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Quando Roma ha tremato: la vera storia dietro la celebre serie TV “Spartacus”

 

Quali sono i reali avvenimenti storici avvenuti durante la ribellione del gladiatore Spartacus?

La serie TV statunitense “Spartacus” è andata in onda dal 2010 al 2013, registrando da subito un fenomenale successo. La serie narra le gesta del  leggendario eroe trace Spartaco (in latino Spartacus) dagli anni nell’arena arena fino ad arrivare alla sfida all’esercito più forte dei tempi, divenendo il simbolo della lotta per la libertà. Ma come andò realmente?

Gli anni nella scuola di Batiato e delle vittorie nell’arena

Delle origini di Spartacus non sappiamo molto, a partire dal suo vero nome (che non è Spartacus), ma probabilmente nasce nella terra di Tracia tra il 111 e il 109 a.C. Successivamente entra nei reparti ausiliari romani, per far fronte ai suoi problemi economici; tuttavia, insofferente alla disciplina imposta alla milizia romana, tenta la fuga ma viene ben presto catturato e ridotto in schiavitù, forse insieme alla moglie. Arriva a Roma, dove viene acquistato dal lanista Quinto Lentulo Batiato, che lo “accoglie” tra le sue fila di gladiatori, nella sua scuola a Capua. Spartacus, nome datogli quasi con certezza dallo stesso Lentulo Batiato, viene costretto a combattere come gladiatore nell’arena di Capua, secondo di dimensioni soltanto al Colosseo, dove si distingue per le sue abilità. Tutta la prima stagione della serie TV, intitolata ”Sangue e Sabbia”,  descrive appunto la vita di Spartacus all’interno della scuola di Batiato e le sue avventure nell’arena.

Le prime fasi della ribellione: la battaglia del Vesuvio

Divenute ormai insostenibili le condizione in cui versano Spartacus e compagni, nel 73 a.C, ha inizio la prima fase di una delle ribellioni più famose della storia. Spartacus infatti, insieme ad altri gladiatori, fugge dall’anfiteatro in cui è rinchiuso con l’intenzione di dirigersi verso il Vesuvio dove viene eletto come capo del gruppo insieme a Crisso ed Enomao. Roma risponde inviando due pretori romani: Publio Varinio e Gaio Claudio Glabro, che hanno però a disposizione uomini non addestrati (non legionari), in quanto la rivolta dei gladiatori viene inizialmente enormemente sottovalutata. Nel 73 a.C , ai piedi del Vesuvio,  le forze di Glabro, circa 3.000 uomini cingono d’assedio la postazioni in cui sono rifugiati Spartacus e i suoi, costringendoli ad imboccare il sentiero che porta alla cima e bloccando l’unica via d’uscita. Ma con grande abilità gli schiavi, grazie al favore della notte, riescono a calarsi da un fianco del vulcano, usando funi ottenute rilegando tralci di vite, ed accerchiare l’accampamento romano. Forti dell’effetto sorpresa riescono facilmente a massacrare gran parte dei soldati romani, Glabro compreso, mentre i superstiti si danno alla fuga. La rappresentazione della cosiddetta “battaglia del Vesuvio” è molto più leggendaria e gloriosa sul piccolo schermo rispetto alla realtà, ma racchiude comunque incredibili verità come ad esempio il geniale piano di accerchiamento dell’accampamento romano grazie all’utilizzo delle funi.

Le fasi finali della ribellione: dall’intervento di Crasso alla sconfitta di Spartacus

La vittoria di Spartacus incoraggia altri schiavi a spezzare le catene che li opprimevano per unirsi a lui, tanto che il suo esercito cresce di numero riuscendo a raggiungere circa i 40.000 uomini. Ma il grande esercito ribelle si divide: una parte segue Spartacus, diretto verso nord con la probabile intenzione di valicare le alpi per poi lasciare la penisola, una parte di uomini segue Crisso, verso sud (dove viene però sconfitto). Spartacus segue il suo piano ma giunto alle alpi, decide di tornare indietro (i motivi di questa scelta sono tutt’oggi ancora poco chiari). Il trace si spinge nuovamente a sud mentre l’incarico di stroncare la rivolta è affidato a Marco Licinio Crasso, un ricco nobile romano, che si mette a capo di otto legioni. L’obiettivo di Spartacus è quello di raggiungere la Sicilia, per ingrossare il suo esercito e avere un possibile passaggio aperto verso l’Africa, uscendo dalle strette romane. Ma il tentativo fallisce a causa del tradimento di alcuni pirati cilici, e Crasso blocca i rifornimenti ai ribelli costruendo un blocco, un grande muro preceduto da un fossato. Spartacus riesce a forzare il blocco ma si trova ormai circondato, ora che è tornato in Italia anche Pompeo Magno con le sue legioni, e in netta inferiorità numerica (in seguito anche ad ulteriori divisioni interne), ma decide comunque di dar battaglia a Crasso: i due eserciti si scontrano nella “battaglia del Sele” nel 71 a.C. Spartacus perde, ucciso sul campo di battaglia il suo corpo viene gettato in una fosse comune mentre i circa 6.000 prigionieri vengono crocifissi sulla via Appia (strada che collega Roma a Capua) come monito.

In conclusione quanto è fedele la ricostruzione storica della serie TV “Spartacus”?

Come tutte le serie TV storiche, anche “Spartacus” ha ovviamente una storia romanzata alle spalle e non segue alla lettera gli avvenimenti storici, anche per necessità di intrattenimento (altrimenti si rischia che una serie si trasformi in un documentario storico). Ma all’interno della serie dedicata all’eroe trace, si riscontrano molte ricostruzioni storicamente fedeli, soprattutto nella terza stagione. Per citare alcuni esempi: i giochi funebri in onore di Crisso, il blocco di Crasso superato dai ribelli con i cadaveri, il tradimento dei pirati cilici o la decimazione messa in atto da Crasso per punire i fuggitivi in battaglia. Allo stesso vediamo ovviamente anche dei fatti non storicamente corretti, come il presunto tentativo di Crisso di assediare Roma, l’uccisione della sposa di Spartacus da parte di Batiato nella prima stagione, la sete di vendetta di Spartacus nei confronti di Glabro nella seconda stagione o ancora la partecipazione alla repressione della rivolta da parte di Giulio Cesare; ma possiamo dire che i fatti per così dire “inventati” non sono in un numero elevato e sono comunque legittimi in una serie TV.

 

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