Il Superuovo

Quali sono gli eventi che hanno maggiormente cambiato la storia romana? Vediamone quattro

Quali sono gli eventi che hanno maggiormente cambiato la storia romana? Vediamone quattro

In più di mille anni di storia, Roma ha sperimentato numerosissime vittorie, amare sconfitte e sanguinose guerre civili. Alcuni eventi, però, l’hanno cambiata più di altri.

 

Scegliere pochi eventi che hanno influito più di altri sulla storia romana è impossibile e qualsiasi elenco difficilmente sarà completo. Ciononostante, esistono alcuni spartiacque fondamentali che hanno segnato profondamente la storia della città e del suo impero.

La vittoria sulla Macedonia

Le tre guerre macedoniche, combattute tra il 215 e il 168 a.C., anno della vittoria di Pidna, rappresentano un momento fondamentale per l’espansione di Roma. Infatti, mentre a Occidente Roma aveva già sconfitto una volta i Cartaginesi e si apprestava a vincerli nuovamente a Zama, a Oriente il suo dominio non era ancora incontrastato, anzi era appena abbozzato. Sarà con queste tre guerre contro il regno di Macedonia che i Romani si affacceranno definitivamente come possibile potenza egemone nel Mediterraneo Orientale. Infatti, già dopo la prima guerra macedonica, terminata con la Pace di Fenice del 205 a.C., si era resa garante dell’equilibrio in Grecia, ergendosi a giudice delle contese tra poleis, Macedoni e gli altri stati ellenistici. Questa posizione le darà il pretesto per intervenire contro la Macedonia in favore dell’autonomia delle città-stato greche, assestando un duro colpo alla potenza degli eredi di Alessandro. La definitiva sconfitta a Pidna nel 168 a.C., che mostrò la superiorità della legione sulla falange, permise poi ai Romani di mettere definitivamente a tacere ogni ambizione egemonica dei Macedoni, costringendoli a un ruolo di secondo piano e inserendosi nello scacchiere internazionale definitivamente come potenza di tutto il Mediterraneo.

La riforma militare di Gaio Mario

Nel 107 a.C., durante il suo primo consolato, in concomitanza con la Guerra Giugurtina, Gaio Mario realizzò un’importante riforma militare. Fino ad allora la fanteria romana era stata divisa, per classi di età e per esperienza, in hastati, principes e triarii. Dopo la riforma queste tre classi vennero abolite per fare spazio a una più omogenea organizzazione delle truppe. Un vero cambiamento epocale però, fu la possibilità data ad ogni cittadino romano di arruolarsi nell’esercito, senza più dover rispettare i vincoli di censo. Questo diede la possibilità anche ai nullatenenti di entrare a far parte dell’esercito e di ottenere grandi donativi da parte dei comandanti, che sfruttarono queste masse in cerca di ricchezze per costruirsi un forte consenso all’interno dell’esercito. Questa vera e propria fidelizzazione dell’esercito verso i propri comandanti permise che comandanti sovversivi, Mario in primis, potessero porsi al di sopra dell’ordinamento repubblicano. Questa riforma, con la conseguente fidelizzazione dell’esercito, fu di fatto alla base delle guerre civili di primo secolo, tra Mario e Silla, Cesare e Pompeo, e infine Ottaviano e Antonio.

La battaglia di Azio

È impossibile non citare questa battaglia, decisiva per le sorti dello Stato romano, ormai prossimo a mutarsi in impero. La vittoria di Augusto, che raccolse l’eredità di Cesare dopo che quest’ultimo lo adottò, mandò in frantumi le speranze di Marco Antonio, con le sue tendenze orientalizzanti, di diventare signore unico di Roma. Da questa battaglia si fa convenzionalmente partire il periodo imperiale, considerando Augusto il primo imperatore e fondatore della dinastia Giulio-Claudia, sotto la quale Roma visse uno dei suoi periodi di maggior splendore e prosperità.

La battaglia di Adrianopoli

Nel 378 d.C. l’esercito dell’impero romano d’Oriente subisce una disastrosa sconfitta, ad Adrianopoli ad opera dei Visigoti stanziatisi l’anno precedente nei territori imperiali per concessione dell’imperatore Valente. In questa battaglia, dove lo stesso Valente perse la vita, l’esercito romano subì perdite disastrose e lasciò buona parte dell’Oriente in mano ai barbari, che compirono numerosi saccheggi e devastazioni, arrivando a mettere a ferro e a fuoco Atene stessa. Questa fu la prima grande sconfitta dell’esercito romano in una battaglia campale contro l’invasore barbaro e segnò l’inizio di una stagione fatta di contenimenti più o meno riusciti delle infiltrazioni nemiche. Fu anche un grande colpo per quanto riguarda la concezione dell’esercito romano, non considerato più un’invincibile macchina da guerra. Questa fu la prima grande avvisaglia che l’impero diviso stava andando verso la fine dei suoi giorni.

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