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Il musical “The greatest showman” spiega quanto la diversità possa diventare un punto di forza

Il musical “The greatest showman” spiega quanto la diversità possa diventare un punto di forza

In questo film musical, un gruppo di persone con particolarità tutte diverse, criticati come “mostri”, rispondono con i loro talenti.

 

Cosa è normale? Cosa invece non lo è? Quando ci si presenta qualcosa al di fuori della quotidianità, lo denominiamo “strano”. Ma dietro a quelle particolarità, si cela un piccolo mondo da conoscere. Ognuno di noi è speciale a modo suo.

Tante personalità, uno spettacolo unico

“The Greatest Showman” è un film musical del 2017 diretto da Michael Gracey. Il film ha come protagonista Hugh Jackman nel ruolo di Phineas Taylor Barnum, fondatore del Ringling Bros. e Barnum & Bailey Circus. È ambientato in America nella metà del 1800. La prima forma di discriminazione che si coglie, è quella tra classi sociali. Infatti Barnum era originario da una famiglia umile, per questo non venne mai accettato dal padre della sua futura moglie, facente parte, invece, di una ricca famiglia. Da adulto poi fugge a New York con sua moglie, dove ebbero due figlie. Conducevano una vita umile, ma quando un giorno venne licenziato dal suo lavoro da impiegato, gli si presentò un’occasione. Con un prestito di 10 000 dollari comprò un museo di animali imbalsamati e altre “stranezze”, ma non ebbe abbastanza successo. Così su suggerimento delle figlie andò alla ricerca di freaks, cioè persone dalle diverse particolarità, nonché i loro peggior difetti.

Quando appunto va a trovare a casa un ragazzo nano, la mamma nega completamente di avere un figlio, ciò sta ad indicare la vergogna, da parte anche della famiglia, per una particolarità genetica. Evento che, nonostante siano passati 200 anni, si verifica ancora.

Stessa vergogna che ritroviamo nella donna barbuta, che veniva derisa dalle sue colleghe; ma una barba folta non era di certo l’unica cosa per cui veniva notata, infatti era dotata da una bellissima voce.

Un altro tema importante, ma sempre attuale, è il razzismo. Infattitra i freaks, troviamo una coppia di fratelli afroamericani, che sono protagonisti di diversi attacchi e messi spesso da parte.

Barnum raccoglie appunto, queste persone e tante altre, dando vita a uno spettacolo mai visto prima, che ebbe molto successo, dando loro per la prima volta la possibilità di esprimere i loro talenti e punti di forza, senza fermarsi all’apparenza.

Ma ciò non bastò, e l’ignoranza dell’uomo fu più forte. Scattò una rivolta da alcuni manifestanti contro la troupe, chiamandoli “mostri” e dando fuoco a ciò che avevano. Ma non si arresero e uniti ricostruirono una nuova sede, da qui la nascita del RinglingBros. e Barnum & Bailey Circus.

Barnum e i Freaks

L’esposizione di esseri umani “strani” è un intrattenimento diffuso dal Medioevo, sia nelle piazze che nelle corti. Ma soprattutto ebbe successo nella metà dell’Ottocento. Barnum fu il più celebre impresario di questo genere di spettacolo, il suo American Museum costituì la più grande e famosa collezione di creature strane e anomale, sia naturali, sia artificiali: cioè selvaggi del Borneo, scheletri viventi, i principi delle Isole Fiji, albini, donne barbute, gemelli siamesi, circensi tatuati, meraviglie senza gambe e senza braccia, giganti cinesi, cannibali, ermafroditi. Per indicare quegli esseri umani che chiamano “Wonders” (meraviglie), coniarono un altro termine nel 1847, “freak”. A quei tempi, tutto ciò che era strano, era interpretato come un errore, un’eccezione o uno scherzo della natura. Queste parole forti, e altri esempi, di come venivano trattate queste persone si possono vedere nel film “Freaks” del 1932, o nel cortometraggio “Il circo della farfalla”. Dunque, qualunque uomo, qualunque donna, se “strani”, opportunamente travestito e mostrato in pubblico secondo certe precise strategie, era freak. Elemento cruciale nel freak show era la separazione tra pubblico freak, ovvero tra soggetto “normale” e oggetto “anomalo”. Questa distanza replicava la distinzione sociale e scientifica.

Normalità e anormalità

Oggi il campo della difettologia che tratta i deficit psicofisici dell’uomo, rispetto al passato, sarebbe ampliato/più articolato inquanto alle più classiche forme di disabilità si dovrebbero aggiungere i deficit scoperti di recente, presenti nel DSM e nel ICD dell’OMS. Qui troviamo: deficit dell’attenzione, disturbi della condotta, disturbi della coordinazione motoria, dovuti a cause organiche difficoltà cognitive e difficoltà adattive dovute a cause biologiche.

Ma cos’è l’anormalità? Partiamo dal termine deficit che indica una condizione che rende anormali, in quanto rende alcuni individui inabili o disabili a differenza della maggior parte degli individui della stessa specie. Mentre il termine disabilità indica l’impossibilità di mettere in atto, in modo fluido delle sequenze di azioni e operazioni. Da qui il concetto di normalità, cioè il soggetto normale è colui che ha un livello di capacità pari alla norma, cioè uguale alla maggioranza degli individui. Normale è colui che resta tale a prescindere da qualsiasi compensazione.

Ma in questo sorge una contraddizione: privi di qualsiasi ausiliosiamo tutti normali? (es. occhiali). Disabilità, in questo caso, si traduce con “qualsiasi condizione che allontana il soggetto dallo stato di “normalità”. Cosa significa normale?  Per normale si intende il soggetto che è come deve essere, cioè che rispecchia o si avvicina al modello di perfezione umana. Oppure è normale colui che presenta le caratteristiche medie della popolazione, caratteristiche che la maggior parte della popolazione possiede. Significa che il tipo normale è colui che corrisponde maggiormente alle leggi della natura. È un concetto matematico di normalità.

Ma, quali sono i caratteri essenziali della natura umana? Per esempio, un soggetto privo degli arti inferiori ma conun’intelligenza al di sopra della media sarà da ritenersi normale o no, essendo i caratteri psichici ciò che differenziano l’uomo dalle altre specie animali? Molti filosofi si sono posti la questione “cosa è La natura umana: i sofisti come Socrate -l’uomo è animale dialettico-, Aristotele -l’uomo è animale politico-, in età medievale -l’uomo è ens creatum-, in età moderna -l’uomo è un ente modellato da Natura e Comunità-. Nel 1739 David Hume pubblica il “Trattato sulla natura umana” nel quale afferma che “la natura umana è sempre la stessa, nei suoi principi, nelle sue operazioni mentali nelle sue azioni. La ragione è un istinto tra gli altri, che si occupa di ordinare credenze su cui operano potenti forze come le passioni e le emozioni. […] la ragione non è altro che un meraviglioso istinto delle nostre anime che ci trasporta per una serie di idee e le arricchisce di qualità particolari”. È impossibile trovare una risposta, pertanto non si userà un criterio oggettivo e scientifico di normalità, ma uno soggettivo basato sul senso comune. Questo concetto di normalità basato sul senso comune venne appoggiato da Quétlet nel XX secolo, il quale cercò di calcolare i valori medi dei caratteri umani. Arrivò alla conclusione che esiste un tipo umano normale, una legge naturale secondo cui chi si discosta da questo tipo sarebbe anormale. In realtà, non esiste in natura ciò che è tipico e ciò che è atipico. Il concetto di normalità come sinonimo di regolarità e conformità non ha saldi base filosofiche.

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