“Reading Party”: il fenomeno culturale che sta catturando l’attenzione del mondo intero

Origini e regole di uno dei trend letterari più in voga del momento.

Libri, musica e drink: elementi perfetti per un pomeriggio alternativo nella città più movimentata degli States.

Feste di un altro livello

È da settimane ormai che si sente parlare degli affollatissimi reading party di Brooklyn. Le lunghe, quasi interminabili, liste di attesa hanno certamente incuriosito migliaia di persone tra lettori e non, al punto che l’idea è stata già riproposta oltre oceano. Tutto nasce quando quattro ventenni newyorkesi (Ben Bradbury, Charlotte Jackson, John Lifrieri e Tom Worcester) decidono di riunirsi per passare insieme del tempo di qualità, in compagnia di un buon libro e di una tazza di tè fumante. Una sola regola da rispettare: spegnere tutti i “technological devices” presenti. Quindi no a smartphone, tablet e PC. No a bluetooth e connessione wireless. Sì a romanzi, saggi, trattati e biografie. E adesso al FourFiveSix di Brooklyn sì anche a drink e musica live. Non bisogna pensare, quindi, ai reading party come a noiosi incontri tra topi di biblioteca. Al contrario, essi si presentano come sessioni di lettura estremamente entusiasmanti durante le quali si possono conoscere persone che condividono la tua stessa passione per la parola scritta. Quello che sembra essere un colpo di genio ha, però, origini antichissime ben radicate nella cultura anglofona.

Old but gold

Se oggi, nel ventunesimo secolo, parliamo di reading party, non dovrebbe stupirci che già nel corso del Medioevo si parlava di “reading groups”. Se, però, le feste letterarie moderne nascono per soddisfare il bisogno di allontanarsi dalla frenesia delle grandi città, i gruppi di lettura del tredicesimo e quattordicesimo secolo sono la diretta conseguenza del bassissimo livello di alfabetizzazione dell’epoca. I rari manoscritti di quegli anni venivano compresi da pochissimi eletti che avevano avuto la fortuna di imparare a decifrarli, mentre tutti gli altri ascoltavano e imparavano. Con l’invenzione della stampa e la diffusione via via maggiore di molteplici opere il tasso di alfabetizzazione aumentò e i membri delle famiglie più benestanti iniziarono a richiedere degli spazi di lettura privati, i “closet”. La creazione di questi rifugi letterari portò alla nascita di una nuova tipologia di lettore: il “solitary reader”. Le riunioni letterarie organizzate nella seconda parte dello scorso millennio sono il risultato della volontà di emancipazione che accomunava molte donne della crescente middle-class. Non solo leggere, ma anche confrontarsi, discutere di un libro, di un autore o di un intero movimento letterario per fame di conoscenza o di riconoscimento sociale. Molte volte l’insieme di queste riunioni, frequenti e ben organizzate, rientrava nella categoria dei “book club”: cari in Inghilterra tanto quanto negli States, al punto da fare la loro comparsa in numerose pellicole, come “Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey”.

Comuni interessi

I reading party moderni sono il mix perfetto tra “solitary reading” e “book club”. Si tratta, infatti, di solitary readers che si ritrovano in uno stesso luogo (come accade ai partecipanti dei book club) per parlare, però, non di un solo scritto, ma del loro comune “amore per i libri”, come ha affermato uno dei suoi stessi organizzatori. Un fenomeno culturale, insomma, che mette sotto una luce diversa il mondo della letteratura, già da anni oggetto di critiche e continue discriminazioni accademiche.

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