Il più forte dei Greci a confronto con il più forte soldato dell’umanità, cos’hanno in comune?

La forza e la perizia di Achille sono note in lungo e in largo e quest’eroe è paradigma di coraggio e abilità guerresca. Nel mondo dell’Attacco dei Giganti c’è chi, per abilità, potrebbe tenergli testa, Levi Ackerman.
Achille insegue il sogno della gloria
È nota a quasi tutti la vicenda del figlio di Peleo. Immerso dalla madre nel fiume Stige divenne invulnerabile, eccetto per un tallone, da dove appunto la madre lo teneva. Crescendo fu addestrato dal centauro Chirone e, interrogato dagli dei se preferisse una vita lunga, ma anonima, o una breve ma colma di gloria, scelse questa seconda opzione, segnando il proprio destino. Il Fato volle che la mitica città di Troia non potesse essere presa senza la partecipazione di Achille all’impresa e proprio per questo Odisseo si mise sulle sue tracce. Il nostro eroe si nascondeva infatti a Sciro, su consiglio della madre travestito da donna, per evitare di essere coinvolto nella spedizione dove avrebbe trovato la morte. L’astuzia del figlio di Laerte gli permise di trovare Achille tra le fanciulle di Sciro e di condurlo con sé in guerra. Sui campi di battaglia dell’Asia Minore Achille era senza dubbio il guerriero più forte, più coraggioso, desideroso di gloria e con la lama sempre bagnata di sangue. Innumerevoli furono le sue vittime, così come i lutti che la sua ira addusse agli Achei, a causa del litigio con Agamennone per il possesso della schiava Briseide. Proprio per questo, nei secoli, la leggenda della guerra di Troia venne associata primariamente a lui. Accanto a queste luci, il personaggio del mito aveva anche numerose ombre. Prima fra tutte la morte di Patroclo, che gli pesava come un macigno e della quale non poteva che sentirsi in parte responsabile. L’amico e amante infatti, sapendo che Achille non avrebbe più messo piede sul campo di battaglia, si presentò contro i Troiani al posto suo, indossando la sua armatura e brandendo le sue armi. Le truppe greche vennero rinvigorite da questa vista, credendo si trattasse del loro eroe più forte. Il momento durò poco, perché Patroclo venne ucciso in duello da Ercole, il migliore dei principi di Troia. Perso il suo più intimo confidente e forse l’unica persona che veramente era in grado di capirlo, Achille tornò in battaglia, con il solo desiderio di vendicare Patroclo e portare Troia alla rovina. Questo cieco furore fu quello che lo portò alla morte, trafitto nel tallone da una freccia di Paride.

Levi combatte per sé stesso
Nel mondo dell’Attacco dei Giganti, dove appunto la razza umana è costretta a vivere dentro tre cerchie di mura per proteggersi dai giganti, non è semplice capire per quale motivo Levi combatta nel Corpo di Ricerca, la divisione dell’esercito incaricata di effettuare spedizioni fuori dalle mura alla ricerca di informazioni sulla vera natura dei giganti o su come sconfiggerli definitivamente. Certamente il nostro capitano lotta per il suo odio per i giganti e in questo è simile a numerosi altri soldati. Di sicuro non combatte per ottenere gloria, né per sé, né per il genere umano, come invece tanti altri soldati dichiarano di fare. I pensieri di Levi, burbero ma con in fondo un cuore d’oro, sono difficili da decifrare. È probabile quindi combatta sì per un ideale, ma soprattutto per se stesso, per avere uno scopo nel mondo esterno, lui che era cresciuto in una squallida città sotterranea. Nonostante la nebulosità delle sue intenzioni, non si può negare come Levi sia veramente il più forte soldato dell’umanità. Nessun gigante gli sa tenere testa, non importa quanto grande o veloce sia. Innumerevoli volte ha salvato la vita ai suoi compagni ed è stato risolutivo in una battaglia o un’esplorazione. Ciononostante, il suo umore è spesso tetro. Questo è un effetto collaterale della sua forza. È infatti uno dei pochi veterani del corpo di ricerca e questo significa che di tanti compagni di missione è spesso l’unico rimasto, senza aver potuto far nulla per salvare tanti compagni.

La tristezza di due grandi eroi
Può apparire un luogo comune, ma le vicende di questi personaggi mostrano che spesso i migliori sono anche quelli che soffrono di più. In particolare, in entrambi i casi, la sofferenza e il rimorso nascono proprio dalle loro abilità belliche, che li portano ad essere degli eterni sopravvissuti, ad avanzare sulla montagna dei cadaveri dei loro compagni e amici, periti in battaglia. Così Achille con l’amato Patroclo e Levi con numerosi soldati del Corpo di Ricerca. Si può quasi parlare di una maledizione del più forte, costretto a proseguire la sua strada di eroe solo, accompagnato dai fantasmi di chi non c’è più, verso un obiettivo che, in molti casi, non è nemmeno davvero suo.