Il Superuovo

Quando Battisti incontrò Hegel

Quando Battisti incontrò Hegel

Artista affermato ed amato, quanto controverso ed enigmatico, Battisti nasconde dietro la sua discografia una notevole influenza filosofica che l’ha portato a sviluppare, sulle orme di Hegel, passando poi per Heidegger e Junger, una vera e propria filosofia messa in musica.
Dimostrazione di ciò è il suo ultimo album, intitolato “Hegel”, dove il pensiero del filosofo tedesco fa da linea guida per la track list. Canzone, però, esempio della filosofia del cantautore nella sua interezza è “Il mio canto libero”, tratto dall’omonimo album.

Verso un canto libero

Il brano, composto in collaborazione con Mogol, trae ispirazione dallo scritto “Oltre la linea” di Ernst Junger, dedicato a Martin Heidegger e pubblicato per il sessantesimo anniversario della sua morte.
Il punto di partenza dello scritto è un tema noto (e forse irrisolto) dell’età moderna: il nichilismo. Causato dal continuo incedere della macchinazione, esso porta ad un disorientamento dell’uomo che, ormai derubato della sua interiorità, non ha più alcun valore a cui appellarsi.
Junger ed Heidegger hanno due visioni differenti rispetto tale fenomeno che, però, confluiscono entrambe nella comune liberazione da esso.

Battista e Mogol – grafica di @emeritus.4

Junger è dell’idea che il nichilismo sia un travaglio spirituale. Essendo lo spirito ad essere coinvolto, solo le discipline che lo portano a galla, per lo scrittore di Heidelberg, possono assolvere il compito salvifico della sua libertà. La liberazione dello spirito può avvenire soltanto attraverso il riconoscimento dei meandri non deturpati dell’interiorità. Arteamicizia ed amore hanno l’auspicato carattere liberante.

Meno poetica e, forse, più concreta la visione di Heidegger. Il nichilismo non può essere superato se non portato alla sua forza massima. Bisogna, dunque, per Heidegger non fuggire dal nichilismo rifugiandosi in momenti astratti, ma interiorizzarlo riconoscendone l’effettiva esistenza. Solamente in questa maniera può l’uomo affrontare la realtà che lo circonda e, amaramente, costituisce.

Un confronto che divenne musica

Se fosse proprio nella musica di un grande cantautore come Lucio Battisti la soluzione al confronto Junger-Heidegger?
Nonostante Battisti non amasse la luce dei riflettori, apparendo poche volte in pubblico, non celò mai un suo spiccato interesse per la filosofia.
Proprio nella canzone “Il mio canto libero” si può trovare un chiaro esempio di ciò. Laddove si parla di un ” mondo che non ci vuole più ” (si ricordi la sovracitata macchinazione, che sostituisce l’uomo) e di ” veste dei fantasmi del passato” non è azzardato dire che Battisti faccia veri e propri riferimenti al nichilismo. Esso, come proposto nella visione heideggeriana, può essere oltrepassato solo accettandone la costitutività (“cadendo lascia il quadro immacolato“).
Battisti, però, dimostrandosi grande artista e pensatore, non può lasciare che la poeticità dell’idea di Junger cada nel dimenticatoio. Proprio a questo punto della canzone “si innalza altissimo” e si sospende un liberante “anelito d’amore, di vero amore“, che lascia poi alla musica il compito di far “respirare liberi“.

Battisti e la filosofia – grafica di @emeritus.4

Filosofia e musica: un rapporto biunivoco

Sicuramente la musica, così come la filosofia, svolge un ruolo chiave all’interno della società: si potrebbe dire che le due insieme siano in grado di creare una chiave di diffusione all’interno della stessa. Spesso e volentieri si tende a sottolineare il notevole tono esoterico della filosofia. Il ruolo della musica, in una visione storiografica, potrebbe essere proprio quello di sfatare il mito dell’ èlite e portare il “pensiero” su un piano pubblico, dunque accessibile a tutti. Se il lavoro filosofico è quello teorico-progettuale è la musica a costituire la parte pratico-realistica di un processo divulgativo. Proprio “hit” come quelle di Battisti possono rappresentare un vero e conforme specchio della società nelle sue contraddizioni ed adiacenti soluzioni. Per ogni decadimento c’è una rinascita incombente e laddove la filosofia teorizza è, forse, proprio la musica a diffondere.

 

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