Pubblicità e precarietà: le statistiche rivelano il contrasto tra visibilità e condizioni dei lavoratori

La collaborazione di Achille Lauro per la pubblicità di McDonald’s non è approvata dal sindacato Uiltucs.

La partecipazione dell’artista allo spot pubblicitario provoca la reazione dei sindacati che in una lettera sottolineano il contrasto tra la sua immagine pubblica e l’azienda per cui ha collaborato.

La reazione del sindacato

Achille Lauro è protagonista di una recente pubblicità a sfondo cinematografico, nella quale è anche autore di una capsule collection ispirata al panino (in palio fino ad agosto con i biglietti per i suoi concerti). La sua scelta di prendere parte allo sponsor non è stata apprezzata dal sindacato, che risponde con una nota diretta all’artista: si fa appello sul tema delle condizioni lavorative che si nascondono dietro ai banconi dei fast food della catena. Nella lettera rivolta al cantante è sottolineata la sua figura nota e professionale che dopo la partecipazione allo spot pubblicitario aiuterà l’azienda ad aumentare i propri profitti, mentre i lavoratori della catena scioperano per ottenere dignità e condizioni di lavoro legittime.

L’appello all’artista

Il sindacato ricorda la sensibilità del cantante nella lotta per sostenere i diritti delle persone abbandonate nelle carceri, nell’aiutare i bambini in ospedale, chi non ha una casa o chi è rimasto senza lavoro; l’artista si è sempre mostrato nel suo piccolo un aiutante investendo denaro, tempo e impegno. Nella lettera spiegano che ad essere coinvolta è proprio una categoria fragile: giovani con contratti part-time e orari imposti in base alle esigenze dell’azienda. Gli scioperanti avanzano tre richieste:

  • Un confronto reale con l’azienda che evita il dialogo con i rappresentanti sindacali;
  • un sistema premiante concordato;
  • diritti aggiuntivi rispetto al contratto nazionale.

La nota si conclude con un appello diretto all’artista: quello di dare ascolto ai lavoratori in sciopero e sostenerli nella loro battaglia per provare a cambiare definitivamente le cose.

La realtà mostrata dai dati ma che la pubblicità nasconde

Lo scopo degli sponsor è proprio quello di lasciare all’oscuro tutti gli aspetti precari e negativi di un’azienda, per risaltarne altri mediante tecniche persuasive e riuscire così a raggiungere anche extra-profitti. Spesso è la stessa scelta di una collaborazione con un personaggio famoso ad aumentare la notorietà dell’impresa, tutto a discapito dei lavoratori che operano in circostanze mediocri con bassa retribuzione e scarsa flessibilità contrattuale. Secondo l’ISTAT, oltre 1 milione di dipendenti italiani guadagnano meno di 8 euro all’ora, raggiungendo una soglia considerata “lavoro povero”: una percentuale alta di lavoratori del settore percepisce una retribuzione annuale inferiore a 12.000 euro. Per quanto riguarda l’aspetto dei turni irregolari, i dipendenti lavorano negli orari serali, festivi e notturni ma particolare attenzione va sulla natura dei contratti: quello applicato è un contratto di ristorazione e turismo ma i sindacati denunciano il fatto che McDonald’s colloca tutti gli operatori al sesto livello (inferiore) e non al quinto, provocando così una perdita di circa 50 euro al mese soprattutto per chi svolge mansioni superiori e più complesse. Spesso, quindi, si ricorre a sponsorizzazioni dietro le quali si nasconde l’impiego e lo sfruttamento indiretto ma consapevole di migliaia di lavoratori in condizioni critiche, ma con il contributo dei dati e ricerche statistiche si può mettere alla luce il grande divario tra le immagini cinematografiche e ben costruite di una pubblicità e la realtà che vivono i dipendenti.

 

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