I nostri sensi ci permettono di percepire lo spazio in cui viviamo. Ma è soltanto questo ciò che nella vita un uomo può percepire? Il viaggio nelle dimensioni superiori alla nostra è cominciato alla fine dell’ottocento e inizio novecento. In questo periodo si cominciò a concepire per la prima volta il tempo come una dimensione temporale, in cui la vita, le azioni quotidiane e la morte di una persona, erano viste da un’altra prospettiva. La quarta dimensione, quindi, fu intesa come la linea che connette il te stesso appena concepito con il te stesso “deceduto”, come se vita e morte avessero un punto di contatto, immaginandola come un cerchio. Noi però non siamo in grado di vederla nella sua totalità perché viviamo nella terza dimensione. Di conseguenza, la percezione il tempo, la viviamo istante per istante senza poter vedere la sua interezza, o circolarità, vedendone solo sezioni del nostro io quadridimensionale. In termini ancora più ampi, la quarta dimensione può essere vista come la linea che connette il Big Bang con la fine del nostro Universo.

 

Viaggio tra le dimensioni

Come gli abitanti di Flatlandia, dall’opera Flatlandia di Edwin A. Abbott, per un essere che vive in una determinata dimensione, risulta impossibile comprendere la forma di esseri in dimensioni superiori che passano nella propria. In fisica la quarta dimensione è stata concepita da Einstein con la teoria della relatività, dove viene considerato, non più di uno spazio a tre dimensioni (ovvero come si presenta ai nostri occhi), ma come uno spazio-tempo, dove spazio e tempo si legano nel concepire la realtà dell’universo. Inoltre, un’ulteriore teoria, la teoria delle stringhe, prevede come l’universo potrebbe essere formato da 10 o più dimensioni. Il nascere delle varie dimensioni, dal punto di vista geometrico, è dato dal prolungamento di ogni punto partendo dalla dimensione zero, un semplice punto nello spazio. Il prolungamento perpendicolare di ogni punto nella dimensione vigente, porta alla creazione delle dimensioni successive: dal punto si passa al segmento (dimensione 1), dal segmento al quadrato (dimensione 2), dal quadrato al cubo (dimensione 3) e dal cubo al tesseratto, o ipercubo, (dimensione 4). Geometricamente è possibile costruirne in maniera infinita di dimensioni, ma fisicamente si ci trova alquanto limitati

Immagine di un ipercubo 

L’uomo e la quarta dimensione

Nell’immaginario della gente comune, la considerazione di un’ulteriore dimensione, è stato sinonimo di grande fantasia e punto di ispirazione per pensatori e artisti. Grandi personaggi dell’arte, come Dalì e Picasso, sono riusciti a riportare sulle proprie tele la prospettiva temporale, oltrepassando quella della semplice spazialità e inaugurando nuove correnti artistiche. Anche nel mondo della letteratura e del cinema di fantascienza sono stati prodotte opere generazionali come la già citata Flatlandia, od il film Interstellar, dove il protagonista, dopo essere entrato in un buco nero, si ritrova in un tesseratto dove può viaggiare sui vari momenti di vita della figlia e comunicare con lei.

Il viaggio dell’uomo nella quarta dimensione è sempre stato oggetto di fantasie e pensieri portandolo ogni giorno a cercare di comprendere a pieno le trame del nostro universo.

Da destra: Corpus Hypercubus, Salvador Dalì

                Ritratto di Ambroise Vollard, Pablo Picasso