Quando la vita privata diventa arte: Sid Vicious e Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino

Quando la vita privata si mescola all’arte può nascere qualcosa di straordinario. La biografia e l’autobiografia sono generi che non passano mai di moda e che fanno sognare generazioni. 

La storia è piena di grandi menti che hanno segnato la cultura in ogni suo campo. Da musicisti, scrittori, artisti, intellettuali, scienziati, che con il loro genio hanno cambiato le sorti dell’umanità. Ci sono altre persone però, che hanno fatto la storia per il loro solo motivo di esistere, persone con una esistenza così straordinaria e fuori dal comune che la loro stessa vita privata diventa arte. Così nasce il genere della biografia o autobiografia: quando si vuole prendere la vita di una persona e elevarla ad arte attraverso la musica, la letteratura o il cinema.

Il genere

Il genere della biografia esiste da circa duemila anni, ma si è affermato, per come lo conosciamo noi, a partire dal ‘600, con la nascita di una coscienza borghese. Cioè nuovi usi e costumi, che spostano l’interesse della popolazione anche sulla vita privata dei grandi artisti e intellettuali. Con nuovi rigori estetici, soprattutto nel Settecento, diventa fondamentale avere una vita privata impeccabile e con l’avvento del Romanticismo è importante anche analizzare l’introspezione psicologica. L’interesse per la vita privata quindi è andato crescendo di secolo in secolo, fino ad arrivare allo scenario odierno dove la vita privata di personaggi famosi sembra non avere alcun segreto, anzi, è ben volentieri mostrata al pubblico. Però ci sono alcuni casi in cui artisti si nasce per pura indole, tanto che tutta la propria vita diviene un messaggio artistico. Oppure vite di persone che non fanno arte, ma sono talmente incredibili da scaturire la nascita di opere e forme artistiche come libri o film.

I am an antichrist

Per parlare di Sid Vicious bisogna inquadrare la Londra degli anni ’70. La scena predominante è quella punk rock e il giovane Sid di soli 19 anni non poteva immaginare cosa avrebbe scatenato e cosa sarebbe diventato. Ci troviamo in un periodo di grande sregolatezza, dalla moda alla musica, dal pensiero politico al modo di intendere la società. I concerti nei pub inglesi erano pieni di giovani con la cresta, borchie e giubbotti in pelle e si inneggiava all’anarchia e alla rottura di tutti gli schemi del passato. Solo la musica punk poteva incarnare questa nuova tendenza, era una musica ribelle e che si imponeva in modo violento, non per creare un’alternativa, ma per urlare che il disagio, i difetti, il male, l’autodistruzione, non sono concetti da nascondere o combattere, anzi sono da mostrare con orgoglio. L’obiettivo era scatenare una reazione di disapprovazione nel pubblico benpensante, era esagerato, sconvolgente, rumoroso e soprattutto mai visto prima. Sid, allora, era un ragazzo timido, che si affacciava in questo mondo per la prima volta ma sapeva di dover fare qualcosa per emergere. Durante i concerti non era raro vederlo scatenare una rissa, anche se ne usciva quasi sempre perdente, era oltremodo scatenato ed energico. Venne da subito notato da tutti, anche dalla band Sex Pistols che lo scelse come bassista sebbene lui non sapesse suonare alcuno strumento. Avrebbe imparato in fretta, quello che contava non era la sua bravura, ma il suo modo di infiammare il palco, di essere così meravigliosamente punk. E infatti la band ebbe un enorme successo grazie a Sid, le sue performance erano scatenate e anche pericolose, a volte infatti si infliggeva dolore fino a sanguinare, litigava con chiunque per attirare l’attenzione, era ubriaco da non reggersi in piedi, ma il pubblico lo amava. Ogni concerto dei Sex Pistols era pieno di gente e Sid stava diventato il nuovo volto della band, ignaro che sarebbe diventato poi il volto del punk. Il declino di Sid è fatalmente legato al suo rapporto con Nancy e quindi con l’eroina. Una coppia iconica, ostacolata da tutti ma insieme fino alla fine. Sid Vicious muore all’età di 22 anni, facendo della sua vita un’opera d’arte.

Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino

Restiamo negli anni ’70 ma spostiamoci in Germania. Quella di Christiane F. non può di certo definirsi una vita artistica, anzi tutt’altro. La sua è stata una vita difficile, piena di dolori e paura. Il libro Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino nasce da una serie di interviste che i giornalisti K. Hermann e H. Rieck hanno fatto a Christiane riguardo la sua adolescenza. Viene rilasciato come un’autobiografia e in poco tempo conquista il pubblico per il forte contenuto scandaloso. La vicenda è quella di Christiane che dopo un’ infanzia difficile in cui il padre maltrattava la madre, lei e la sorella, trasferitasi a Berlino comincia ad approcciarsi al mondo della droga. È un processo graduale che passa prima con la frequentazione di luoghi di periferia come la discoteca Sound e con persone che hanno già esperienza con sostanze stupefacenti. Christiane a soli 14 anni, farà i conti con la dipendenza, la prostituzione per procurarsi l’eroina, l’amore, l’amicizia e la morte che porta via le persone che ama. Neanche a dirlo il libro suscitò un grande scandalo, non solo perché portava in luce un mondo considerato sconosciuto o non così grave proprio perché di periferia (c’erano stati altri romanzi negli anni ’70 che denunciavano l’abuso di droghe), ma anche perché la protagonista era giovanissima e il fatto che il libro avesse un “lieto fine” poteva scatenare la convinzione che uscire dal tunnel della droga non fosse una cosa così complicata. Nonostante questi giudizi il libro divenne un best seller e il film che ne fu tratto un cult a livello mondiale. Le pagine di Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino sono nude e crude, sono come una lunga ripresa sulla città di Berlino che mostra tutto il degrado, l’emarginazione e le difficoltà che una certa parte di popolazione doveva affrontare prima e dopo la caduta del muro. Per quanto difficili siano da leggere è stata una ventata di aria fresca, una storia che non ha bisogno di essere romanzata perché già potente di suo, un ottimo esempio di come la vita di una persona possa essere elevata ad arte e soprattutto denunciare difficoltà sociali sotto gli occhi di tutti ma di cui nessuno parlava.

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