Il Superuovo

Quando l’identità diviene ambigua: il fraintendimento verso Malika e l’alienazione di Mattia Pascal

Quando l’identità diviene ambigua: il fraintendimento verso Malika e l’alienazione di Mattia Pascal

Le conseguenze dell’omonimia di Malika ricalcano i problemi della doppia identità del protagonista pirandelliano, deciso a cambiare vita.

Malika Ayane, tramite un tweet, ha messo nero su bianco il suo pensiero, dopo essere stata vittima di insulti e minacce, per essere stata scambiata per Malika Chalhy. Ha cercato di allontanare da sé fatti che non le appartenessero, non prima di mostrarsi stupita della situazione sviluppatasi. Questo caso, risalente a pochi giorni fa, rimanda a quello del protagonista de “Il fu Mattia Pascal”, Mattia medesimo, che intende condurre una seconda vita, quando un episodio fortuito gliene dà l’occasione.

Malika Ayane e Malika Chalhy: il caso di omonimia

Negli ultimi giorni, sui social network, un’ondata di odio si è riversata su Malika Ayane. La conclusione vede quest’ultima come scambiata per Malika Chalhy, la ventiduenne cacciata di casa, qualche mese fa, dai genitori, perché lesbica.

Cari #fulminidiguerra che mi intasate la mail e i social con insulti o espressioni di solidarietà, ho una notizia per voi: la Malika che cercate NON SONO IO.”

– Malika Ayane, 1 luglio 2021, Twitter

A fronte degli insulti, delle minacce e delle offese, da parte di questi “fulmini di guerra“, Malika Ayane non si risparmia:

“Incredibile che nel 2021 ci siano più donne con lo stesso nome, eh? Che poi, se volete mandare messaggi d’amore siete i benvenuti -se d’odio un po’ meno ma avrete le vostre ragioni- purché siano per me stessa medesima. #sipuofare

– Malika Ayane, 1 luglio 2021, Twitter

In molti hanno pensato che si trattasse della giovane Malika Chalhy, che ha speso buona parte dei soldi, ottenuti con le raccolte fondi, per concedersi qualche lusso.  Lo scorso gennaio, ha dovuto lasciare casa, ove abitava coi genitori. Il motivo? Aver confessato la propria omosessualità. Senza affetti familiari, testimoni i video che ritraggono la madre pronunciare insulti rabbiosi, per lei, in segno di solidarietà, si erano attivate delle associazioni e “Le iene”. Il fine era fornirle quanto servisse per trovare casa, “ricostruirsi una vita”, e “pagare avvocato e supporto psicologico”. Tuttavia, durante un’inchiesta, condotta da Selvaggia Lucarelli su “TPI“, ha svelato di aver comprato una Mercedes e un cane di razza.

Al centro delle polemiche, dopo essere stata fotografata a bordo della splendida auto, la ragazza di Castel Fiorentino ha dedicato un post, sul suo profilo, per chiarire. Le spiegazioni sono esaustive e vertono attorno al bisogno di stabilità, di qualcosa che la sostenga, ora che sente la terra tremare “sotto ai piedi”. Il supporto degli altri le è stato, ed è tutt’ora, fondamentale. È pronta a riprendere in mano la sua vita, e lo sto già facendo: infatti, sta cercando lavoro. A proposito della felicità, a poco a poco ritrovata, dice:

“Non perdo questo pensiero dalla mia testa nemmeno un secondo […] la devo a voi”

Durante tutto il messaggio, si mostra chiara e reticente. In ultima istanza, scrive che non permetterà più a nessuno di coprirla con “filtri mediatici”, oggigiorno, deleteri.

“Rifarsi una vita” secondo il romanzo pirandelliano

Nel celebre romanzo di Luigi Pirandello, “Il fu Mattia Pascal” il protagonista, Mattia Pascal, ripropone la fisionomia peculiare dei personaggi della narrativa pirandelliana, specie delle novelle. Il riferimento è al borghese, prigioniero di una “trappolasociale, costituita dalla famiglia oppressiva e da un lavoro frustante. In questo caso, egli lavora nella biblioteca di Miragno, situata in una vecchia chiesa sconsacrata, abbandonata da tutti. Come altri personaggi vittime, anche Mattia cerca di rompere il rapporto con la “trappola” che lo attanaglia.
Lascia il paese di nascosto, per cercare fortuna in America. Un evento fortuito interviene, nel frattempo, a modificare la sua condizione: la moglie e la suocera lo hanno riconosciuto nel cadavere di un uomo annegato in uno stagno. Mattia si trova, così, davanti ad infinite possibilità di rifarsi una vita.

Tuttavia, non è in grado di sfruttarle, perché non si gode la libertà. Sceglie, difatti, di intraprendere una nuova vita con il nome di Adriano Meis. Questa, però, lo ingabbia, similmente, in un circolo di estraneità sociale e di vincoli. La nuova identità è una costruzione fittizia che, come la precedente, lo costringe ad indossare una maschera, e a mentire di fronte agli altri. Per di più, il suo comportamento testimonia l’irresistibile richiamo alla “trappola”, e l’impossibilità di immergersi nella vita comune.
Alla fine, riprende la sua identità originaria, simulando un suicidio. Torna, quindi, sui suoi passi, dalla moglie, ma è troppo tardi: scopre che si è risposata col suo migliore amico, condannandolo a non avere più alcuna identità effettiva.

La doppia identità del protagonista

Dopo aver letto, da un giornale, la notizia del suicidio di Mattia Pascal, il protagonista coglie l’occasione per realizzarsi in una vita migliore. I cambiamenti sono radicali. Per evitare il proprio riconoscimento, si taglia la barba, si lascia crescere i capelli, e indossa degli occhiali azzurrati, utili per nascondere lo strabismo, di cui ha sempre sofferto. Cerca, inoltre, di costruirsi un passato, guardando all’Argentina come nazione nativa, e a Torino come destinazione, quando si trasferì. Inizia, poi, a viaggiare, tra Italia e l’Europa, soprattutto in Germania, senza che si crei un legame personale, confidenziale, con chi incontra. Questo, per evitare di dare spiegazioni circa la sua vita.

Mattia/Adriano non sospetta che la sua creazione risulterà fallace. La sensazione di poter vivere un’altra volta, non commettendo gli errori della prima vita, è temporanea.
Se il caso fortuito del suicida si è rivelato utile per rivoluzionare la sua esistenza; ha, altresì, smascherato la vera natura del personaggio pirandelliano: un inetto vincolato alla sua “trappola”, che lo attanaglia anche quando ne è lontano.

 

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