprio posto di lavoro. L’anno successivo, tale disciplina venne estesa prevedendo il dovere di portare il velo in ogni luogo pubblico, fino ad arrivare al 1983, quando la mancata ottemperanza a tale imposizione venne ufficialmente definita come reato penale.

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