Il Superuovo

Quanto vale un lettore? Ce lo spiega Borges

Quanto vale un lettore? Ce lo spiega Borges

Dal 15 al 18 Novembre, a Milano, si è tenuta l’annuale edizione di Bookcity. Celebrazione di libri e di lettura, di scrittura, di prosa e di poesia, articolata per tutta la città. Ogni angolo di questa ha accolto appassionati, con centinaia di eventi che hanno visto personaggi celebri dire la loro sull’importanza di quel luogo di meraviglie che è la carta stampata.

Bookcity si è tenuto a Milano dal 15 al 18 novembre

Protagonisti che hanno sia sostenuto la propria opinione sull’importanza della scrittura, o della lettura, sia dato voce a parole di altri. Questo infatti è successo oggi, domenica 18 novembre, al teatro Franco Parenti. Qui, come è accaduto nella settimana passata, alcuni studenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore si sono cimentati nell’esperienza della lettura di alcuni dei più grandi testi della letteratura mondiale. Yourcenar, Shakespeare, Rilke, Quasimodo, Tolstoj e tanti altri, fatti rivivere su di un palco.

Apparentemente così diversi, ma essenzialmente uniti da un unico comun denominatore: l’amore per la lettura, e per la figura del lettore stesso. Questa passione è la medesima che si percepisce tra le lettere del famoso poeta (e non solo) argentino Jorge Luis Borges, filo conduttore dell’intera mattinata. Le sue parole sono state commentate dallo scrittore Alberto Manguel e recitate dall’attore Lino Guanciale, che ha letto proprio un suo breve componimento –I Giusti– dedicato anche a quell’essere strano che passa le sue ore a leggere: il lettore.

Verrebbe spontaneo chiedersi, perché così tanti autori, perché Borges, hanno deciso di elogiare più che lo scrittore, proprio il lettore? Per quale ragione è lui il giusto che sta salvando il mondo, e che deve essere orgoglioso di essere ciò che è?

 

‘I giusti’ & ‘Un lettore’

Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che intuisce un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.

-I Giusti, Jorge Luis Borges

Jorge Luis Borges

Colui che legge sta salvando il mondo perché è lui solo quello che riesce a comprendere come questo funziona. Il lettore apre la sua mente ad un altro universo, e grazie a questo comprende il proprio. Un’attività così apparentemente banale gli permette di ‘conoscere’, di ‘decifrare’, di immergersi in una moltitudine di avventure, come suggerisce Borges nella sua Un lettore.

 

L’importanza del lettore

Un lettore, scrive Borges, quando prende in mano un libro ‘si impone una disciplina precisa, e lo fa in vista di un preciso conoscere’, ‘professa passioni’ ed acquisisce conoscenze. Esso esercita la sua abilità a ragionare, ad analizzare le situazioni, sotto prospettive continuamente nuove. Il termine to read (leggere, in inglese) ha infatti la stessa etimologia di to reason, cioè ragionare, argomentare.

Perché è il lettore che salva il mondo?

Questa curiosa etimologia suggerisce come solo chi è in grado di apprezzare veramente il potere della lettura, riesce a far emergere in sé la capacità di mettere in moto il cervello. Di fatto, il leggere comporta un’attenzione continuata per una certa quantità di tempo. Soppesare ogni parola, ogni virgola, ed immagazzinare ciò che si ha davanti agli occhi. La perdita di un termine di una storia rovina l’insieme e fa perdere il filo. E quando si chiude il libro, si attua un processo di ragionamento, che spesso fa arrivare a conclusioni lontane da quelle a cui siamo abituati.

Il lettore, in conclusione, studia anche senza corsi, e possiede anche senza ricordare. O almeno, questo è ciò che scriveva Borges. E probabilmente, se lo sosteneva lui, a cui è stato addirittura dedicato un aggettivo –borghesiano-, qualche pregio il lettore lo deve avere per forza. Forse, il lettore vale effettivamente più di mille parole.

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